28 Settembre 2026 12:18

“Oltre ogni censura”. La più lucida lettura della querelle Biennale arriva da…

La più lucida lettura della querelle Biennale arriva da...
La più lucida lettura della querelle Biennale arriva da…
Come spesso accade, la lettura più obbiettiva delle polemiche socio-politiche attorno alla Biennale di Venezia arriva da un “non addetto”…

“Non sarà facile fare tabula rasa e rimettere in sesto il significato della Biennale d’arte contemporanea, restituendole il suo carattere di estraneità rigorosa alle pratiche della cattiva ideologia”. È arduo estrapolare un passaggio significativo da un articolo perfetto, che centra il nocciolo di un tema e ne suggerisce le chiavi interpretative. È quello che è successo ieri su “Il foglio”, quando Giuliano Ferrara ha deciso che era ora di dedicare alcune delle sue preziose righe a quanto sta ammorbando la vigilia della Biennale Arte di Venezia.

Se ne è parlato fino alla noia, non serve ricapitolare. Si parla delle ingerenze socio-politiche – Russia, Ucraina, Israele, USA – che stanno turbando un ambiente che ne dovrebbe essere del tutto alieno. “Guerre e tregue sono atti politici, non simboli di incorrotta sublimità della cultura”, nota a proposito l’inemendabile “elefantino”. “Importare quella dimensione del dramma mondiale nel paesaggio straniato della mostra ha comportato il risveglio della più penosa identità dell’intellettuale di battaglia, spingendo gli artisti e i curatori nella posizione falsa dell’arbitro e del censore”.

Il piacere di creare

Ma l’analisi di Ferrara non può non partire dai fondamentali, che hanno dato il via all’incontrollata sequela di inqualificabili prese di posizione. O di acritici arroccamenti, come quelli del nostro doroteo ministro. “Quanto all’equiparazione nel male di Israele e Russia, che cosa assicura i nostri compunti e sentenziosi giudici d’arte, di etica e di politica, che una guerra nazionale e di popolo nata da un pogrom e da decenni di accerchiamento da parte di eserciti jihadisti che predicano l’annientamento degli ebrei sia della stessa sostanza morale di un’aggressione neoimperiale bandita e perpetrata a colpi di strage da un autocrate che nutre sogni di distruzione di una democrazia europea?”.

“Gli artisti”, rimarca Ferrara con toni che in altri contesti potrebbero sembrare quasi scontati, “hanno il dovere e il piacere di creare, di pensare e fare poesia in libertà, di comunicare oltre ogni censura, di cercare un linguaggio particolare e universale insieme, non di assumere in prima persona la veste del censore”. Chi si può arrogare il diritto di stabilire A PRIORI che una certa opera d’arte sarebbe acquiescente verso un politico politicamente detestabile? E quindi, tappare sempre A PRIORI la bocca di qualche artista che magari non si interessa di Odessa o di Nablus, ma di uomini e donne, di mare o di vento?

Arte impegnata e solidale

“Purtroppo alla Biennale, dove negli anni si sono praticati canone conformismo e dissenso, ora si è scoperchiato il vaso della vanità, della presunzione, della funzione vocalmente salvifica dell’arte impegnata e solidale, una delle più colossali mistificazioni mai immaginate”, sentenzia Ferrara. Chapeau. “Niente come la vicenda della Biennale, avviata sulla china pericolosa della propaganda e del preconcetto, dimostra come gli unici spazi di tregua possibili sono quelli della decenza e della bellezza, della ricerca e della forma, non l’imitazione della politica e della morale a cura degli artisti”. Aggiungiamo solo: GRAZIE