09 Ottobre 2026 14:22

Prime volte a Venezia: arrivano Ecuador e Nauru

Ecuador. Tawna Collective, l’artista Óscar Santillán, e la curatrice Manuela Moscoso. Foto: Joffre Cruz, courtesy the Museum of Anthropology and Contemporary Art of Ecuador (MAAC)
La Repubblica di Nauru, la più piccola nazione insulare del mondo, insieme all’Ecuador, saranno per la prima volta presenti alla Biennale di Venezia, con due progetti che guardano all’adattamento e alla convivenza

“AIM Inundated, Imagining Life After Land” è il titolo del Padiglione della Repubblica di Nauru, alla sua prima partecipazione nella storia della Biennale d’Arte di Venezia. Il progetto, a cura di Khaled Ramadan, parlerà di come la più piccola nazione insulare del mondo diventa esempio universale di perdita, adattamento e resilienza. Nauru, infatti, si trova alla confluenza tra innalzamento dei mari, esaurimento ambientale ed eredità del colonialismo estrattivista. Decenni di intenso sfruttamento minerario del fosfato hanno trasformato non solo il paesaggio ma anche l’economia, lasciando un territorio segnato da degrado ecologico ed erosione della sovranità.

Il Padiglione propone una riflessione sulla scomparsa che evita l’immaginario catastrofico, interpretando l’inondazione non solo come perdita fisica del territorio ma anche come erosione della continuità culturale, della conoscenza ecologica e dell’autonomia politica. E Venezia, città storicamente plasmata dall’acqua e sempre più vulnerabile ambientalmente, stabilirà un dialogo con Nauru, accomunate dall’esposizione al rischio. Per Nauru, che si troverà allo Spazio Castello, una mostra collettiva, tra cui figurano anche una serie di nomi italiani: Kauw Tsitsi, CPS (Khaled Ramadan & Alfredo Cramerotti), Patricia Jacomella Bonola, Tedo Rekhviashvili, Sylvia Grace Borda, Ron Laboray, Dorian Batycka, Khaled Hafez, Iv Toshain, Stefano Cagol.

Più misterioso, ancora, il padiglione dell’Ecuador, che prenderà forma sulla Riva degli Schiavoni (Castello 1636) facendo confluire le produzioni del collettivo anticoloniale Tawna — composto da artisti Sápara, Kichwa e meticci dell’Amazzonia ecuadoriana — in collaborazione con l’artista Óscar Santillán, la cui pratica fonde saperi ancestrali e tecnologie emergenti. Comunità, rituale, ecologia, memoria e linguaggio sono temi ricorrenti nel lavoro del collettivo. Alla curatela, Manuela Moscoso, co-curatrice dell’ultima Biennale dell’Amazzonia a Belém, in Brasile e executive & artistic director di CARA, New York.