
Una storia di audacia, ribellione e avventura: fierezza, paura, amicizia e comprensione di sé amalgamati nelle pagine di un movimentato fumetto. Questi sono gli ingredienti per portare, con un nero mostriciattolo, la lingua sarda ai più piccoli nella vivace opera di Nicola Ledda e Sara Dal Cortivo.
Mommoti, o Bobboti, è un essere oscuro dall’ancestrale profondità della mitologia folcloristica della Sardegna. È un demone, un’entità immaginaria dallo sguardo terrificante – simile a un uomo nero o a un cattivo orco – che, passando di notte nel buio tra le case e muovendosi comodamente dentro di esse, predilige portar via coloro che spavaldamente non si comportano bene. La figura – forse inesistente – utilizzata per spaventare i bambini nella tradizione di tutta l’isola ora si presenta e si fa concreta per portare la sua lingua nella bocca di tutti.
Mommoti diventa ora protagonista del racconto in lingua sarda ideato e scritto da Nicola Ledda e illustrato dall’artista Sara Dal Cortivo, pubblicato da Alfa Editrice. La creatura si presenta nella forma del piccolo Mommoteddu, spettrale essere nero carbone dai denti a punta, simpatico e antieroico mostriciattolo che non vuole dormire. L’audace entità demoniaca si contraddistingue per la testarda incredulità di fronte alle storie di paura che gli vengono narrate e così passa tutte le notti insonne, ribelle, senza minimamente chiudere occhio, conscio che nulla gli può succedere. Ed è così che una sera si avventura con spirito temerario nel bosco, dove nemmeno la luna riesce a fare luce, diretto verso i segreti di una casa maledetta.

Così, tra il segno nero del carboncino e le sfumature viola dell’ametista e dell’indaco di Persia, si snoda ritmicamente la storia di Mommoteddu, che impara attraverso i suoi occhi dolci e brillanti cosa vuol dire essersi perso nella paura, mentre nelle tavole si sviluppa e corre la vicenda del curioso, coraggioso e sconsiderato mostriciattolo. In una fiaba che graficamente si dispiega nel morbido segno materico del tratto granuloso e delicato dei mezzi grafici a secco, «ogni sogno può diventare un portale e ogni specchio un passaggio verso l’ignoto»; emerge la forza della narrazione e il linguaggio autentico, vivo, del testo in sardo.
Come racconta l’autore Nicola Ledda: «La figura tradizionale di Mommoti è reinventata per unire la lingua sarda a un’illustrazione contemporanea. Questo in una narrazione fatta per parlare (in sardo) ai bambini di oggi, nell’ottica di fiaba moderna, intesa come educazione emotiva, che veicoli emozioni positive, nel senso della gestione della paura, attraverso un messaggio psicologico sottile: insegnare che tutti, anche i mostri, possono avere paura, e che va bene così».
Il tutto in un linguaggio grafico brillante, che scorre veloce, scuro e insieme luminoso. Come scrive Sara Dal Cortivo: «Nelle tavole c’è tanto nero, ma i disegni trasmettono luce e dolcezza, rendendo Mommoteddu un piacere per gli occhi e per il cuore», restituendo un fumetto accattivante e dal ritmo visivo ben studiato, espressivo e sonoro.
«L’idea – dicono gli autori – è nata per cercare di incrementare la presenza nel mondo dell’editoria di testi per l’infanzia nella nostra lingua, pensando dunque di realizzare uno strumento per l’apprendimento linguistico che porti al riconoscimento di un senso di appartenenza della lingua in un contesto in cui la trasmissione familiare è spesso incompleta, incostante o addirittura interrotta».
Come sottolinea Ledda: «Il sardo è raramente insegnato a scuola e se non entra nei linguaggi “alti” della comunicazione – come già sta accadendo nel cinema, nella radio e nei nuovi media – rischia di scomparire. I segnali, però, sono incoraggianti: l’interesse cresce, anche tra i ragazzi, che “riaprono i cassettini” in cui avevano riposto la lingua. […] Lingua e cultura non si possono separare. E Mommoteddu prova a raccontarle insieme, con leggerezza, immaginazione e una voce che parla direttamente alle nuove generazioni».
Alfa Editrice propone così «un racconto incantato che parla di coraggio, disobbedienza e scoperta, dove ogni sogno può diventare un portale e ogni specchio un passaggio verso l’ignoto» e pone al centro la lingua sarda, con l’intento di contribuire a tenerla viva.




