“Sul concetto del volto nel Figlio di Dio” è il lavoro della Societas Raffaello Sanzio (la compagnia fondata a Cesena nel 1981 da Romeo Castellucci) che si attende a Milano dal 24 al 28 gennaio Teatro Franco Parenti dopo il debutto, nel luglio 2010, a Essen per Theater der Welt, dopo essere stato a Roma nell’ottobre 2010 al RomaEuropaFestival e alla Biennale di Venezia lo scorso ottobre. Si tratta di una riflessione sulla difficoltà del IV comandamento, “Onora il padre e la madre”: un figlio si trova in un ambiente domestico con l’anziano padre, che è incontinente. Le feci del padre sembrano diventare l’unica eredità lasciata al figlio, che continua a pulire e a subire la doppia disperazione: la frustrazione del padre davanti al suo stesso comportamento, e l’umiltà del lavoro che il figlio si trova a dover fare. Sullo sfondo l’immagine di Gesù, in un dipinto di Antonello da Messina. Questo dipinto è il vero protagonista, con cui il pubblico si scontra e si deve rapportare: è come la presenza silenziosa alla coscienza, come se obbligasse ad una presa di posizione gli spettatori. Lo spettacolo prevederebbe anche l’ingresso di un gruppo di bambini che lanciano granate giocattolo contro il quadro. Questa parte però non è sempre recitata, dipende dallo spazio scenico a disposizione, e al Franco Parenti è stata omessa per scelta di Castellucci. A Milano c’è già chi ha definito lo spettacolo “blasfemo”, senza averlo ancora visto, gruppi religiosi si sono mossi con appelli ad incontrare istituzioni per chiedere l’intervento della Curia, e tempestano di mail il teatro Franco Parenti annunciando manifestazioni di protesta attraverso la recitazione di rosari e varie preghiere la sera della Prima. La Curia milanese, dal canto suo, ha chiesto che “sia riconosciuta e rispettata la sensibilità di quanti cittadini milanesi vedono nel volto di Cristo l’Incarnazione di Dio, la pienezza dell’umano e la ragione della propria esistenza”. Fortunatamente l’assessore alla cultura Stefano Boeri è una persona informata e di cultura, e non si sogna di censurare lo spettacolo. Sbalordisce l’atteggiamento dei cittadini: proprio Milano, la città del primo “Teatro d’arte per tutti” (il Piccolo Teatro ovviamente, voluto da Giorgio Strehler e Paolo Grassi nel 1947), che si dimostrò così avanti, allora, in Italia, rispetto alla concezione della funzione intrinseca dello spettacolo, oggi vede la presenza di gruppi cattolici oltranzisti che chiedono a gran voce provvedimenti e minacciano chissà quali rivendicazioni. Bisogna precisare che con ogni probabilità questo timore per Castellucci e la Societas parte dall’ignoranza. Forse non tutti sanno che “la funzione rappresentativa della Raffaello Sanzio si nutre di elementi reali evidentemente destinati ad una rigenerazione (…). Il vero serve a rovesciare una convenzione. (…). Un teatro della vita già sul punto di scegliersi altri modi di comunicazione e di rappresentazione (…), dove spariscono gli autori e le storie, il senso del tempo e le barriere tra uomo, animali e macchine, per ripartire di nuovo dal corpo, in una fase di evoluzione genetica, aldilà della parola”. Scrive così, parlando della Societas, Franco Quadri, il giornalista fondatore del Premio Ubu, che peraltro il gruppo si aggiudicò nel 2004 (Premio speciale Ubu per gli sviluppi del lavoro sulla “Tragedia Endogonidia”, del 2001), e che Castellucci ricevette nel 2006 per la Direzione della Sezione Teatro della Biennale di Venezia del 2005 con il programma “Pompei. Il romanzo della cenere”. Forse non tutti conoscono neanche la concezione di teatro che la Societas Raffaello Sanzio porta avanti, come “immagine” che rappresenta l’estrema realtà della vita. La finzione incarna la verità attraverso una ricca simbologia, trasmessa anzitutto dal corpo degli attori. E se anche si volesse obbiettare che il Teatro è da sempre la trasmissione di un “senso ultimo” attraverso la rappresentazione scenica di un gruppo, si può senza dubbio aggiungere che il modo di concepire il teatro della Societas non ha mai qualcosa di contemplativo: l’argomento principale del lavoro del gruppo di Cesena è la ricerca del rapporto con l’Altro, ma questa ricerca avviene con l’esperienza, attraverso l’incontro del pubblico con la scena, gli attori, insomma con l’intera cerimonia dello spettacolo. Solo dopo aver provato direttamente il teatro della Societas, quindi, si può dire di aver percepito e capito l’opera. E’ valido per ogni lavoro artistico (come parlare di una mostra senza essere andati al museo), ma ancor più per loro, vista l’importanza del rapporto diretto e della condivisione di significati ed emozioni che portano avanti con il teatro. Tutto questo timore preventivo della gente ha portato addirittura la direttrice del teatro Andrée Ruth Shammah ad organizzare una conferenza stampa il 18 gennaio che spiegasse lo spettacolo, “dopo il successo internazionale e le contestazioni degli ultimi giorni”, a cui sono intervenuti, oltre Castellucci, la Shammah, l’assessore Boeri e un esponente della famiglia Testori (nel 1972 Franco Parenti e Andrée Ruth Shammah, con Giovanni Testori e Dante Isella, fondano il Salone Pier Lombardo), e che ha visto la presenza di Corrado D’Elia, regista e direttore del Teatro Libero, e a cui hanno portato i loro saluti anche Escobar, direttore del Piccolo Teatro e De Capitani, direttore di Teatridithalia. Anche la necessità di organizzare questa ulteriore riunione di chiarimento è sinonimo solo di ignoranza, provincialismo ed è anche un offesa a Castellucci, che si è trovato altresì a dover scrivere una “lettera aperta” sul suo spettacolo, per cercare di spiegare ad un pubblico impreparato e teso le sue intenzioni. “Questo spettacolo è una riflessione sul decadimento della bellezza –dice-, sul mistero della fine. Gli escrementi di cui si sporca il vecchio padre incontinente non sono altro che la metafora del martirio umano come condizione ultima e reale (…). Lo sguardo (di Gesù n.d.r.) è in grado di guardare direttamente e negli occhi ogni spettatore. Questa economia dello sguardo obbliga, perché interroga la coscienza di ciascuno spettatore come spettatore. Il Figlio dell’uomo, messo a nudo dagli uomini, mette a nudo noi, ora. Questo ritratto di Antonello smette di essere un dipinto per farsi specchio (…). Questo spettacolo nasce come un getto diretto delle e dalle Sacre Scritture (…). Questo spettacolo mostra, nel suo finale, l’inchiostro che emana dal ritratto di Cristo. Tutto l’inchiostro dalle sacre scritture pare sciogliersi di colpo”. Non sono le feci del nonno che colano sul volto di Gesù. Si tratta di una provocazione alla comprensione del pubblico, alla sua elasticità mentale. Lo dice Castellucci stesso, infondo, “Questo spettacolo è merda d’artista”. Il dramma vero è dover spiegare per filo e per segno questi concetti.
Informazioni utili:
“Sul concetto di volto nel Figlio di Dio”
Teatro Franco Parenti
24-28 gennaio
Milano, via Pier Lombardo 14
Compagnia Raffaello Sanzio
ideazione e regia di Romeo Castellucci
musica originale di Scott Gibbons
con Gianni Plazzi, Sergio Scarlatella
insieme a Dario Boldrini, Vito Matera e Silvano Volto
martedì, giovedì, venerdì: h 21.15
mercoledì, sabato. h 19.30
Prezzi: intero, 25 euro. Convenzioni, 18 e. Over 60: 18 e. Under 25: 12.50 e. Scuole: 10 e.
Tel. 02 59995206
[email protected]
Orari apertura della biglietteria: da lunedì a domenica dalle 10.00 alle 19.00
Teatro Franco Parenti
24-28 gennaio
Milano, via Pier Lombardo 14
Compagnia Raffaello Sanzio
ideazione e regia di Romeo Castellucci
musica originale di Scott Gibbons
con Gianni Plazzi, Sergio Scarlatella
insieme a Dario Boldrini, Vito Matera e Silvano Volto
martedì, giovedì, venerdì: h 21.15
mercoledì, sabato. h 19.30
Prezzi: intero, 25 euro. Convenzioni, 18 e. Over 60: 18 e. Under 25: 12.50 e. Scuole: 10 e.
Tel. 02 59995206
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Orari apertura della biglietteria: da lunedì a domenica dalle 10.00 alle 19.00




