
Fino al 4 maggio 2026, Padova ospita la mostra diffusa “Il Bacio di Giuda“, il ritorno alla plasticità. Gianfranco Meggiato: un omaggio a Giotto”, curata da Jon Wood e Nicola Galvan, promossa dal Comune di Padova e organizzata con la Fundación de Arte y Cultura Gianfranco Meggiato. Quattordici sculture monumentali dialogano con gli affreschi della Cappella degli Scrovegni, dove Giotto nel Trecento riportò i suoi personaggi a una nuova plasticità ispirandosi alla classicità romana. Meggiato raccoglie quell’eredità e la rilancia nel presente.
Fulcro del progetto è la scultura “Il Bacio di Giuda”, ispirata all’omonima scena giottesca. Collocata di fronte all’ingresso della Cappella, è composta da otto figure nere e da una figura centrale lucente che rappresenta Cristo, la quale svetta sulle altre in una spirale ascensionale. Sulla sinistra appare Pietro che taglia l’orecchio al servo del Sommo Sacerdote; al centro Giuda stringe Cristo e lo bacia; sulla destra tre figure delineano l’arresto. La scena non è solo il tradimento per eccellenza, ma diventa metafora della condizione umana: il tradimento che ognuno compie quando dimentica la propria natura spirituale, lasciandosi catturare da paure, ambizioni e desideri effimeri.
Accanto a quest’opera, Padova accoglie altre tredici sculture disseminate tra luoghi simbolici e spazi periferici. Dal Castello Carrarese al Listòn, da piazza Eremitani ai Giardini dell’Arena Romana fino a piazza Castello e piazza Azzurri d’Italia, la città si trasforma in un museo a cielo aperto. “Lo Specchio dell’Assoluto”, di fronte al Museo Eremitani, evoca il rapporto tra uomo e infinito; “Attimo Fuggente” ricorda che la vita è breve e va vissuta nel presente; “Sfera Conchiglia”, lungo il percorso che conduce alla Cappella degli Scrovegni, custodisce l’essenza più autentica; “Sfera Sirio” nei Giardini dell’Arena Romana innalza lo sguardo verso il cosmo; “Verso la Libertà” in Galleria Cavour apre le forme oltre gli schemi; “Mistral” con le sue volute rosse simboleggia la forza del vento e la rinascita interiore. “L’Uomo Quantico” e “Anima Latina” vengono collocate anche in aree meno centrali per portare l’arte contemporanea dove normalmente non arriva.

Alcune mostre temporanee restano per sempre. È ciò che accade a Padova con il progetto di Meggiato, prorogato fino al 4 maggio e diventato una delle rare esposizioni pubbliche capaci di vivere per sette mesi consecutivi nello spazio urbano. Le opere entrano nella quotidianità: i cittadini le attraversano, le riconoscono, le fanno proprie. L’arte ha superato il confine dell’evento per diventare presenza.
Il successo della mostra non si misura solo nei numeri, ma nella qualità delle relazioni che genera. Il Liceo Artistico Selvatico invita l’artista per un incontro con gli studenti: un dialogo diretto, senza filtri, in cui Meggiato condivide esperienza, visione e percorso. In quell’occasione vengono donate circa 100 copie del catalogo della mostra, edito da Giorgio Mondadori, firmate una ad una dall’artista. Un gesto che racconta tempo dedicato, attenzione, rispetto per chi è all’inizio del proprio cammino.

Accanto ai progetti espositivi e alle committenze, esiste in Meggiato una dimensione profondamente umana e sociale: la volontà di restituire, di creare connessioni, di accompagnare. La scultura diventa responsabilità culturale. E forse proprio per questo la città reagisce in modo così forte. A Padova si sviluppa un desiderio chiaro: che “Il Bacio di Giuda” non resti un episodio temporaneo, ma diventi parte permanente del tessuto urbano.
E questo desiderio si concretizza. La scultura trova la sua collocazione definitiva presso il Museo Eremitani, a pochi passi dalla Cappella degli Scrovegni. È un segnale raro: quando una comunità chiede che un’opera resti, significa che essa ha superato il linguaggio artistico per toccare un bisogno più profondo. Meggiato dimostra che è ancora possibile essere un artista contemporaneo capace non solo di creare opere, ma di generare significato, relazione e continuità. E forse è proprio questo il vero successo.





