09 Ottobre 2026 06:59

La classe non è acqua. Alla scoperta di Champagne Pannier: savoir-faire e innovazione

“Lo Champagne aiuta la meraviglia” era solita ripetere la scrittrice ottocentesca George Sand, grande estimatrice delle bollicine francesi. A distanza di quasi due secoli, l’allure dello Champagne è rimasta intatta, così come la sua capacità di evocare bellezza, joie de vivre ed eleganza

Non a caso, da ormai più di 10 anni, i Coteaux, Maisons et Caves de Champagne sono stati inseriti nell’elenco dei siti Patrimonio dell’Umanità Unesco. Un riconoscimento che premia l’unicità dei luoghi e l’arte di questa produzione spumantistica così antica eppure modernissima. Noi italiani siamo tra i maggiori consumatori di Champagne e più precisamente il quinto mercato mondiale, dopo Usa, Uk, Giappone e Germania. Gli ultimi dati ufficiali disponibili, relativi al 2024, parlano di 8,4 milioni di bottiglie stappate nel nostro Paese, per un giro d’affari intorno ai 225 milioni di euro. Dopo il grande exploit degli anni post Covid, oggi le vendite segnano una progressiva contrazione, anche se i produttori e i distributori preferiscono parlare di una “normalizzazione” del mercato.

Tra le Maison più interessanti che esportano in Italia c’è Champagne Pannier, che ogni anno destina al pubblico tricolore circa 20 mila bottiglie. La sua storia comincia a Dizy, uno dei più celebri village della Champagne dove Louis Eugène Pannier fonda la sua attività nel lontano 1899. Nel 1937 la sede viene trasferita a Château-Thierry, incantevole centro medievale situato nella Valle della Marna nonché paese natale dello scrittore di favole Jean de la Fontaine. La struttura aziendale poggia sotto un vero e proprio labirinto di cave di pietra risalenti al XII secolo (visitate ogni anno da oltre 10 mila persone provenienti da tutto il mondo) dove le bottiglie vengono lasciate riposare per molti anni prima della messa in commercio. Nel 1999, all’interno delle antiche caves è stata ritrovata un’incisione medievale raffigurante un arciere, che ben presto è diventata il simbolo della Maison, emblema della ricerca di precisione e di eccellenza che contraddistingue il lavoro quotidiano.

 

 

Dal 1974 Champagne Pannier fa parte di Covama (Coopérative de la Vallée de la Marne) che ha impresso nuovo dinamismo e una visione contemporanea alla produzione, senza mai perdere il legame con la tradizione e con il terroir, termine francese che va oltre il concetto di territorio e include anche le tradizioni e le attività dell’uomo. La Maison può contare su un patrimonio di 60 ettari vitati nelle zone più vocate: Vallée della Marne, Montagne de Reims e Côte des Blancs. Nel 2024 l’arrivo di Arnaud Van der Voorde nel ruolo di chef de caves alla guida del team enologico ha messo in evidenza i due universi complementari intorno ai quali si sviluppa la “poetica” di Champagne Pannier: da un lato troviamo la linea Tradition, che incarna l’eredità e la firma storica della Maison; dall’altro la gamma Innovation, che esplora nuovi territori di espressione, sempre preservando il nostro Dna.

Ma al di là delle singole collezioni, tutti gli Champagne del gruppo si distinguono per la loro eleganza, precisione e profondità aromatica. «Privilegiamo i lunghi invecchiamenti: come minimo tre anni sui lieviti per le cuvée classiche, anche se il disciplinare prevede 15 mesi come termine minimo. E questo ci permette di raggiungere una maturità e una complessità fuori dal comune, con note di fiori bianchi, frutta matura e richiami di pan brioche e pasticceria», spiega l’enologo Van der Voorde.  Lo stile di Champagne Pannier è fresco, equilibrato e gourmand, ideale per l’abbinamento a una ricca varietà di piatti e ricette di tutto il mondo. «Il cambiamento climatico è un tema molto sentito in Champagne e anche noi siamo fortemente impegnati sul piano ambientale con una serie di attività concrete per preservare le risorse e ridurre l’impronta di carbonio». Ad esempio, attraverso l’ottimizzazione dei consumi idrici, il riutilizzo dell’acqua, la produzione di energia rinnovabile con i pannelli fotovoltaici, il miglioramento dei circuiti logistici e la scelta di materiali più leggeri, riciclabili e provenienti da filiere sostenibili per il packaging delle bottiglie.

 

 

Ma non è tutto, perché il riscaldamento climatico ha spinto la Maison Pannier a ripensare l’approccio ai vini e al loro modo di produrli. «Da queste riflessioni è nata la collezione Velours una gamma concepita per esprimere l’eleganza e la ricchezza aromatica dei vini più solari», prosegue lo chef de caves. Le tre cuvée di Velours sono prodotte solo negli anni in cui la maturazione delle uve raggiunge un equilibrio ottimale nelle condizioni climatiche vigenti; in Champagne le temperature medie sono molto più elevate rispetto a 10-15 anni fa». Velours è quindi l’emblema dell’impegno a trasformare un ostacolo in un’opportunità, adattandosi al cambiamento per valorizzare le nuove espressioni del vigneto.

Come orientarsi nella degustazione degli Champagne Pannier? Un buon punto di partenza è sicuramente l’Exact Extra Brut composto per il 40% da Chardonnay, il 30% da Pinot Noir e il 30% da Meunier; il 30% della massa è formata da Vins de Reserve, ovvero vini di annate precedenti a quella che compone la base, per conferire maggiore corpo e profondità. Preciso, puro e diretto di nome e di fatto, si distingue per i suoi sentori di acacia e mandorla, seguiti da richiami minerali. È perfetto con il sushi giapponese e i plateaux di crostacei e molluschi. Il Brut Sélection (stessa composizione dell’Exact) ha un timbro più ricco, floreale e fruttato, con note di pesca gialla, pompelmo rosa e nocciola. In bocca la freschezza è sorretta da un corpo agile e da una bella persistenza. Armonico e avvolgente, è lo Champagne giusto per un aperitivo ricercato e al tempo stesso passepartout.

Con il Brut Vintage si sale di complessità e il sorso si fa più cremoso e sfaccettato. Gli anni di riposo sui lieviti nelle cantine medievali passano da tre a cinque e aumenta leggermente la quota di uve Chardonnay (50%), mentre scende quella di Pinot noir e Meunier, entrambe al 25%. Strutturato e minerale, con richiami di zest di limone, albicocca, noci e pan pepato, esalta al meglio un antipasto a base di capesante e ricciola o secondi piatti di carne bianca. Chi cerca l’eleganza minerale dello Chardonnay in purezza può scegliere il Blanc de Blancs, con un perlage finissimo e persistente e un bouquet avvolgente di fiori bianchi, croissant, spezie dolci e pietra focaia. Delicato e vibrante al palato, ha un lungo finale minerale che invita a proseguire la beva. L’abbinamento ideale? Un secondo di carattere, come l’aragosta all’algherese.

 

 

Ancora, chi predilige la potenza aromatica del Pinot nero può stappare il Blanc de Noirs, dalla personalità ricca ed equilibrata. In bocca è espansivo, setoso, con sentori di frutti rossi, mango, liquirizia e tabacco biondo e un finale deciso di cannella e specie dolci. Con cosa portarlo a tavola? Foie gras e un tagliere di formaggi stagionati saranno valorizzati a dovere. Infine, chi apprezza la carica fruttata e la solarità dell’uva Meunier può contare sulle due limited edition L’Ode au Meunier Venteuil e L’Ode au Meunier Leuvrigny che portano il nome dei rispettivi village di provenienza. Il primo regala una bollicina dal carattere più sottile e raffinato, il secondo uno Champagne più ampio e generoso. Inutile dire che entrambi – come tutta la gamma di Champagne  Pannier – “aiutano la meraviglia”.