
Per la lista Unesco del patrimonio culturale immateriale il Ministero della Cultura candida presepe e cibi vari
L’acronimo sta per United Nations Educational, Scientific and Cultural Organization. Ma storicamente il centro della mission dell’Unesco c’è la protezione dei siti Patrimonio Mondiale culturale e naturale. Ora: qualcuno ha notizia di azioni promosse dall’ente sovranazionale per salvaguardare gli straordinari siti minacciati dalla guerra in Iran e ora in Libano? La Cittadella di Bam, costruita prima del 500 a.C. sulla Via della seta, già gravemente danneggiata da un terremoto nel 2003. Isfahan, con la straordinaria Moschea del Venerdì. Le rovine romane di Baalbek e Tiro, l’antica città fenicia di Biblo, i palazzi omayyadi di Anjar, in Libano.
Niente, i pagatissimi funzionari uneschini stanno a guardare. Come del resto assistettero inani alla distruzione di Palmyra. Come osservarono con attenzione i gruppi jihadisti polverizzare storici mausolei e moschee e bruciare migliaia di antichi manoscritti a Timbuctu, in Mali. In compenso, negli ultimi anni hanno molto intensificato la propria attività nella protezione del patrimonio culturale immateriale. Che – si legge sul sito Unesco – “comprende tradizioni vive, espressioni orali, arti dello spettacolo, riti, feste e artigianato”.

Vuoi mettere? Nessuna faticosa e pericolosa missione in zone di guerra, nessun disturbo dato ai latitanti caschi blu ONU, nessuna presa di posizione politica, soprattutto. Al massimo, ai compassatissimi ispettori toccherà sottoporsi a qualche giro di walzer (patrimonio protetto), lanciare colorate ghirlande in un carnevale (aripatrimonio ariprotetto), sfiancarsi in qualche pantagruelico sfibrante pranzo. Già, perché l’”immateriale” spesso si tramuta in materialissimo cibo: non di rado complice l’Italia, che recentemente ha trionfato per l’ammissione all’ambitissima lista di Dieta Mediterranea, Arte del pizzaiuolo napoletano e Cucina Italiana.
Abbassare la cultura
Visto che siamo arrivati al ruolo italiano, soffermiamoci. Ma prima proviamo ad analizzare dovutamente la fatidica locuzione: “patrimonio culturale immateriale”. Guardando all’Italia, e pensando che in queste dinamiche è direttamente coinvolto il Ministero della Cultura, quali fattispecie le assocereste primariamente? Non è che per caso una capolavoro universale come la Divina Commedia assurge quasi a paradigma dell’italico patrimonio culturale immateriale? Non si potrebbe proporre agli onori – per dire – qualcosa come il pensiero filosofico di Benedetto Croce? Non lo meriterebbe – sempre per dire – la stagione del nostro Neorealismo cinematografico?

Niente da fare: per il MiC evidentemente queste sono cose da onanismo intellettuale. Piuttosto che innalzare il popolo culturalmente, occorre abbassare la cultura al livello del popolo. E arriviamo all’oggi. Cosa annuncia, trionfante, il loquacissimo ufficio comunicazione del ministero, fra una figuraccia biennalesca e l’altra? Che le nuove candidature tricolori si faranno in quattro per “proteggere” “il Presepe, l’appassimento delle uve della Valpolicella e il patrimonio alimentare alpino”. Non stiamo scherzando, è proprio così. Passi per il presepe, ma il secondo? Il gustosissimo Recioto merita davvero più energie Unesco di un tempio romano annientato da un drone distratto? E il patrimonio alimentare alpino? Andrà a finire con una guerra anche qui, fra chi vuol mettere al sicuro una forma di Fontina e chi invece si batte per una ricotta di alpeggio…




