30 Settembre 2026 10:34

L’Italietta del Premio Cairo

Loredana di Lillo. Double Eye

Non so voi ma la sensazione che si ha in questi giorni coniuga perplessità e indifferenza. Come tutti gli anni, da 13 anni a questa parte, si è svolto il Premio Cairo. Alla Permanente di Milano la serata di gala organizzata dal Presidente del Torino ha offerto molti bicchieri di ottimo bianco e diversi spunti di riflessione. La pugliese Loredana Di Lillo, classe 1979, ha vinto con l’opera “Double Eye”, 2012 (stampa montata su alluminio cm 150×100). Chiacchierando con i giurati che l’hanno votata l’impressione è che fosse, tra tutti, il meno peggio. Mi scuso anticipatamente con l’artista e con gli organizzatori tutti per queste parole, che tuttavia mi sembrano doverose e inevitabili. Passeggiare tra le opere dei finalisti non dava, insomma, la sensazione di avere di fronte uno spaccato della migliore arte italiana del momento. Questo forse non è mai accaduto, in ogni caso ricordo che quando vinsero Federico Guida o Valentina D’Amaro l’aria era diversa. Intanto lo stile in circolazione era abbastanza definito: da Galliano in avanti, per qualche anno, il figurativo dal sapore un po’ “grunge” (passatemela) l’ha fatta da padrona. I vari Colombo, Cannaviello e Bonelli spingevano con forza i loro ragazzi con una discreta risposta di pubblico. Oggi è differente, le opere sono tutte slegate, gli artisti non fanno gruppo né sistema e corrono da soli, senza per altro proporre idee straordinarie. Il problema mi pare tutto italiano, perché ci basta fare un salto all’Hangar Bicocca proprio in questi giorni per godere di una delle più entusiasmanti installazioni di Thomas Saraceno e renderci conto che, volendo, è possibile fare cose belle e “nuove” anche nel 2012. La giuria del Premio Cairo, per onor di cronaca, ha motivato la sua votazione così: “Vince il 13° Premio Cairo Loredana Di Lillo, con l’opera Double Eye, perché riflette il senso dell’identità femminile legando il tema all’attualità, pur mantenendo un forte risvolto poetico”. Mi volete spiegare “Attualità” di che cosa? Si tratta di un primo piano realizzato a New York che poteva essere tranquillamente scattato altrove. Io non credo rifletta il senso dell’identità femminile, piuttosto mi pare rifletta pesantemente l’assenza di idee dell’attuale momento storico, ripeto, in Italia. Non sto dicendo che sia brutto, ma che lo trovo anonimo (per un’opera d’arte è pure peggio). Non bisogna essere esterofili a tutti i costi per ammettere che, non la Di Lillo, ma tutti i finalisti, abbiano offerto una selezione di lavori francamente mediocre. Un insospettabile personaggio di alto livello, che col Premio ha a che fare ma di cui non rivelerò l’identità, alla domanda “Che ne pensi di questa edizione 2012?” mi ha risposto così: “Ci vorrebbe una moratoria di cinque anni per non produrre più opere, così da fare un po’ di piazza pulita e ripartire consapevolmente. Oggi, siamo al capolinea”.