
Il progetto del Padiglione Uzbekistan affronta il tema della trasformazione ambientale attraverso il mito, la narrazione e l’ascolto
L’Uzbekistan Art and Culture Development Foundation annuncia il Padiglione Nazionale dell’Uzbekistan alla 61ª Biennale d’Arte di Venezia, con la mostra The Aural Sea. Il progetto affronta il tema della trasformazione ambientale attraverso il mito, la narrazione e l’ascolto. Prendendo come punto di partenza la regione del Mare d’Aral, in Karakalpakstan.
Un tempo uno dei più grandi laghi interni del mondo, il Mare d’Aral ha perso oltre il 90% del suo volume a partire dagli anni Sessanta, a causa della deviazione dei fiumi per l’irrigazione agricola. The Aural Sea non guarda però a questo territorio come a un problema da risolvere, ma come a un luogo di conoscenza, memoria e immaginazione. In cui la presenza e l’assenza dell’acqua hanno modellato per secoli la vita delle comunità locali.
Il Padiglione nasce dal lavoro collettivo di un team curatoriale internazionale formato all’interno della Bukhara Biennial Curatorial School. E riunisce artisti di diverse generazioni e provenienze. Le opere spaziano dall’installazione all’interazione, dalla pittura al tessile monumentale, intrecciando modelli scientifici e immaginari folklorici. Al centro, l’idea che il racconto e il mito possano diventare strumenti di analisi, capaci di attraversare la perdita e aprire possibilità future.
Ispirandosi anche alla scrittura di Allayar Darmenov, autore karakalpako che ha immaginato il ritorno delle acque del Mare d’Aral, il Padiglione propone l’immaginazione come pratica attiva e condivisa. In dialogo con il tema della Biennale In Minor Keys, The Aural Sea invita ad “ascoltare” un paesaggio profondamente trasformato. Dando spazio alle voci che convivono con questo cambiamento da generazioni.



