15 Ottobre 2026 18:19

Imaginaryscapes. Aldo Mondino e Taisia Korotkova in mostra da Canepaneri

Aldo Mondino, Mare Rame, anni ‘70, Acrilico su carta, 65 x 100 cm, foto Claudio Grimaldi
Aldo Mondino, Mare Rame, anni ‘70, Acrilico su carta, 65 x 100 cm, foto Claudio Grimaldi
I paesaggi dell’immaginazione di Mondino e Korotkova di scena nella mostra curata da Alessandra Franetovich

Fino al 19 aprile la C+N Gallery CANEPANERI di Milano ospita Imaginaryscapes, mostra che mette in dialogo le opere di Aldo Mondino (Torino, 1938–2005) e Taisia Korotkova (Mosca, 1980, vive e lavora a Milano). Curata da Alessandra Franetovich e accompagnata da un testo critico di Laura Cherubini, l’esposizione si inserisce nel ciclo Due per Due, progetto che accosta ricerche artistiche appartenenti a contesti storici e culturali differenti per individuare inattese zone di contatto.

Il punto di convergenza tra Mondino e Korotkova è il paesaggio come costruzione visionaria. Uno spazio in cui realtà, memoria e visione si intrecciano generando scenari possibili. Il titolo della mostra introduce il neologismo Imaginaryscapes, che amplia la nozione di “geografia immaginativa” formulata da Edward Said. Il paesaggio non è più soltanto un territorio da rappresentare, ma un dispositivo culturale attraverso cui le società proiettano desideri, paure e narrazioni identitarie. In questa prospettiva, esso diventa una costruzione simbolica e politica in cui si negoziano relazioni di potere e modelli di convivenza tra umano e non umano.

Il viaggio culturale di Aldo Mondino

Le opere di Mondino esposte in questa occasione si concentrano sulla dimensione del viaggio reale e mentale. Dopo il trasferimento a Parigi nel 1959, dove frequenta l’atelier di William Heyter e l’École du Louvre, l’artista entra in contatto con una scena internazionale che segnerà profondamente la sua indagine. Il suo lavoro attraversa linguaggi e materiali diversi, ma resta costantemente legato alla rappresentazione del luogo come spazio di stratificazione culturale.

 

Aldo Mondino, Cancello, anni ‘60, Tecnica mista su tela, 70 x 50 cm, foto Claudio Grimaldi
Aldo Mondino, Cancello, anni ‘60, Tecnica mista su tela, 70 x 50 cm, foto Claudio Grimaldi

Mondino guarda all’Oriente non come a una realtà geografica definita, ma come a un immaginario costruito attraverso la storia dell’arte, la letteratura e la memoria personale. La fascinazione per il viaggio, per l’alterità e per la dimensione narrativa dello spazio permea tutta la carriera dell’artista torinese, protagonista di importanti mostre internazionali e invitato due volte alla Biennale di Venezia (1976 e 1993).

Le utopie critiche di Taisia Korotkova

La pratica di Korotkova si confronta invece con le trasformazioni del presente globale, interrogando il rapporto tra innovazione tecnica, ecologia e condizione umana. I suoi lavori esplorano le interazioni tra esseri umani e tecnologie avanzate (Technology and Reproduction), tra organismi naturali e materiali artificiali (Plastic-Eating Mushrooms), o la percezione perturbante dei robot antropomorfi (Uncanny Valley). Queste ricerche confluiscono nella serie Imagined Destinations, dove l’artista immagina scenari utopici in cui la prospettiva dominante non è più quella umana.

In questi paesaggi futuri, oggetti micro e macro giocano anch’essi un ruolo di protagonisti, tanto quanto gli esseri viventi, mentre strumentazioni avanzate (come lo stellarator, dispositivo sperimentale per la fusione nucleare) assumono una dimensione quasi archeologica. L’universo rappresentato da Korotkova sembra collocarsi in quella che Donna Haraway definisce una prospettiva post-umana o multi-specie, in cui l’Uomo non occupa più il centro della scena, ma diventa una delle tante entità che partecipano alla costruzione del mondo.

 

Taisia Korotkova, Growinga house, 2025, Olio su tela, 140 x 180 cm, foto Alexander Pogorzhelsky
Taisia Korotkova, Growinga house, 2025, Olio su tela, 140 x 180 cm, foto Alexander Pogorzhelsky

Nella serie Reconstruction compaiono i Builders, figure impegnate nella ricostruzione dell’ambiente dopo una possibile crisi della civiltà. I resti della cultura umana assurgono a rovine di un passato remoto, mentre piante, animali e funghi contribuiscono alla creazione di un nuovo equilibrio ecologico. L’autrice insiste sul superamento della distinzione tra natura e cultura. Il paesaggio non agisce più come semplice sfondo, ma diventa un sistema di relazioni tra attori umani e non, tecnologie, organismi viventi e infrastrutture. Particolarmente significativa anche l’attenzione per le forme di architettura non umana, come i nidi degli uccelli giardinieri o le strutture costruite dagli insetti, che suggeriscono un ribaltamento della prospettiva antropocentrica, mostrando come anche altre specie siano coinvolte in pratiche di progettazione e organizzazione dello spazio.

Più che come destinazione finale, Korotkova concepisce l’utopia come una forma di pensiero speculativo, un dispositivo critico che permette di osservare il presente da prospettiva decentrata, mettendo in discussione categorie consolidate come il progresso, lo sviluppo ad esso correlato e la complessa relazione tra soggetto e ambiente.

 

Taisia Korotkova, Abandoned city, 2025, Olio sutela, 70 x 50 cm, foto Alexander Pogorzhelsky
Taisia Korotkova, Abandoned city, 2025, Olio sutela, 70 x 50 cm, foto Alexander Pogorzhelsky
Paesaggi immaginari tra memoria e futuro

Se Mondino interpreta il paesaggio come spazio simbolico attraversato da memoria, desiderio e immaginazione culturale, Korotkova lo concepisce come ecosistema relazionale, in cui l’umano è soltanto una delle molte presenze che lo coabitano. Tra i lavori esposti si crea così una tensione temporale e concettuale. Dal viaggio individuale e dalla fascinazione per l’altrove tipica del secondo Novecento si giunge alla consapevolezza contemporanea della crisi ecologica, tecnologica e geopolitica. In questo senso Imaginaryscapes non vuol essere soltanto una riflessione sul paesaggio, ma una interrogazione profonda sul modo in cui pensiamo il futuro e immaginiamo di abitare il pianeta.