
La revisione di parte dei dazi imposti dall’amministrazione Trump apre qualche spiraglio di fiducia anche al mercato globale dell’arte
La recente revisione e cancellazione di parte dei dazi imposti dall’amministrazione Donald Trump apre qualche spiraglio di fiducia anche al mercato globale dell’arte. Com’è noto, una storica sentenza della Corte Suprema degli Stati Uniti ha infatti dichiarato illegittimo l’uso del potere esecutivo per imporre tariffe commerciali senza l’approvazione del Congresso. Le nuove politiche commerciali statunitensi avevano introdotto dazi su una vasta gamma di beni importati, toccando settori tradizionalmente esenti come opere d’arte, antiquariato e materiali culturali.
La revoca di alcuni dazi può quindi offrire un respiro di sollievo al settore, anche se non elimina completamente il nervosismo. Gallerie e case d’asta internazionali, che operano in un mercato storicamente globale, avevano del resto vissuto negli ultimi anni un progressivo aumento dei costi legati all’importazione di opere e materiali. Non solo costi di acquisto più elevati: anche la logistica e la partecipazione alle principali fiere d’arte sono state messe sotto pressione.
La cancellazione dei dazi più controversi, anche se non rappresenta una panacea, segnala comunque una possibile discesa delle barriere che avevano cominciato a complicare la vita a gallerie, artisti e collezionisti in tutto il mondo. Analisti e operatori del settore sottolineano ora che il dialogo diplomatico e commerciale, così come gli accordi bilaterali in corso tra Stati Uniti e partner europei, saranno determinanti per stabilire se il mercato dell’arte potrà tornare a una normalità efficace per scambi, mostre e collezionismo transnazionale.





