
Scopriamo i progetti per l’anno 2026 dei protagonisti del sistema dell’arte italiana: critici e storici dell’arte, direttori di museo, artisti, galleristi, collezionisti, operatori culturali
1. Cambiamento Il 2025 è stato un anno estremamente produttivo e stimolante. Ho avuto l’opportunità di confrontarmi con quattro importanti mostre personali: allo Zhejiang Art Museum, museo nazionale cinese, alla Galleria Giampaolo Abbondio di Milano, a una mostra molto articolata presso il Museo di Modena – Fondazione Ago, per concludere con un solo show al Wison Art Museum di Shanghai. È stato un anno intenso, che mi ha permesso non solo di consolidare il mio percorso, ma soprattutto di riflettere in modo profondo sul mio rapporto con il sistema dell’arte, sulle sue dinamiche, sui suoi limiti e sulle sue possibilità. Il 2026 sarà quindi un anno di cambiamento consapevole. Ho deciso di allontanarmi dalla mia galleria storica e da alcune collaborazioni consolidate, per aprirmi a nuove relazioni professionali più dinamiche, fluide e realmente progettuali. Il desiderio è quello di costruire connessioni basate su una visione condivisa, capaci di generare processi di lavoro più liberi, sperimentali e contemporanei. Attualmente sto lavorando con un nuovo team di professionisti esterni con cui avvierò, nel corso del 2026, un percorso inedito e stimolante. Tra i primi progetti in programma vi è una mostra personale in un museo storico romano, prevista per la primavera. Sarò inoltre presente in una mostra collettiva al MAXXI, dedicata al Futurismo, e in un’importante esposizione alla Fondation Boghossian di Bruxelles.
2. Nuovo Studio Nel 2026 aprirò un nuovo studio-casa ad Hangzhou, in Cina, città nella quale lavoro già da diversi anni. In passato avevo uno studio a Shanghai, che purtroppo ho dovuto lasciare durante il periodo del Covid, quando mi fu impossibile rientrare nel Paese. Quest’anno intendo ricostruire una presenza stabile in Cina, creando una vera e propria struttura creativa e produttiva, capace di operare su più livelli: ricerca, sperimentazione, produzione e networking. L’obiettivo è duplice: da un lato consolidare un network cinese forte e autonomo, dall’altro sfruttare le risorse produttive locali – altamente specializzate e ancora accessibili – per la realizzazione di strutture scultoree complesse e tecnologicamente avanzate. La Cina rappresenta oggi un territorio straordinariamente fertile: un Paese aperto allo sviluppo creativo ed economico, che conserva ancora un sistema dell’arte meno contaminato dalle dinamiche speculative, dalle aste e dal teatro autoreferenziale della critica occidentale. Un contesto in cui è ancora possibile sperimentare in modo autentico.
3. Opere intelligenti Il 2026 sarà dedicato alla realizzazione di almeno quattro nuove sculture-installazioni monumentali. Il mio interesse si concentrerà sull’utilizzo delle nuove forme di intelligenza artificiale, non come semplice strumento, ma come vero e proprio interlocutore creativo. L’obiettivo è sviluppare sculture intelligenti, capaci di mettere in discussione il confine tra umano e artificiale, tra naturale e post-umano. Questo sarà un anno di studio profondo sui sistemi intelligenti, sui modelli generativi e sulle loro implicazioni culturali, etiche e percettive. Il 2026 segnerà probabilmente un punto di svolta: l’anno in cui l’intelligenza artificiale uscirà definitivamente dalla dimensione puramente digitale per entrare nella realtà fisica, quotidiana, tangibile. Sarà l’anno in cui i robot non saranno più semplici prototipi da laboratorio o oggetti di meraviglia tecnologica, ma strumenti concreti integrati nella nostra vita quotidiana. L’anno in cui il web si espanderà nello spazio reale, trasformando il nostro modo di abitare, produrre e percepire il mondo. Vivremo l’epoca delle “risorse inclusive per gli esclusivi”: una fase in cui l’intelligenza artificiale passerà definitivamente dalla sperimentazione all’adozione diffusa, generando valore reale e non solo narrazioni teoriche. Un momento storico in cui l’arte avrà il compito – e la responsabilità – di interrogare questo passaggio, rendendolo visibile, critico e umano.
Donato Piccolo (Roma, 1976) è un artista italiano che lavora tra arte, scienza e tecnologia. La sua ricerca integra robotica, intelligenza artificiale e fenomeni naturali in installazioni e dispositivi interattivi che indagano i limiti della percezione e il rapporto tra uomo e macchina. Nel 2007 e nel 2011 ha partecipato alla Biennale di Venezia. La sua opera è stata esposta in musei come l’Hermitage di San Pietroburgo, il MAXXI di Roma e il Museo d’arte dello Zhejiang (Cina). Recentemente ha presentato “L’arte del pensiero meccanico”, un’antologica a Palazzo Santa Margherita a Modena (2025), con oltre cinquanta opere animate da robotica e AI.




