
Nel Padiglione dell’Uruguay Whyte presenterà un lavoro che nasce da tensioni, errori e vulnerabilità trasformati in forza generativa
In occasione della Biennale Arte di Venezia, in programma dal 9 maggio al 22 novembre, il Padiglione dell’Uruguay presenterà Antifragil, il nuovo progetto dell’artista Margaret Whyte, a cura di Patricia Bentancur. Il titolo del progetto prende spunto dal concetto di “antifragilità” elaborato dal filosofo e saggista Nassim Nicholas Taleb: non solo resistere al disordine e all’instabilità, ma rafforzarsi proprio grazie a essi.
È su questa linea che si sviluppa la ricerca di Whyte, un lavoro che nasce da tensioni, errori e vulnerabilità trasformati in forza generativa. L’artista non tenta di neutralizzare il caos, ma lo assume come materia viva, convertendo l’incertezza in una forma poetica di resistenza capace di ampliare lo sguardo sul presente.
L’installazione intreccia tessuti e oggetti tecnologici obsoleti – vecchi macchinari, caschi da motociclista, frammenti di detriti – in un assemblaggio in cui la frizione tra elementi eterogenei diventa energia strutturale. I materiali, portatori di storie d’uso, affetto e logoramento, entrando in dialogo con resti industriali, non evocano fragilità ma rivelano nuove possibilità di resistenza. Un approccio che richiama anche le riflessioni del filosofo dell’arte Arthur Danto sul rapporto tra arte e pensiero.
Per la curatrice Patricia Bentancur, Antifragil propone la tessitura e l’assemblaggio come vere e proprie tecnologie politiche di protesta e affiliazione. L’intreccio di frammenti diventa così un modello di pensiero: una pratica capace di articolare relazioni e generare narrazioni plurali, superando genealogie univoche.



