07 Ottobre 2026 20:12

Fede e libero arbitrio. Dracula secondo Luc Besson

Dracula - L'amore perduto, di Luc Besson
Dracula – L’amore perduto, di Luc Besson
La fede ancora più dell’amore sembra giocare un ruolo fondamentale nelle vicende dell’ultima opera di Besson

Dracula – a love tale è solo apparentemente un film che parla d’amore. Dietro la patina gotica e sentimentale, Luc Besson costruisce una riflessione più profonda: l’Uomo è dotato di libero arbitrio, ma è una facoltà assai limitata dalle circostanze. E quando lo usa, lo fa quasi sempre nella maniera più nociva per sé e per chi lo circonda. Camuffa perciò l’insoddisfazione che ne deriva in fame di successo, denaro, approvazione o, nel caso del protagonista Vlad II (interpretato da uno strepitoso Caleb Landry Jones), di sangue. Il principe, per aver sfidato Dio, è condannato all’immortalità e a diventare un vampiro, un essere che si mantiene vitale solo infliggendo sofferenza e tormento agli altri nel momento in cui li morde.

La ragione per cui il conte Dracula soffre è fondamentalmente il senso di colpa: quando 400 anni prima partì a combattere una crociata in cui non credeva davvero, si separò dalla sua amata Elisabetta, a cui quella battaglia costò la vita. Non accettando questa perdita, Vlad prima prova a togliersi la vita, poi inizia a proiettare il proprio patema al di fuori di sé, incolpando Dio di non aver protetto la sua amata e provando invano a ritrovare, anche a distanza di secoli, il suo amore perduto.

Redenzione

La speranza di ricongiungersi a lei si risveglia in un momento inaspettato: un avvocato francese dopo essere fatto prigioniero dal principe, tenta di lenire l’animo del protagonista, chiedendogli del suo passato. Dopo che Vlad gli ha raccontato del suo amore perduto, il ragazzo gli confida che sta per prendere in sposa una ragazza, Mina, mostrando al padrone di casa una sua foto. Rendendosi conto che assomiglia incredibilmente ad Elisabetta, Dracula parte immediatamente alla volta della Francia e riesce persino ad incontrarla e a portarla nel suo castello in Romania. Sarà (per ironia della sorte, o di Dio!) un prete a convincerlo a lasciarla andare e ad assolverlo se non dal peccato, almeno dall’angoscia.

 

Dracula - L'amore perduto, di Luc Besson
Dracula – L’amore perduto, di Luc Besson

In questa maniera, Vlad placa la sete di sangue e di amore con la redenzione, riacquistando quel che lui stesso definisce durante il film “il diritto di morire”. La fede ancora più dell’amore sembra giocare un ruolo fondamentale nelle vicende dell’ultima opera di Besson: credere (o l’assenza di fede) decide della vita dei personaggi. Emblematica in questo senso è la scena in cui l’avvocato minacciato di morte da Dracula inizia a riferirsi a Dio come a un’entità non solo influente, ma anche misericordiosa, pur essendosi inizialmente definito ateo. O quella in cui il medico che deve curare Maria, amica di Mina morsa da Dracula, è incredulo ma anche impotente di fronte a un fenomeno non spiegabile dalla scienza, bensì dalla fede.

Durante il film, viene da pensare dunque che a far progredire la scienza, scatenare le guerre e innalzare le cattedrali non basta il libero arbitrio, ma anche rimettersi nelle mani di qualcuno (o qualcosa) più grande di noi.