
Il caso della regista palestinese Basma al-Sharif infiamma la mostra di fine corso alla Kunstakademie di Düsseldorf
Cosa significa “essere contemporanei”? Se lo chiedeva circa una ventina di anni fa il filosofo Giorgio Agamben in occasione di una lezione inaugurale del corso di filosofia teorica dell’anno accademico 2006-2007. È una domanda che continua a porsi anche l’artista dei nostri giorni, colui che forse più di tutti riceve e interpreta le contraddizioni che provengono dal proprio tempo. Lo sanno bene i giovani artisti della Kunstakademie di Düsseldorf che dal 4 all’8 febbraio presentano – come di consueto ad ogni fine semestre – i propri lavori al pubblico di critici, curatori, galleristi e appassionati d’arte in generale.
La Kunstakademie Düsseldorf rappresenta – almeno dal 1773, anno della sua fondazione – uno dei laboratori d’arte piú incisivi sul dibattito internazionale. Sede di sperimentazione artistica grazie a figure come Joseph Beuys, Gerhard Richter, Bernd e Hilla Becher, ha influenzato generazioni di artisti attivi nel sistema globale dell’arte, anche grazie al sistema della “Klasse”, fondato sul rapporto diretto e di scambio tra professore e studenti.
A febbraio e luglio (termini dei semestri invernali e estivi), la Kunstakademie invita l’intera città a partecipare al suo Rundgang – nata negli anni Trenta -, un “percorso”, in cui le aule vengono trasformate in spazi espositivi che ospitano i lavori di fine corso dei suoi allievi. Le Klassen si presentano come microcosmi autonomi; ogni docente imprime un’identità precisa allo spazio, mentre gli studenti espongono lavori spesso ancora in divenire.

Per Düsseldorf, il Rundgang è uno dei momenti culturali piú importanti dell’anno, una vera vetrina per gli artisti che vogliono farsi conoscere non solo al pubblico di curiosi, alle scuole, ma soprattutto agli attori del mercato artistico contemporaneo. Un banco di prova delle competenze raggiunte finora, ma anche occasione per ricevere i primi premi riconoscitivi e borse di studio.
Richiesta di cancellazione
Quest’anno l’evento cardine della scena culturale della città renana è stato interessato da un acceso dibattito – a pochi giorni prima dell’apertura del Rundgang, il 4 febbraio – incentrato sulla definizione di libertà artistica proprio in connessione all’essere contemporaneo oggi. Il 21 gennaio 2026 la Kunstakademie Düsseldorf ha ospitato un evento con la regista palestinese Basma al-Sharif, invitata da un gruppo di studenti nell’ambito delle attività autonome dell’ateneo.
L’iniziativa ha suscitato la richiesta di cancellazione da parte della comunità ebraica locale e del Forum Ebraico della CDU nel NRW, rappresentato da Roman Salyutov, che hanno accusato l’artista di aver espresso sui social posizioni antisemite, di negare il diritto all’esistenza di Israele e di aver mostrato simboli o riferimenti riconducibili a organizzazioni come il Popular Front for the Liberation of Palestine – inserito dal 2002 nell’elenco UE delle organizzazioni terroristiche – e Hamas. L’Accademia, finanziata con fondi pubblici, ha difeso la decisione richiamandosi all’articolo 5, comma 3, della Costituzione tedesca, che tutela la libertà dell’arte, della scienza e dell’insegnamento, precisando che l’evento – moderato e contestualizzato dagli studenti – non rappresentava una presa di posizione istituzionale e che antisemitismo e discorsi d’odio non trovano spazio al suo interno.

La polemica ha coinvolto anche il Ministero della Cultura e della Scienza del NRW, che ha scritto alla rettrice (italiana) Donatella Fioretti, e il sindaco di Düsseldorf Stephan Keller (CDU), che ha criticato l’invito e annunciato la propria assenza al tradizionale Rundgang. Il giorno dell’evento si è svolta una manifestazione di protesta con la partecipazione di politici locali; l’incontro, al quale sono stati presentati due cortometraggi dell’artista, si è tenuto a porte chiuse per i soli membri dell’Accademia. In apertura del Rundgang, Fioretti ha ribadito la centralità del dialogo e dei principi democratici, affiancata dal professore supplente Ed Atkins, che ha citato Edward Said a sostegno della necessità di non eludere le posizioni controverse nel confronto pubblico.
Tensioni politiche
Al di là della contingenza polemica, il Winterrundgang 2026 si è configurato come un banco di prova emblematico di cosa significhi oggi produrre e mostrare arte in un contesto istituzionale attraversato da tensioni politiche. La classe di Sabrina Fritsch ha presentato un insieme di lavori incentrati sulla scultura come pratica installativa e riflessione sul corpo. Le opere esposte di Gregor Leiprecht, Ari Behnke, Sunyou Jeong e Hannah Schmitz-Stevens hanno evidenziato un’attenzione alla frammentazione, alla messa in scena e alla tensione tra presenza fisica e costruzione artificiale, con un allestimento in cui l’aula è diventata essa stessa opera d’arte.
La classe di Gregor Schneider si è distinta per un approccio spaziale più radicale, in continuità con la ricerca dell’artista sul concetto di ambiente e percezione. Gli studenti hanno lavorato su interventi che ridefinivano la fruizione degli spazi, attraverso alterazioni architettoniche, ambienti immersivi e installazioni che sollecitavano una dimensione psicologica dell’esperienza. Per il Winterrundgang 2026 della Kunstakademie Düsseldorf hanno ricevuto una borsa di studio per viaggiare all’estero e approfondire la ricerca artistica Antonia Hermes (classe di Nina Canell), Tayyib Sen (classe di Alexandra Bircken) e l’intera classe di Josephine Pryde (Fotografia).

In questo clima, il Winterrundgang ha assunto un valore ulteriore: non solo esposizione di fine semestre, ma messa in scena di un’istituzione chiamata a interrogarsi pubblicamente sul proprio ruolo. Forse quando parliamo di libertà artistica dovremmo ricordarci le proprio le parole della lezione di Agamben sul significato dell’essere contemporanei al proprio tempo “[…] il contemporaneo non è soltanto colui che, percependo il buio del presente, ne afferra l’inesitabile luce; è anche colui che, dividendo e interpolando il tempo, è in grado di trasformarlo e di metterlo in relazione con altro i tempi, di leggerne in modo inedito la storia, di “citarla” secondo una necessità che non proviene in alcun modo dal suo arbitrio, ma da un’esigenza a cui egli non puó non rispondere”.




