
Andrea Previtali tra cultura figurativa lombarda delle origini ed esperienze maturate nella Venezia del primo Cinquecento
Andrea Previtali discepolo di Giovanni Bellini, un protagonista della pittura rinascimentale tra Venezia e Bergamo, è l’oggetto della mostra che gli dedica il Museo Villa Bassi Rathgeb di Abano Terme a cura di Raffaele Campion e Barbara Maria Savy. Mostra che si sofferma sul percorso dell’artista a partire dal suo trasferimento a Venezia per entrare nella bottega del Bellini, firmandosi suo discepolo dal 1502 al 1510. Dove crea quadri di devozione, ritratti, paesaggi e pale d’altare.
Dialogando con i modelli belliniani, e la luce di impostazione lombarda, ispirandosi quindi a Dürer, Giorgione e alla nuova pittura veneziana. Rientra a Bergamo nel 1511 reinserendosi in un ambiente caratterizzato da presenze milanesi. Come svela anche il Trittico di Serina, focus delle rassegna, di cui fa parte lo scomparto con Santo vescovo della collezione Bassi Rathgeb. L’arrivo di Lorenzo Lotto (1513) causa una svolta determinante nella sua pittura, vivificata da luci più movimentate e da un nuovo dinamismo espressivo.
Il percorso
La ricostruzione del processo creativo di Previtali presenta in apertura la Madonna di Padova che attesta l’inizio dell’apprendistato e l’influenza belliniana da un modello del maestro (oggi a Poznań). Evidente nell’impostazione compositiva e nella delicatezza delle figure, con la testa del devoto in abisso. E’ il periodo in cui, tra la fine del Quattrocento e l’inizio del Cinquecento, Venezia attrae numerosi giovani artisti provenienti dai centri padani e della terraferma, che vogliono aggiornare la propria formazione e trovare nuovi sbocchi professionali.
Oltre ad Andrea Previtali, Palma il Vecchio, Giovanni Cariani, Francesco di Simone da Santacroce e il trevigiano Francesco Bissolo. Di quest’ultimo è presente in mostra la Madonna con Bambino del 1554, appartenente alle Gallerie dell’Accademia. Un soggetto derivante da una delle numerose versioni di un perduto prototipo belliniano, ripreso spesso nell’ambiente della bottega. Ma L’artista ne offre una propria interpretazione ammorbidendo ulteriormente i volumi e sfumando i passaggi cromatici.

Il perdurare dei modelli belliniani è testimoniato in mostra dalla Sacra Conversazione di Girolamo da Santacroce. In questo caso dalla disposizione simmetrica delle figure attorno alla Madonna con il Bambino. Ritornato a Bergamo come prima accennato, Previtali trova una strada propria nella solidità delle figure, nel disegnare i panneggi e nel modulare la luce. Innestando nell’antefatto veneziano la lezione di Lorenzo Lotto.
Legame affettivo
L’avvento di questa trasformazione lo si registra in tre opere: nella Madonna del latte e san Giovannino, databile intorno al 1512, e dove è ancora ravvisabile la matrice belliniana: nelle figure posizionate dietro il parapetto marmoreo, nell’equilibrio compositivo, nel paesaggio descritto nei particolari. L’apertura della veste per agevolare l’allattamento familiarizza la sacralità dell’azione. Mentre l’animaletto stretto dal Bambino, probabilmente un cardellino, allude alla futura Passione.
Il recente restauro, in occasione della mostra, ha ripristinato la primitiva vivacità cromatica e la cura con cui sono state dipinte le foglie dell’albero; nella Madonna con il Bambino leggente, firmata e datata 1514, il Bambino, è assorto nella lettura, mentre la madre lo avvolge in un velo trasparente. La raffinatezza delle luci, il movimento dei panneggi e dei personaggi, l’uso innovativo delle ombre, rendono l’opera moderna impensabile senza l’esempio di Lotto; nel Ritratto di famiglia di Palazzo Moroni, databile intorno al 1523, padre e madre hanno un atteggiamento protettivo verso il figlio. Con lo sguardo e i gesti che esprimono il loro legame affettivo.

Il trittico di Serina
Causa prima e fulcro di questa mostra, sono le tre tavole qui riunite appartenenti in origine a un polittico, oggi smembrato, destinato alla chiesa della Santissima Annunziata di Serina, nelle valli bergamasche. Raffigurano i santi Pietro Martire, contraddistinto dalla veste domenicana e dai coltelli del supplizio, Nicola da Tolentino e un vescovo. I primi due sono ancora conservati nella sagrestia della chiesa di Serina; il terzo scomparto giunse ad Abano Terme solamente nel 1972. Vescovo che secondo l’ipotesi critica più accreditata, dovrebbe rimandare di San Nicola di Bari.
Stilisticamente l’opera potrebbe essere definita un ibrido, a testimonianza del rientro a Bergamo dopo il periodo formativo a Venezia nella bottega di Giovanni Bellini. Una luce limpida e incisiva avvolge frontalmente il santo, delineando scrupolosamente i volumi del corpo e le ampie pieghe geometriche delle vesti e dei panneggi.
Un’ospite famosa
È la Santa Giustina di Giovanni Bellini, nel formato stretto e verticale della tavola. Sembra spuntare da un cielo cosparso da morbide nubi. Lo sguardo abbassato, la leggera inclinazione del capo, la luce che indugia sui particolari dell’abito, la palma del martirio, il libro, il pugnale conficcato nel petto, sono tutti segnali a favore dell’identità della santa.
Andrea Previtali, discepolo di Giovanni Bellini
Museo Villa Bassi Rathgeb, Abano
Curatori: Raffaele Campion e Barbara Maria Savy
Periodo: fino al 7 febbraio 2027
Orari: lunedì e martedì: CHIUSO. da mercoledì a domenica: 10.00 – 13.00 / 15.00 – 18.00



