PORCELLANE E MAIOLICHE CONTINENTALI
ARGENTI, AVORI, ICONE E ARTE RUSSA
18 novembre 2013, ore 15.00
Porcellane e maioliche, argenti, avori e icone, gioielli e orologi sono da sempre un must delle aste di antiquariato per la capacità di rendere, nella loro eterogeneità, il gusto del mutare del gusto collezionistico attraverso il tempo. Nucleo centrale delle Porcellane e Maioliche Continentali è certamente l’importante nucleo di maioliche uscite tra il XVII e XVIII secolo dalle fornaci di Castelli d’Abruzzo. Si tratta di un insieme notevole sia per la quantità di opere offerte (quindici) sia per la loro qualità, riunito negli anni Sessanta del secolo scorso da un appassionato milanese, e che comprende tra gli altri un importante piatto raffigurante una scena allegorica con Mercurio e il Tempo documentario firmato da Saverio Grue e databile alla prima metà del Settecento ed una interessante maiolica (lotto 5 stima 7.200 – 8.000 euro); sempre di fornace castellana decorata con Fetonte inginocchiato davanti alla madre Climene, soggetto tratto dall’incisore anonimo indicato dagli studi come Anonimo da H. Goltzius (lotto 8 stima 2.400 – 3.000 euro).


Andrà sottolineato come nelle fornaci castellane si conoscessero le opere (forse sempre mediate dall’Anonimo) di Goltzius, poiché sono note altre maioliche con soggetti tratti da acqueforti del medesimo artista, soprattutto di Francesco Grue (1618-1673) e della sua.
Tra le altre maioliche provenienti da vari centri di produzione, si segnala la bella zuppiera alla frutta barocca (completa di piatto di accompagno) realizzata a Bassano nella manifattura Antonibon nella seconda metà del XVIII secolo (lotto 28 stima 1.400 – 1600 euro); uscito dalle stesse fornaci ma nello scorcio del secolo successivo è poi un piatto di servizio dall’esuberante decorazione floreale, esempio emblematico della abilità dei pittori della manifattura veneta (lotto 30 stima 800-1.200 euro). Tra le porcellane, infine, si segnala la bella brocca della fabbrica Ginori databile al secondo quarto del XIX secolo, decorato in un sobrio stile Impero in bianco e oro con un emblema araldico (lotto 32 stima 800 – 1.200 euro).


Da segnalare inoltre un’elegante caffettiera in argento cesellata a Roma nel 1820 dall’orafo Gioacchino Belli e recante lo stemma della famiglia Borghese: con base circolare con bordura fogliacea, corpo piriforme con fascia decorativa naturalistica e stemma della Famiglia Borghese, boccaglio antropomorfo, pomolo e manico in legno (lotto 187 stima 5.000 – 10.000 euro).
Asta 129
PORCELLANE E MAIOLICHE CONTINENTALI
ARGENTI, AVORI, ICONE E ARTE RUSSA
18 novembre 2013
ore 15.00
Genova, Palazzo del Melograno
Piazza Campetto, 2
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GIOIELLI E OROLOGI
18 novembre 2013, ore 21.00
Nel campo della gioielleria, tutto l’Ottocento è caratterizzato, più che da vere e proprie novità, dal continuo riproporsi e sovrapporsi di stili e tecniche del passato, seppure interpretati alla luce degli avvenimenti contemporanei. I diamanti sono le gemme preferite nell’Ottocento, si diffondono ulteriormente negli ultimi decenni del secolo, in seguito alla scoperta dei grandi giacimenti sudafricani, e la maggiore disponibilità porta a nuove soluzioni nei tagli e nelle montature, che diventano più leggere. La fin du siècle, si caratterizza per il grande revival delle perle.
Nel Vecchio Continente, le perle continuano a essere impiegate, naturalmente, negli orecchini e nelle collane multifilo o girocollo, ma anche nelle spille e nelle tiare, tornate di moda, a chiudere l’immaginario cerchio di quello che è stato giustamente definito il “secolo dell’eclettismo”.
Legate a questo clima, una spilla in oro, argento, perle naturali e diamanti, del 1890 circa realizzata come un fiocco stilizzato decorato lateralmente con due perle naturali e diamanti di vecchio taglio da cui pende una goccia di perla naturale e diamanti anche questa di vecchio taglio (lotto 339 stima 12.000 – 16.000 euro); e una collana in oro, argento, perle naturali, zaffiro e diamanti del 1900 circa, realizzata con due fili di perle naturali a scalare, la chiusura con zaffiro cabochon trattato e diamanti di vecchio taglio (lotto 337 stima 5.000 – 7.000 euro).


Il Patek Philippe ref. 5500, meglio conosciuto come “Pagoda”, è forse uno degli orologi più importanti della maison ginevrina degli ultimi decenni. Nel 1995 fu abilmente comunicato che per la prima volta nella sua storia Patek avrebbe prodotto un orologio commemorativo in serie limitata e numerata, e per accrescere l’esclusività che i macchinari per costruire la sua cassa dalla forma particolare – rettangolare e concava con un gusto Deco anni Trenta, da cui prese il nome – sarebbero stati distrutti una volta ultimata la tiratura prevista.
Con l’aiuto delle riviste specializzate nel settore, l’evento fu illustrato come una grande opportunità d’investimento che avrebbe notevolmente aumentato il suo valore nel tempo, come effettivamente avvenne. Nel 1997 Patek Philippe presentò l’orologio nella sua forma definitiva per celebrare l’inaugurazione del nuovo centro orologiaio a Planles-Ouates. Vennero prodotti in 1100 esemplari in oro giallo, 500 esemplari in oro rosa, 250 esemplari in oro bianco e 150 in platino. L’esemplare che sarà esitato all’asta del 18 novembre è in oro giallo, cinturino in coccodrillo, chiusura ad ardiglione, movimento a carica manuale calibro 215, quadrante champagne con indici romani (lotto 455 stima 12.500 – 15.500 euro).

Asta 130
GIOIELLI E OROLOGI
18 novembre 2013
ore 21.00
Genova, Palazzo del Melograno
Piazza Campetto, 2
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IMPORTANTI MAIOLICHE RINASCIMENTALI
DA UNA COLLEZIONE PRIVATA
19 novembre 2013, ore 15.00
La vendita di importanti maioliche rinascimentali italiane del prossimo 19 novembre si presenta come una occasione importante per i collezionisti italiani e stranieri di accedere alla possibilità di acquisto di una serie di opere di notevole interesse non solo artistico ma anche storico-documentario. Il catalogo ripartito tra produzioni meridionali, marchigiane e dei maggiori centri di produzione cinquecenteschi, come Urbino, Faenza, Venezia, Montelupo e Deruta, fornisce un panorama importante della miglior produzione ceramica del periodo aureo della storia dell’arte del nostro Paese.
Costituisce inoltre la continuazione ideale di un altro appuntamento importante per la maiolica rinascimentale già curato dalla nostra casa d’aste, la notissima vendita de L’Arte del Vasajo che nell’ottobre 2011 ha ottenuto un risultato complessivo di 1.247.466 euro. Queste opere hanno richiesto una nuova lettura iconografica ed iconologica legata ai grandi e nuovi progressi negli studi che hanno aperto nuove prospettive attributive.
La vendita del prossimo novembre presenta molte opere (su un totale di 99 lotti offerti) di notevole importanza: tra queste ricordiamo una bella lastra a rilievo in maiolica raffigurante la Madonna col Bambino che dai prototipi plastici è associabile alla maniera di Michele da Firenze, realizzata in una fornace marchigiana nell’ultimo quarto del Quattrocento (lotto 511, stima 50.000 – 80.000 euro); l’elegante placca con la Scena della Creazione uscita dalla bottega dei Lanfranco dalla Gabicce intorno al 1540-45 (lotto 516, stima 8.000 – 12.000 euro); la bella anfora appartenente al corredo da farmacia pesarese allo stemma Hondedei di Pesaro, databile agli anni tra il 1550 e il 1565 (lotto 517, stima 7.000-9.000 euro).


Uno splendido piatto ‘istoriato’ con gioco di cerbottana di sei putti che costituisce un raro saggio della fase giovanile di Francesco Xanto Avelli, quella anteriore alla sua presenza in Urbino, dopo il 1530, soggetto profano desunto dalle stampe di Marcantonio Raimondi (lotto 520, stima di 150.000 – 180.000 euro). L’opera mostra caratteri stilistici tipicamente “xantiani” (tavolozza di colori accesi e brillanti, segno di contorno sicuro e vigoroso, scenica capacità di allestire lo spazio con architetture classiche), cui unisce il gusto per l’intreccio allegorico, che è aspetto umanistico tanto congeniale al maestro.

Sono molte le opere urbinate presenti, tra le quali ricorderemo un vaso biansato con decoro araldico del 1580- 81 circa, proveniente dalla farmacia di Roccavaldina (lotto 523, stima 30.000-50.000 euro); o l’anfora raffaellesca da parata di ben 68 centimetri di altezza, databile al 1580 circa, impreziosita da medaglioni istoriati sulla zona mediana che raccontano la vita di Cesare, che si rifanno a prototipi grafici di Federico Zuccari (lotto 524, stima 22.000-26.000 euro).


Leggiadra e armoniosa è poi la grande coppa alle armi Salvetti probabilmente proveniente dalla collezione Davanzati di Firenze, con decorazione “a rabesche” o “damaschino” di colore blu, tipica della produzione di Montelupo (lotto 530, 24.000-26.000 euro). Tra i vari lotti di produzione faentina, andrà ricordata la grande brocca trilobata decorata con la scena di Leda e il Cigno (lotto 544), di una data fissata al 1545 circa e stimata 22.000-26.000 euro.

Per la produzione veneziana, saranno infine da ricordare della bottega di Domenico da Venezia una boccia decorata “a trofei” del 1575 circa (lotto 595, stima 12.000- 14.000 euro) e della stessa mano una bella coppia di albarelli decorati a medaglioni con donne e soldati, esempi di altissima qualità realizzati tra il 1560 e 1570 (lotto 596, stima 100.000 – 120.000 euro). Particolare tenerezza cromatica, organizzata su scale di colori caldi e fusi, la lucentezza vitrea degli smalti, i medaglioni con busti virili e femminili carichi di fascino, ispirati alla grande pittura lagunare, che staccano dal fondo, campito di un giallo oro molto luminoso, rendono questa coppia paradigmatica della produzione lagunare a metà del Cinquecento.

Il catalogo di questa vendita, così come era accaduto in occasione della vendita del Vasajo del 2011, è il risultato della felice collaborazione tra la case d’aste e i migliori storici della ceramica e delle arti applicate, una attendibilità che lo pone tra gli strumenti di lavoro necessari per una migliore conoscenza dell’arte ceramica italiana.
Asta 131
IMPORTANTI MAIOLICHE RINASCIMENTALI
DA UNA COLLEZIONE PRIVATA
19 novembre 2013
ore 15.00
Genova, Palazzo del Melograno
Piazza Campetto, 2
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GHERARDO SALLIER DE LA TOUR IMPORTANTE DIMORA ROMANA
19 novembre 2013, ore 16.00 – 21.00
L’asta di arredi e arti decorative presenta una interessante selezione di proprietà che danno modo di conoscere dal Sud al Nord Italia uno spaccato del gusto collezionistico tra l’Età dei Lumi e la Restaurazione. La settecentesca villa dei principi di Castelcicala, sita a Nola, è stata riportata al suo originario splendore grazie al restauro fatto eseguire dalla famiglia Sallier de la Tour dei principi di Castelcicala.
Come reca il motto di famiglia: “Nunquam retrorsum”, ovvero, “Giammai indietreggiare”, la famiglia si è distinta per un articolato e diplomatico intreccio di illustri matrimoni, che nel corso dei secoli ne ha confermato e accresciuto il rango e l’influenza. Gli arredi della casata Sallier de la Tour rispetta i canoni della famiglia aristocratica tra XVII e XIX secolo, ovvero, un sapiente equilibrio di oggetti d’antiquariato, che nel loro comporsi dessero la sensazione di sfarzo e ricchezza.
Ne è esempio un busto di gentiluomo in biscuit di Filippo Tagliolini (1745 – 1809) realizzato all’inizio della sua collaborazione con la Manifattura Reale di Napoli nel 1781. Nel fiorire dell’algida stagione neoclassica le figure in biscuit ebbero grande fortuna per l’approssimarsi con il loro biancore ai dettami scultorei dell’Arcadia: l’assenza della vernice rendeva la materia assai docile all’estro plastico, creando un materiale compatto, duro ma nel contempo vellutato nell’aspetto e sensibilissimo alla luce (lotto 691 stima 20.000 – 25.000 euro).

Proveniente da una dimora romana e di grande interesse storico un modello seicentesco in cartapesta, avorio, ferro con finimenti in cuoio dell’elefante Annone che venne donato il 12 marzo 1514 a papa Leone X (Giovanni Lorenzo de’ Medici) dal re del Portogallo Manuele d’Alviz (lotto 828 stima 15.000 – 20.000 euro); un cassettone a ribalta con alzata decorato a lacca povera su fondo bianco, Nord Italia metà del XVIII secolo (lotto 802 stima 15.000 – 20.000 euro); una coppia di micromosaici del 1806 circa attribuita a Filippo Puglieschi, raffiguranti la lotta tra una pantera e un capretto e tra un cane e un gatto (lotti 821-822 stima 80.000 – 100.000 euro); una commode napoletana dell’ultimo quarto del XVIII secolo, impiallacciata e intarsiata in palissandro, bois de rose, tartaruga e argento (lotto 841 stima 30.000 – 40.000 euro).





Infine, da una dimora lombarda provengono un raffinato tavolo da centro in legno intagliato, scolpito, laccato e dorato, con piano circolare in Bianco di Carrara, Milano 1830 circa (lotto 842 stima 25.000 – 30.000 euro); dodici poltrone in legno intagliato, scolpito, laccato e dorato, Milano 1830 circa (lotti 843-844 stima 16.000 – 20.000 euro); piano in scagliola montato su tavolino in legno di mogano del 1790 circa di Vincenzo Angeloni (lotto 849 stima 20.000 – 30.000 euro).



GENOVA
PALAZZO DEL MELOGRANO
PIAZZA CAMPETTO 2
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