Riceviamo e pubblichiamo volentieri questa bellissima lettera-saluto.
IL SALUTO DEL PITTORE PAOLO MAGGIS A BIGAS LUNA

La morte di Bigas è arrivata in un lampo. Ero a conoscenza fin dagli inizi della malattia ma non avevo mai preso in considerazione la possibilità della morte perché Bigas non aveva mai avuto nulla a che vedere con questo termine. Bigas e morte son due parole in contraddizione. Ma poi è arrivata la notizia da un amico comune e tra l’incredulità e la tristezza mi son dovuto rendere conto. Bigas, era desiderio di essere, volontà creativa, vita.

Ne amava le pulsioni, gli stimoli, i colori la pace, gli odori. Voleva godere della vita ed apprezzarne ogni sfumatura, voleva godere di tutto dal piacere semplice del cibo e della terra alla compagnia degli amici. Era generoso, ha dato a tantissimi tantissimo. A me ha dato quello che nessun’altra persona fuori dall’ambito familiare e nella mia vita mi aveva dato prima con una fiducia e generosità senza precedente. Quasi senza conoscermi mi ha invitato a condividere con lui lo spazio creativo, mi ha invitato ad essere parte della sua vita. Abbiamo condiviso pranzi, pensieri, idee trasmettendomi tutta la sua conoscenza senza esitazioni o gelosie. Nei quattro anni di frequentazione non l’ho mai sentito parlar male di niente e di nessuno. Tutta la sua energia era spesa per creare e generare: dal cinema, alla pittura, all’orto, alle amicizie. Mi ricordo la prima volta che mi parlò di sua moglie Celia e delle sue figlie. Era l’amore strabordante di un marito e padre innamorato. Bigas era una persona perennemente innamorata. Quando ti guardava negli occhi lo faceva sempre con intensità come se quello sguardo curioso e profondo potesse essere l’ultimo e quando ti abbracciava sentivi in quell’abbraccio un profondo rispetto. Bigas mi ha insegnato ad essere libero, a seguire unicamente le mie necessità creative, a lottare e difendere quello in cui credo innanzitutto da me stesso. Mi ha insegnato a cercare il centro del mondo e a vedere nella morte una porta che si spalanca, una rigenerazione necessaria. Per Bigas anche la morte era vita. E in tutto questo tempo di malattia ha sempre e solo voluto parlare delle “cose belle” perché diceva sempre che non avevamo tempo ed energie da perdere in cose negative e che quest’ultima distrugge la creazione e ci rende più deboli. E fino all’ultimo momento ha vissuto la sua malattia come se fosse qualcosa che non centrasse direttamente con lui, qualcosa di esterno e da poter allontanare. Non l’ho mai sentito lamentarsi, ha accettato che la malattia ci fosse e punto. Non si è mai fermato o arreso. Fino all’ultimo ha voluto trasmettere vita e posso pensare a lui solo in questi termini. Ancora spero di vedere la sua auto parcheggiata davanti allo studio e lui dalla finestra che mi saluta sorridendo divertito. Ho potuto parlare l’ultima volta con Bigas lo scorso mercoledì al telefono ed era felice, pieno di energia e di voglia di vivere come sempre. Mi aveva chiesto di mandargli le foto dei miei ultimi quadri. Ed al chiedergli come stesse mi aveva risposto “luchando, pero no te preocupes Paolo. Hay que seguir adelante!”. Ed io non avevo capito fosse un addio. Addio Bigas e “un abrazo muy fuerte”.
Paolo
PAOLO MAGGIS
www.paolomaggis.com
[email protected]








