25 Settembre 2026 19:46

Francesco Guardi. La Venezia che Gulbenkian non ha mai visto

I Guardi di Calouste Gulbenkian, Ca' Rezzonico, Venezia, foto Luca Chiandoni
I Guardi di Calouste Gulbenkian, Ca’ Rezzonico, Venezia, foto Luca Chiandoni
A Ca’ Rezzonico, i dipinti di Guardi della collezione Gulbenkian tornano nella città che li ha generati.

Il portego di Ca’ Rezzonico è una sala che non ha bisogno di presentazioni: i finestroni si aprono su Venezia, le statue in marmo presidiano le porte, e la luce entra con la stessa naturalezza con cui Francesco Guardi la dipingeva da queste parti tre secoli fa. È in questo spazio che dieci tele provenienti dal Museo Calouste Gulbenkian di Lisbona sono tornate, fino all’8 giugno, nella città che le ha generate.

La valigia di Gulbenkian

Calouste Sarkis Gulbenkian, imprenditore armeno, filantropo, uomo senza patria fissa, iniziò ad acquistare Guardi nel 1907 e non smise fino al 1921, mettendo insieme diciannove opere che ancora oggi rappresentano uno dei nuclei più importanti al mondo dedicati al pittore veneziano. Li seguiva con una cura quasi personale: sceglieva le cornici, controllava i restauri, si preoccupava che le sue opere prosperassero in un’atmosfera adeguata.

Durante la Seconda guerra mondiale quei dipinti seguirono i movimenti del loro proprietario attraverso mezza Europa: nascosti nei sotterranei di Avenue d’Iéna a Parigi, poi trasferiti a Londra, poi alle miniere sotterranee del Galles, poi a Washington, infine a Lisbona nel 1969. Le tele esposte nel portego sono tutte databili tra il 1770 e il 1790: la Festa dell’Ascensione in Piazza San Marco, La Partenza del Bucintoro, la Regata sul Canal Grande.

 

I Guardi di Calouste Gulbenkian, Ca' Rezzonico, Venezia, foto Luca Chiandoni
I Guardi di Calouste Gulbenkian, Ca’ Rezzonico, Venezia, foto Luca Chiandoni

La Venezia delle cerimonie, delle parate d’acqua, della Repubblica ancora in piedi ma già in declino. Rispetto a Canaletto – che la città la misurava – Guardi la dipinge come se la stesse ricordando: edifici corrosi dalla luce, proporzioni liberamente sfalsate, figure ridotte a macchie di colore. Una città interiore più che una veduta.

L’altra Venezia

Ma è al centro della sala, nelle teche orizzontali, che la visita cambia registro. I disegni delle collezioni civiche mostrano un Guardi che Gulbenkian non ha mai cercato di comprare. Carte povere, spesso ritagliate e riutilizzate. Schizzi su vecchie lettere. Annotazioni di luoghi umili, con l’ubicazione scritta a mano sul foglio. Un pittore che si muoveva tra la commissione e l’appunto privato, tra la veduta rifinita e lo schizzo su carta da imballaggio.

Le Nozze del duca di Polignac, tra i fogli più celebri, hanno la leggerezza di qualcosa non pensato per essere esposto. I capricci con sottoportico, scorci di corti e archi, figurette appena accennate, sembrano appunti di qualcuno che non smetteva mai di guardare, anche quando non c’era nessuno a commissionargli nulla.

 

I Guardi di Calouste Gulbenkian, Ca' Rezzonico, Venezia, foto Luca Chiandoni
I Guardi di Calouste Gulbenkian, Ca’ Rezzonico, Venezia, foto Luca Chiandoni
Due Venezie nello stesso portego

C’è anche il Ponte di Rialto secondo il progetto di Palladio: Guardi che dipinge Venezia com’era potuta essere, un ponte mai costruito reso con la stessa concretezza delle vedute reali. È forse l’opera che meglio racconta la distanza tra i due Guardi di questa mostra, quello delle tele celebrate e quello dei fogli di bottega, eppure anche la loro vicinanza: lo stesso sguardo, la stessa libertà nei confronti del dato reale, applicata su scale e supporti completamente diversi.

Le tele alle pareti e i fogli nelle teche condividono la stessa luce. Sono due archivi della stessa città, arrivati qui per strade molto diverse: uno attraverso aste, mercanti e traversate atlantiche, l’altro custodito a pochi passi da dove fu comprato, quasi duecento anni fa. Vederli insieme, in questo portego, è la ragione principale per venire.

I Guardi di Calouste Gulbenkian
Fino all’8 giugno 2026
A cura di Alberto Craievich
Ca’ Rezzonico – Museo del Settecento Veneziano
Dorsoduro 3136, Venezia