25 Settembre 2026 23:14

Luci e ombre su Aida di Poda all’Arena di Verona

Aida, Arena di Verona

L’Aida di Stefano Poda sarà in scena all’Arena di Verona durante l’Arena Opera Festival 2025, con tredici serate in programma dal 20 giugno al 4 settembre.

Premesso che assistere ad Aida nel contesto dell’Arena di Verona è sempre uno spettacolo che vale la pena di vedere e soprattutto ascoltare per l’emozione che comunque dà la splendida musica di Verdi all’interno del grande anfiteatro romano situato nel centro storico della città veneta, possiamo poi passare alla valutazione di quest’ultima produzione con l’allestimento del regista Stefano Poda.

Anche in questo caso è d’uopo una premessa spendendo qualche parola riguardo questo regista che però non ama definirsi esclusivamente tale, bensì un artista a tutto tondo dal momento che negli allestimenti delle opere si cura anche di scenografia, costumi e coreografie. Noi lo definiremmo più che altro creatore di un linguaggio nuovo. Una persona di grande audacia e spirito applicativo, che mira a catturare lo spettatore con effetti speciali. Vuole stupire coi costumi (da lui stessi creati) fatti indossare, incurante del caldo estivo, a comparse e mimi che distribuisce in grande quantità sul palco e le gradinate retrostanti. Vuol stupire con gli oggetti di scena che diventano strutture concettuali, con incastri architettonici di luci laser che definiscono spazi a terra e in cielo. Tutto ciò con l’ausilio delle nuove tecnologie senza le quali sembra che oggi non si possa pensare nulla.

Detto ciò arriviamo al dunque. Si può parlare di “bello” guardando uno scenario così travolgente che conduce a distrarre dai veri protagonisti di un’opera lirica: musica e canto. Viene spontanea la citazione manzoniana “Ai posteri l’ardua sentenza” scritta dal grande poeta nell’ode “Il Cinque Maggio”, in occasione della morte di Napoleone.  Perchè ad oggi tutto è più disorientante che apprezzabile. Questo non vuol dire che si debba rimanere ancorati al passato, ovvero agli allestimenti revocativi di un Egitto ricostruito tra piramidi, sfingi e simulacri di faraoni, oramai considerati stantii, perché anche questo sarebbe sbagliato. Ed allora, guardando al futuro, si accetta di buon grado l’operazione di Poda che rievoca l’Egitto dei faraoni con una modernità astrattiva: la sfilata dei Thot dal becco adunco, Anubi e Seth dalla testa di sciacallo, Bastet in forma di gatto non rappresentano altro che le deità della morte, come la sfera argentea che riflette i fasci laser, riproduce il grande simbolo del sole del dio Aton, garanzia di vita per tutte le creature.

Aida, Arena di Verona

Più difficile comprendere perché in fondo scena sia stata posizionata una grande mano in reticolo metallico, meccanica, incombente che si articola in lenti movimenti. Rappresenta il fato che schiaccia inesorabilmente l’uomo? Chissà…Potremmo pensare anche ad un cuore palpitante quello di Aida e Radames, ma anche quello di Amneris, che non si dà pace di non essere contraccambiata nel suo sentimento.

Ma ancora più difficile è comprendere perchè aver tolto la danza alle danze. Sono ben tre quelle scritte da Verdi la “Danza sacra delle sacerdotesse” nel primo atto , la “Danza dei moretti” e quella degli Schiavi etiopi nel secondo. Qui solitamente, oltre al corpo di ballo, si ammira la coppia di primi ballerini che insieme creano l’atmosfera ‘selvaggia’ dei prigionieri. Ebbene Poda ha ridotto ogni movimento ai danzatori che muovono più le braccia con gesti meccanici da vigili urbani che dirigono il traffico, che le gambe. Ballerini e mimi statici, che cadono a canone, come presi da una mitragliatrice, insomma non si capisce il perché di questa economia interna dell’azione drammaturgica. Un’atmosfera incalzante stile Star Wars che nel terzo atto ha la sua apoteosi quando un manipolo di figuranti armati di spada laser sembra si buttino alla ricerca di Obi Wan Kenobi.

Ma come detto all’inizio l’opera è soprattutto musica e canto e qui non ci sono dubbi: in questa sovrabbondanza di elementi, i personaggi principali vivono di vita propria, in contrasto con la massa scenica che li circonda, fanno il loro e lo fanno bene. Malgrado abbiano troppo spesso letteralmente addosso mimi e figuranti che ne limitano movimenti e respirazione, riescono a tirare fuori la voce.  Magistrale Aida quella di Anna Netrebko, saldissima e raffinata interprete, splendida in “O cieli azzurri”, culminanti con un do in pianissimo da vera fuoriclasse; coinvolto e consapevole il personaggio di Radames , affidato a Yusif Eyvazov che canta bene a dispetto di una voce oggettivamente brutta. Grande piglio in Olesya Petrova dalla voce ampia e timbrata , indubbiamente una grande Amneris. Il veterano Alberto Gazale, dall’alto della sua grande esperienza, ha delineato  Amonasro in maniera convincente . Ottimo anche Simon Lim nel ruolo del Faraone (anche se con gli occhi dal taglio orientale) e lo stesso vale per Rafal Siwek  nel ruolo di Ramfis.

Yusif Eyvazov in scena durante l’Aida, Arena di Verona

Per quanto riguarda la direzione di Marco Armiliato ho indubbiamente preferito quella di Daniel Oren,nella recita di venerdì 1° agosto. Purtroppo però quella sera l’opera è stata interrotta alla fine del I atto a causa  della forte pioggia che si è abbattura improvvisamente su Verona. Quella sera anche il cast era differente a parte Eyvazov  sempre nel ruolo di Radames (che all’inizio non era partito benissimo) e Simon Lim  in quello di Ramfis, capo dei sacerdoti. Per questo motivo trovo giusto astenermi dal dare una valutazione sulla prestazione delle due protagoniste Maria Josè Siri (Aida) e Agnieska Rehilis (Amneris).

A conclusione resta fermo quanto detto all’inizio: sicuramente il pubblico che riempie tutte le sere gli spazi areniani, costituito perlopiù da turisti, sarà rimasto sorpreso da un allestimento che ha fatto e fa discutere non poco, ma le belle romanze di una delle più riuscite opere di Verdi, non lasciano indifferenti nessuno e, se ben eseguite, fanno dimenticare tutto ciò che sta intorno,fantascientifico o meno che sia. Non sappiamo se questa Aida di Poda resterà nella storia come le edizioni firmate Gianfranco de Bosio o Zeffirelli, ma siamo certi che l’esperienza di mettere piede all’Arena è quella che ogni spettatore si porta nel cuore per sempre.