
Il progetto di Chiara Camoni curato da Cecilia Canziani occuperà l’intero padiglione come un’unica grande installazione
L’esposizione si presenta come un invito a ripensare il rapporto tra esseri umani, natura e materia. Attraverso un’esperienza immersiva fondata su incontro, ascolto e condivisione. Il Padiglione Italia alla Biennale di Venezia ospiterà Con te con tutto, progetto dell’artista Chiara Camoni curato da Cecilia Canziani. Il progetto occupa l’intero padiglione come un’unica grande installazione, concepita come un paesaggio in trasformazione.
Secondo la curatrice, l’ambiente immaginato da Camoni diventa uno spazio di scambio tra il corpo delle sculture e quello dei visitatori. All’interno di una ricerca che si inserisce in una tradizione italiana della scultura attenta alla decostruzione dell’idea di monumento e al recupero di materiali tradizionali come la terracotta. Il lavoro dell’artista dialoga idealmente con figure del Novecento e con l’eredità dell’Arte Povera, aprendo allo stesso tempo a suggestioni provenienti da storie dell’arte meno canoniche, come quella etrusca.
Due grandi ambienti
La mostra si sviluppa in due grandi ambienti. Nel primo spazio, immerso nella penombra, oltre venti statue in ceramica formano una sorta di bosco silenzioso. Figure modellate in terracotta e arricchite con elementi naturali e materiali di recupero. Nel secondo ambiente grandi figure femminili reclinate introducono a un’architettura in divenire costruita con elementi naturali, oggetti riciclati e materiali industriali. Lo scenario ricorda una casa o un palazzo composto da stanze, corridoi e giardini, dove la materia diventa pavimento, seduta o parete. In questo spazio prendono forma anche i Dialoghi, una serie di accostamenti tra il lavoro di Camoni e opere di altri artisti, tra cui Fausto Melotti, Alberto Martini e Marisa Merz, oltre ad artefatti storici come un’anfora etrusca del VII secolo a.C.
Il progetto include inoltre due commissioni speciali: la performance Canti fossili della coreografa Annamaria Ajmone, che mette in relazione voce, corpo e materia, e il lavoro filmico Che cosa resta della regista Alice Rohrwacher, realizzato a partire da materiali inediti e suggestioni tratte dal film La Chimera. Al centro della seconda tesa si apre infine una piazza con sedute, luogo di sosta e contemplazione che conduce idealmente verso il giardino esterno.




