
Esce per le edizioni di Traffic Festival il volume Hill of Desires, progetto editoriale che restituisce una delle possibili visioni sull’arte italiana contemporanea nell’ambito dell’ecologia politica e della ridefinizione delle aree rurali e interne. A cura di Matteo Binci, Pietro Consolandi, Giacomo Pigliapoco e Bianca Schröder, la pubblicazione si posiziona in un contesto di ricerca artistica, scientifica e internazionale, aprendo a nuove possibilità di espansione delle tematiche e delle pratiche artistiche del progetto pluriennale Traffic Festival.
Il libro trasforma l’esperienza del Festival umbro in uno spazio editoriale condiviso, costruendo uno strumento collettivo, critico e interdisciplinare articolato in cinque sezioni. Un atlante visivo introduttivo raccoglie opere e pratiche artistiche realizzate in Italia dal 1960 a oggi che hanno ispirato la ricerca; la sezione centrale comprende nove contributi testuali inediti commissionati, suddivisi in tre nuclei tematici; seguono la documentazione del progetto pluriennale Traffic Festival, una bibliografia generale di riferimento concepita come pratica di riflessione collettiva, e tre sovraccoperte commissionate ad artiste che hanno indagato tematiche affini, restituendo il senso di eccedenza alla base della programmazione del festival.
Il volume riflette sull’arte nei territori decentrati affrontando alcuni problemi congeniti al sistema dell’arte: concentrazione geografica, dipendenza dalla logica dell’evento, orientamento alla visibilità e alla spettacolarizzazione a discapito di progettualità a lungo termine. In risposta a questo paradigma, i curatori propongono un’arte situata, fragile, relazionale, che non si limiti a rappresentare il mondo ma che si lasci trasformare da esso.
Uno dei nuclei teorici che attraversano il progetto è il concetto di ruralità, intesa non come nostalgia o identità fissa, ma come condizione epistemica e politica. Il rurale diventa un dispositivo critico per pensare l’interdipendenza, la coabitazione multispecie, la gestione collettiva delle risorse, la cura dei territori. In questa prospettiva, l’arte può facilitare e ripensare i rapporti tra esseri viventi, ambienti e forme di sapere, riconoscendo la forza e l’autonomia di entità che non parlano un linguaggio umano: il suolo, l’acqua, le costellazioni, i funghi, le rovine.

I nuclei tematici
Il primo nucleo tematico, dedicato alle nuove geografie territoriali, raccoglie testi di Elvira Vannini, Panos Giannikopoulos e Simone Ciglia. Vannini propone una genealogia politica del margine articolando una riflessione ecofemminista che intreccia genealogie militanti, spiritualità politica e nuove forme di convivenza. Giannikopoulos ragiona sull’idea di “secchezza” come condizione non solo climatica ma anche emotiva, affettiva, economica, dove l’arte può attivare desideri e geografie alternative. Ciglia analizza l’evoluzione delle pratiche artistiche legate alla ruralità in Italia dal secondo dopoguerra, tracciando una mappatura di esperienze tra anni Sessanta e Novanta.
Il secondo nucleo tematico affronta la ridefinizione del concetto di rurale alla luce della crisi ecologica, della convivenza multispecie e delle nuove pratiche di vita. Il collettivo Myvillages propone un saggio che parte dall’ascolto dei contadini, rifiutando la figura romantica o marginale della campagna per attivarne la voce autonoma. Emanuele Braga riflette sull’arte come alleanza tra corpi vulnerabili e territorio, mentre il collettivo Robida esplora pratiche di abitazione e coabitazione post-rurale attraverso il concetto di staying with the place, trasformando la vita in villaggi montani in pratiche estetiche di cura e ascolto reciproco.
Il terzo capitolo si muove in un orizzonte più aperto e immaginativo. Il collettivo Paisanaje racconta i suoi pranzi comunitari al CAR – Centro per l’Avvicinamento al Rurale a Madrid, dove il cibo diventa pratica relazionale, gesto politico e forma di apprendimento condiviso. Ronald Kolb esplora le possibilità di una pratica curatoriale post-espositiva che si costruisce nella relazione e nell’ascolto situato, proponendo l’arte come infrastruttura affettiva ed ecologica. Chiude la sezione Marcelo Expósito con il suo Oratorio para una Constitución de la Tierra, un testo legislativo sperimentale in forma poetica che incarna una tensione tra diritto, ecologia e affettività.
Hill of Desires si costitusce così come un dispositivo che mette in dialogo esperienze artistiche, contributi teorici e cartografie affettive attraverso immagini e parole per immaginare un’arte non centralizzata, non estrattiva, non normativa, capace di aprire scenari di immaginazione e resistenza. Il volume sarà presentato nei prossimi mesi in occasione degli eventi collegati a Traffic Festival 2026.





