
L’esposizione mette in dialogo la pratica performativa di Marina Abramović con i capolavori del passato del museo
“La mia storia con il Venezia è iniziata da molto tempo fa. Avevo 12 anni, o forse 14, e mia madre mi ha portato a Venezia con un treno da Belgrado. Sono stata investita dal piacere della sua bellezza. […] Fu un momento in cui aprii gli occhi e vidi completamente un altro mondo”. Queste le prime parole pronunciate dalla grande Marina Abramović oggi alle Gallerie dell’Accademia di Venezia. È qui che fino al 19 ottobre va in scena Transforming Energy, grande mostra che segna un momento storico: la prima artista donna vivente a essere celebrata con una personale in uno dei musei simbolo della pittura rinascimentale veneziana.

Realizzata in occasione della 61ª Biennale di Venezia e in coincidenza con gli ottant’anni dell’artista, l’esposizione mette in dialogo la sua pratica performativa con i capolavori del passato. Intrecciando corpo e spiritualità, materia e trascendenza. Il percorso si sviluppa tra sale permanenti e spazi temporanei – una novità per l’istituzione – e include opere iconiche come Rhythm 0, Imponderabilia e Balkan Baroque, affiancate da nuove produzioni.
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Al centro dell’esperienza ci sono i “Transitory Objects”: strutture in pietra e cristalli pensate per essere attivate dal pubblico, chiamato a partecipare direttamente a quella che Abramović definisce una “trasmissione di energia”.

Uno dei momenti più significativi è il confronto tra Pietà (with Ulay) e la Pietà di Tiziano. Che rinnova i temi rinascimentali del dolore e della redenzione attraverso una sensibilità contemporanea. Qui una serie di immagini e un video dell’intervento di Lady Performance…





