22 Settembre 2026 11:28

Giuli non va a Venezia, ma invita Israele al MiC

il Padiglione Israele, ai Giardini

Non si presenterà all’opening della Biennale, e dunque nemmeno al Padiglione Italia, ma Alessandro Giuli invita al Ministero della Cultura e “valorizzerà in Italia, attraverso una iniziativa promossa dal Ministero della Cultura” l’opera di Belu-Simion Fainaru, artista che rappresenterà Israele alla Biennale

Prima il diniego della presenza all’apertura del rinnovato Padiglione Centrale (con 31 milioni del PNRR), lo scorso marzo; poi, cinque giorni fa, l’annuncio che Alessandro Giuli, Ministro alla Cultura italiano, non si presenterà proprio all’apertura della Biennale di Venezia. Ieri, colpo di scena, lo stesso Ministro ha inviato gli ispettori del MiC a Ca’ Giustinian, per ottenere “Copia integrale della corrispondenza fra la Fondazione Biennale di Venezia e le autorità russe, finalizzata alla definizione degli assetti organizzativi e gestionali della presenza della Federazione Russa a Venezia» e chiarire così i termini della riapertura del Padiglione del Paese ai Giardini che in compenso, sempre ieri, ha annunciato porte aperte solo nei giorni di preview, restando – a tutti gli effetti – chiuso al pubblico.

Eppure, se pensavamo di averle già viste e sentite tutte rispetto a questa Biennale partita sciagurata con la morte prematura della curatrice Koyo Kouoh, state sbagliando: poco fa, infatti, attraverso una newsletter, il Ministro Giuli annuncia di aver tenuto “Una cordiale conversazione telefonica con l’artista israeliano Belu-Simion Fainaru, che presenterà le sue opere nel padiglione di Israele alla 61.ma Esposizione Internazionale d’Arte della Biennale di Venezia”. Giuli, inoltre, ha anche garantito “La sua totale solidarietà per gli attacchi ricevuti di recente”.

Poco importa della distanza presa dalla Giuria – che non premierà i Paesi i cui leader sono sotto accusa per crimini contro l’umanità (decisione che ha sollevato le lamentele proprio di Israele, of course, che forse non conosce l’adagio “Un bel tacer non fu mai scritto”); non importano le proteste di ANGA (Art Not Genocide Alliance) contro la partecipazione dello stato promotore di oltre mezzo secolo di conflitto con la Palestina; non importa la lettera sottoscritta da centinaia di artisti e curatori, molte decine dei quali presenti alla stessa 61.ma Biennale, e ovviamente non importa affatto “capire” il Padiglione russo, chiuso nel nome della “libertà” evidentemente. Evidentemente stiamo sbagliando noi.

Lontani i tempi sgargianti dell’IVA al 5 per cento e del Giuli “eroe per un giorno”, la Biennale di quest’anno assomiglia a ogni minuto che passa il campo da gioco scialbo di una geopolitica prevedibile e patetica, aggrappandosi a giochi di potere ormai talmente evidenti da apparire ridicoli. E l’arte? A Venezia, per ora, sembra rimasta solo a fare da contorno. Ma tranquilli, ci penseranno al MiC a riportarla in auge: “Il Ministro Giuli ha assicurato all’artista Belu-Simion Fainaru che la sua opera sarà valorizzata in Italia attraverso una iniziativa promossa dal Ministero della Cultura. Il Ministro e l’artista hanno concordato infine un incontro al MiC, dopo l’inaugurazione della Biennale d’Arte di Venezia“, si legge nelle ultime righe del comunicato. Le ombre e le maschere sono a dir poco crollate: ora, se ancora non vi fosse chiaro, è possibile intendere di chi fa le veci la classe politica italiana.

E come sempre: aggiornamenti in corso.