23 Settembre 2026 09:20

Epstein Files: l’arte prende coscienza? Il caso di Tai Shani

Tai Shani alla Somerset House
Tai Shani, artista londinese vincitrice del Turner Prize nel 2019, ha annunciato questa settimana di aver rescisso il contratto per un libro con Phaidon, la casa editrice d’arte di proprietà del miliardario collezionista Leon Black dal 2012

C’è qualcosa di molto sinistro negli Epstein Files che la maggior parte dei media occidentali sta continuando ad occultare, quasi che lo svelamento di quello che realmente sono gli intrighi dei milioni e milioni di file che mettono in relazione il Re della finanza e dei crimini sessuali dell’isola più spaventosa dei Caraibi possa scuotere le piramidi del potere di mezzo mondo. Eppure qualcuno, da un capo all’altro del pianeta, sta prendendo le distanze: è il caso di Tai Shani, artista vincitrice del Turner Prize del 2019, che questa settimana ha annunciato di aver rescisso un contratto con la casa editrice Phaidon in nome di una presa di posizione.

Leon Black, miliardario e collezionista, è infatti il proprietario della casa editrice dal 2012 ma anche uno dei nomi più in vista dell’arte che sono comparsi a più riprese associati al criminale Jeffrey Epstein, nei documenti rilasciati dal Dipartimento di Giustizia degli USA.

Considero il ritiro come una pratica femminista. Non una ritirata, né un silenzio, ma un rifiuto a contribuire a qualsiasi forma di copertura della violenza e della misoginia che sono alla base di tante sfere della cultura. Rinunciare a questa occasione  è straziante e spaventoso; ma non ho altra scelta“, ha scritto Shani in una dichiarazione pubblicata su Instagram, che ha raccolto oltre 3.200 like. La pubblicazione monografica era stata approvata pochi mesi fa, ma Phaidon non aveva ancora annunciato una data prevista per l’uscita. Ma non è finita, perché Shani alza il tiro, scoperchiando un vaso di Pandora che molti continuano a non voler vedere: “Dietro queste accuse, i cui dettagli molti di noi hanno letto con orrore, dietro le implicazioni geopolitiche, i molti scontati legami con il mondo dell’arte, dietro i pettegolezzi, dietro le osservazioni sulle reti globali di potere, dietro lo spettacolo della violenza, ci sono esseri umani, vittime: giovani donne, bambini, spesso provenienti da contesti precari, vite reali sfruttate e distrutte. Anche in quest’epoca di crescente impunità e sconvolgente spietatezza, la loro sofferenza, le loro vite contano e devono essere riconosciute“.

Artist Tai Shani at Somerset House, London, for Q & A, New Review, 09/07/2025.
Sophia Evans for The Observer

I legami di Epstein con Leon Black

I legami di Black con Epstein emersero per la prima volta nel 2019, quando si scoprì che Epstein risultava ancora come direttore della Leon Black Family Foundation. (L’organizzazione ha dichiarato che Epstein si dimise dall’incarico nel 2007 e che la sua presenza come direttore era un errore amministrativo.) Un’indagine del 2021 rivelò che Black aveva pagato a Epstein 158 milioni di dollari tra il 2012 e il 2017, fatto che portò Black a dimettersi da Apollo Global Management, la società di private equity da lui fondata. Decise inoltre di non ricandidarsi come presidente del consiglio del Museum of Modern Art, dove rimane comunque membro del consiglio di amministrazione. Nel 2023, Black ha pagato 62,5 milioni di dollari alle Isole Vergini Americane, dove Epstein possedeva la sua famigerata isola, per risolvere le rivendicazioni legate a Epstein, senza ammettere alcuna colpa. L’ultimo lotto di documenti su Epstein rilasciato dal Dipartimento di Giustizia ha anche rivelato l’entità delle collezioni d’arte miliardarie di Black, nonché le comunicazioni di Epstein riguardanti opere d’arte che Black intendeva acquistare, tra cui una scultura di Picasso da 115 milioni di dollari.