30 Settembre 2026 20:38

Arrivederci Giancarlo, giocatore a carte scoperte

Giancarlo Politi ospite di una puntata del programma televisivo Mixer cultura nel 1987
Giancarlo caro,
di quale Politi parlare? I nostri ultimi scambi li abbiamo avuti pubblicamente sui tuoi Amarcord dopo il tuo implacabile necrologio per Germano Celant, e mi rendo conto che anche il tuo (o i tuoi) saranno da leggere con attenzione, perché quella della tua avventura – ed impresa – Flash Art è stato per anni il paesaggio unico dell’arte italiana. Ed è strano che io scriva queste righe proprio mentre in sottofondo il Sanremo, festa nazionalpopolare della canzone italiana, cerca di fare ascolti e commemora Pippo Baudo, in un mondo in cui la musica viaggia a migliaia di streaming e anni luce da tutto questo.

Noi ci siamo conosciuti quando ero un giovanissimo, ma poi frequentati poco. Ricordo in via Solferino, ci presentò Francesca Alinovi e tu ed Helena eravate – e siete ancora oggi con Gea e Cristiano – le voci più attente a ciò che succedeva e succede nel contemporaneo. Lei vi consegnò l’Arte di Frontiera, la tua sarebbe diventata una rivista globale, ma soprattutto militante ed assolutamente incollata al mercato. Di lì a poco riorganizzasti in via Farini gli anni Ottanta e via via immaginasti altri tipi di Biennali, e la rivista diventò il quartier generale per un lifting del cortiletto dell’arte italiana a vocazione planetaria. I nomi, i volti, i giochi ed i risultati li conoscono tutti e quindi non vale la pena di rifarli qui.

Tu hai sempre giocato a carte scoperte, a volte in modo testardo, sostenendo artisti, ma anche non mandandole a dire. Mai hai tagliato una sola recensione e, soprattutto, mi hai fatto scrivere da artista. Infatti ci ho preso gusto e mi hai anche regalato due righe davvero bellissime: «Caro Ivo, la tua scrittura e le tue analisi ottime. Dovresti scrivere molto di più. Ma dove, in un paese in cui le finestre della scrittura sono tutte chiuse?».

Arrivederci Giancarlo, parleremo ancora tanto di te.

Riposa in pace.