29 Settembre 2026 07:32

Visione, ibridazione, adattamento. P420 di Bologna raddoppia: tra digitale e nuovi spazi. Intervista

3 Shafei Xia, Welcome to my show, installation view, Courtesy P420, Bologna
3 Shafei Xia, Welcome to my show, installation view, Courtesy P420, Bologna
Il primo dicembre la galleria P420 ha inaugurato il nuovo spazio online P4202 (http://www.p420.it/it/mostre/Welcome-to-my-show): “una piattaforma espositiva ibrida, live e online al tempo stesso, che prendendo a prestito un fortunato concetto del filosofo Luciano Floridi, potremmo definire onlife.” Un’estensione della galleria bolognese, un progetto che non solo risponde ad una mobilità limitata, ma che asseconda un nuovo modo di frequentare, vedere ed esperire l’arte, oltrepassando la contingenza del momento. La prima tappa del nuovo progetto vede protagonista la giovane pittrice Shafei Xia, uscita da pochi mesi dall’accademia di Bologna.

Acquerelli che mostrano un universo circense fatto di musica, sesso e gioco. Il tratto di Xia traduce con elegante naturalezza un mondo potenzialmente scabroso, ma nella sua opera non c’è scandalo perché la nudità e il sesso sono retaggi di antiche pitture, sono la quotidianità che si mischia alla Storia, sono colori tenui e beffardi.

Parliamo di tutto questo con Fabrizio Padovani direttore, insieme ad Alessandro Pasotti, della galleria P420.

– L’idea di P4202 risponde esclusivamente alle esigenze imposte dalla pandemia o anche ad un mercato, ad un mondo dell’arte già sensibile ad una prospettiva ibrida?

Il nuovo mondo che la pandemia ci ha fatto trovare intorno senza che l’avessimo chiesto e senza che ne fossimo preparati è stata soltanto l’energia di attivazione per una reazione che aveva già pronti e dosati i suoi reagenti. Erano infatti alcuni anni che riflettevamo su come realizzare la nostra Project Room, che sapevamo dovesse avere la forma di uno spazio a latere del principale, unitario, non grande e adatto ad un programma parallelo di artisti giovani ed emergenti con cui fare un’esperienza insieme senza che potesse sembrare, anche ai meno accorti, impegnativa per nessuno. Quello che non sapevamo era dove farla. Bologna è una città affascinante ma non esattamente il centro del mondo. Ci chiedevamo fino a che punto avesse senso investire in una Project Room dove probabilmente il 98% delle persone che conosciamo nel mondo dell’arte non sarebbe mai comunque fisicamente andato. Ci chiedevamo se un artista giovane, emergente, alle prime mostre, avesse davvero bisogno di questo. Poi è arrivato il virus e tutti ci siamo ritrovati chiusi in casa. Leggevo Luciano Floridi, che da tempo aveva teorizzato l’onlife, e lì abbiamo capito che da quel momento in poi avremmo dovuto tutti un po’ ibridarci, integrare ancora di più la connettività e le nuove tecnologie nella nostra quotidianità, e che noi avremmo potuto realizzare una Project Room più snella, economica, uno spazio democratico, visitabile da tutti e da ogni luogo allo stesso modo, uno spazio virtuale, frutto della tecnica ma a basso contenuto tecnologico. Le opere sarebbero comunque state sempre visibili in ogni momento dal vero in galleria. L’abbiamo chiamata P4202 perché la sua dimensione virtuale si aggiunge a quella reale.

5 Shafei Xia, Welcome to my show, 2020, acquarello su carta di sandalo intelata_watercolor on sandal paper mounted on canvas, cm.95x145, Courtes
5 Shafei Xia, Welcome to my show, 2020, acquarello su carta di sandalo intelata_watercolor on sandal paper mounted on canvas, cm.95×145, Courtes

– Come vengono selezionati gli artisti per il progetto P4202 ?

Quello di P4202 è si un programma parallelo ma in fondo le dinamiche non sono poi così diverse da quelle del nostro programma principale di galleria, anzi non escludo affatto – e in fondo in fondo mi auguro – che qualcuno di questi artisti più giovani possa nel tempo passare nella nostra programmazione principale e quindi entrare nel gruppo di artisti con cui abbiamo una collaborazione continuativa. Sotto quest’ottica la scelta degli artisti avviene esattamente come è sempre avvenuta, ovvero in base alla nostra sensibilità e gusto.

– I collezionisti sono pronti a baipassare il contatto fisico con l’opera?

C’è una convinzione che tutti abbiamo sempre avuto dentro e che Walter Benjamin ci ha aiutato a chiarirci perché ci ha fornito le parole per dirlo: l’originale ha un’aura che ogni riproduzione, di ogni tipo e per quanto di alta qualità possa essere, non potrà mai avere. Una sorta di anima forse, un’energia statica che le riproduzioni non riescono a cogliere ma che al contrario ci arriva forte e chiara se ci troviamo difronte all’originale stesso. Sotto questo punto di vista, l’online non potrà mai funzionare e dal contatto fisico con l’opera non si può prescindere. Forse. Viviamo però da tempo nell’epoca del web e tutti abbiamo imparato a visitare i siti delle gallerie, ad approfondire su Wikipedia, a scrollare facebook e Instagram, a fare una prima selezione – e anche una seconda – da un pdf. Ed è pacifico che da qui non si torna più indietro. Ora io penso che più si abbia avuto, e si abbia, un’esperienza diretta e live dell’arte, delle mostre, degli artisti e dei galleristi, più si sia in grado anche di fare quell’ultimo passo, l’acquisto, senza la necessità di avere visto prima l’opera dal vivo, ovvero online. Il ruolo fondamentale lo giocano la propria esperienza e la fiducia verso chi è dall’altra parte nella veste di chi vende. E penso che questo dovremo accettare di farlo sempre di più.

2 Shafei Xia, Welcome to my show, installation view, Courtesy P420, Bologna
2 Shafei Xia, Welcome to my show, installation view, Courtesy P420, Bologna

– Il periodo che stiamo vivendo ha modificato o modificherà le regole del mercato? Chi sono i nuovi collezionisti? C’è ancora spazio per un collezionismo colto che eviti mode fugaci e passeggere?

In linea di massima no. Si tornerà senza dubbio, quando questo virus sarà sconfitto, a visitare le mostre in galleria e nei Musei, ad affollare le fiere – di cui in questi mesi abbiamo finalmente imparato a capirne l’importanza – e a comprare arte secondo i canali tradizionali. Ma quando crederemo che tutto sia tornato come prima, se ci gireremo indietro a guardare come eravamo ci troveremo completamente cambiati, e non per forza peggiori. Anzi più consapevoli e con più coraggio nell’utilizzare le nuove tecnologie con una maggiore fiducia. Questa esperienza lascia il segno eccome. Infine mi chiedi del collezionismo colto che ben si guarda dalle mode: è sempre esistito e continuerà ad esistere. Del resto l’unica certezza di una moda è che passerà.

– Siete una delle poche gallerie in Italia che riesce a confrontarsi con un mercato internazionale, cosa significa e cosa comporta allargare il campo di gioco e scavalcare i confini nazionali?

Se mi limitassi a dire che lo sviluppo della connettività, del web e dei social unitamente alla facilità con cui oggi si può viaggiare – naturalmente al netto della parentesi Covid che un giorno, come si è aperta si potrà chiudere – hanno enormemente ampliato la platea dei fruitori dell’arte, obbligando a organizzare il proprio progetto di galleria in un contesto glocal, non direi niente di nuovo. La difficoltà sta nel mettere in atto questo progetto. Confrontarsi con il mercato internazionale vuol dire mettere le proprie capacità e la propria organizzazione a confronto diretto con il resto del mondo che, essendo vastissimo e strapieno di gallerie eccellenti e potentissime rende la cosa non proprio un gioco da ragazzi. Ci vogliono notevoli investimenti e una grande voglia di mettersi in gioco e capire gli altri, guardandoli come modelli prima ancora che come concorrenti. Il risultato di questo grande sforzo, d’altronde, potrebbe essere una moltiplicazione eccezionale delle opportunità espositive e commerciali. Qualcuno può ancora farne a meno?

8 Shafei Xia, Best wishes, 2020, acquarello su carta di sandalo intelata_watercolor on sandal paper mounted on canvas, cm.130x120, Courtesy the
8 Shafei Xia, Best wishes, 2020, acquarello su carta di sandalo intelata_watercolor on sandal paper mounted on canvas, cm.130×120, Courtesy the
1 Shafei Xia, Welcome to my show, installation view, Courtesy P420, Bologna
1 Shafei Xia, Welcome to my show, installation view, Courtesy P420, Bologna