
Oslo e la “coreografia delle installazioni”
Il rientro post-estivo della scena artistica di Oslo si apre con un netto cambio di geografia che vede protagoniste due mostre in corso in città, da STANDARD e OSL Contemporary

Il rientro post-estivo della scena artistica di Oslo si apre con un netto cambio di geografia che vede protagoniste due mostre in corso in città, da STANDARD e OSL Contemporary

Il legame ancestrale tra arte, spazio pubblico e cioccolato come grande pretesto trova una storica risonanza nella mostra in corso al Munch di Oslo, che celebra la serie di dodici dipinti monumentali realizzati nel 1922 per la mensa femminile della fabbrica di cioccolato Freia

Nel giorno della finale della Coppa del Mondo, la nostra Spagna-Argentina entra in campo con un gioco differente, che ha a che vedere con la semiotica e il “trionfo plastico” del mercato

C’è un filo rosso che lega le maree del Pacifico alle fredde latitudini del fiordo di Oslo. Non è un’astrazione teorica, ma un nodo di lana grezza, alghe e detriti: la materia fragile e politica di Cecilia Vicuña

Fino all’11 ottobre 2026, a Oslo, oltre 150 opere raccontano la traiettoria sghemba ed eretica di Beatriz González Maestra del Modernismo colombiano che ha trasformato la cronaca in pittura e la pittura in resistenza

Hockney è stato il pittore che ha tolto il fango dall’arte britannica per immergerlo nel cloro purissimo delle piscine di Los Angeles. Ma dietro quell’azzurro acrilico non c’è mai stato edonismo fine a se stesso…

Vicinissimo a quelli che erano i rifugi estivi di Moravia e Pasolini, non troppo lontani dalla Capitale, è la mostra di Luca Giovagnoli: in un hotel sul lungomare Pontino, all’interno del Parco Nazionale di Sabaudia

La pittura – o sarebbe più appropriato dire il lavoro di Stingel – produce spazi sociali coinvolgendo direttamente il pubblico nella creazione dell’opera, e l’artista mette in discussione i concetti fondamentali di originalità, paternità e la natura effimera dell’arte, ma ha comunque bisogno del suo pubblico

Naoshima, nel mar del Giappone, è l’ultima destinazione inevitabile per aggiungere “punti fedeltà” a un sistema dell’arte che mescola esclusività, presenzialismo e big business

“Grammars of Light” al Museo Astrup Fearnley di Oslo disegna ed espande un territorio di ricerche intorno al “sensibile” lungo ormai più di un secolo. In questo show, dove tra lavori inediti e qualche classico è l’intera architettura del museo a essere rimodellata dalla pratica della sua manipolazione