Per le principali case d’asta, le commissioni arrivano al 28% sulla fascia bassa, al 15% sulle vendite di fascia alta
Nella contingenza di un mercato dell’arte ancora in difficoltà dopo tre anni di contrazione, le principali case d’asta internazionali alzano le commissioni applicate agli acquirenti. Sotheby’s ha annunciato un aumento del buyer’s premium – la commissione non negoziabile che l’acquirente paga oltre al prezzo di aggiudicazione – in vigore su base mondiale. A New York, la tariffa per i lotti fino a 2 milioni di dollari è salita al 28% (dal 27%), mentre la fascia media resta al 22% per i lotti tra 2 e 8 milioni. La commissione per opere oltre 8 milioni rimane al 15%.
Questa mossa segue un trend già avviato nel 2025 da Christie’s, che a partire da settembre ha fissato la propria tariffa al 27% fino a 1,5 milioni di dollari (22% fino a 8 milioni, poi 15% sulle fasce più alte), uniformando in pratica le percentuali tra New York, Londra e Hong Kong. Anche la più piccola Phillips ha rivisto la sua struttura commissionale: oltre ad adeguare i tassi (nell’ordine del 27/21/14,5% sulle fasce principali già dal 2023), ha introdotto meccanismi che premiano le offerte anticipate, con sconti sul buyer’s premium per chi presenta offerte vincolanti almeno 48 ore prima dell’asta.
Il risultato è che, sui lotti di fascia medio-bassa e media, un numero sempre maggiore di acquirenti si troverà a pagare commissioni più elevate rispetto al passato, accentuando l’incidenza delle fee sul prezzo finale d’acquisto. Questa dinamica riflette da un lato una persistente domanda per opere meno costose, dall’altro la necessità per le case d’asta di rafforzare i flussi di ricavo in un mercato che resta volatile.




