28 Settembre 2026 05:03

Una “cipolla” per Michael Beutler

Michael Beutler – Onion – installation view – courtesy l’artista e Pinksummer – photo Federico Ghillino
Si chiama “Onion” il nuovo progetto che l’artista tedesco porta a Genova da Pinksummer. Qui ve lo raccontiamo, strato dopo strato

Il telefono dice che mancano poco meno di dieci minuti all’ora x. L’opening da Pinksummer è più che imminente e Michael Beutler (Oldenburg, 1976) è ancora in fermento, intento a mettere a punto gli ultimi dettagli di Onion. Vero, siamo noi in anticipo, e presentarsi in anticipo agli appuntamenti è da criminali delle buone maniere. Però, conoscendo un po’ Michael, ci saremmo aspettati proprio quella scena, così come di vederlo perfezionare la sua creazione anche a ora x scattata. Con tutta la naturalezza di questo mondo. Siamo fan di Michael anche per questo, uno dei pochi artisti a cui puoi dire «Torna utile per il prossimo lavoro» se recupera un pezzo di legno saltato, sentendoti rispondere con entusiasmo «Oh sì».

Michael Beutler – Onion – installation view – courtesy l’artista e Pinksummer – photo Federico Ghillino

Anatomia di una “cipolla”

Il lavoro si chiama Onion, “cipolla”, ed è sintomatico di una delle caratteristiche più spiccate di Michael: pianificare il concettuale in senso molto pratico. Chi non ha mai sbucciato una cipolla? Chi non si è mai vestito a cipolla? Insomma: chi non conosce la struttura stratificata della cipolla? Stratificata come quella di Onion, una specie di cabinone messo al centro della galleria e sostenuto da un perno centrale (mai perfettamente centrale in quanto) fluttuante. Il perno regge tutto, ma non è esso stesso tutto: trattandosi di un’operazione firmata Beutler, l’altro elemento strutturale è il calore umano. Siamo noi, voi e chiunque altro. Onion è una struttura autoportante, ma se non la si attiva a forza di braccia lì rimane. Immobile, un’inerte formazione di materiali grezzi col suo papier collé, che Michael racconta di aver ottenuto triturando riviste d’arte (pensare che un testo d’arte possa dar origine a un’opera d’arte, invertendo una filiera di sistema, è già sublime così), e i colori ispirati a Mirò; coi legni riciclati che creano un impalcato dove le chiavi di volta si sprecano e l’acqua salata, che fa galleggiare la «Boat» – come la definisce Michael – con al centro il già citato perno.

Michael Beutler – Onion – installation view – courtesy l’artista e Pinksummer – photo Federico Ghillino

Percezioni e riflessioni su un’opera «Mai uguale a sé stessa»

Proprio come una via di mezzo tra un’operazione processuale alla Vasco Bendini (recuperatevi Cabina solare ad esempio), una cinetica alla Gianni Colombo (Topoestesia per dare un punto di riferimento) e una architettonica, Onion ha senso pieno solo se la si vive. Solo al netto di un’interazione, con una spinta che la faccia girare assieme alla testa di chi c’è dentro. Poca forza e un mezzo giro bastano per vivere quello straniante “effetto Onion”, capace di farti girare la testa (sì, come una giostra), destabilizzarti prospetticamente e determinare un’opera «Mai uguale a sé stessa», come dice Michael. Un’opera che, strato dopo strato, apre alla riflessione sullo spazio e le sue possibili modificazioni, ma anche sulla para-socialità che mette in concatenazione elementi tutti indispensabili e tutti funzionali a uno scopo, un movimento, un progresso. E dire che, in tutto questo, Michael ci ha raccontato d’aver preso spunto dalle porte girevoli, quelle che utilizziamo per entrare al centro commerciale come in tanti altri luoghi del quotidiano. Uno dei cinematismi più familiari all’umano moderno, in uno dei progetti più particolari che ci è capitato di toccare con mano negli ultimi tempi: lo spirito d’osservazione/interpretazione di Michael è un punto fermo di questo panorama contemporaneo.

Michael Beutler – Onion – installation view – courtesy l’artista e Pinksummer – photo Federico Ghillino