15 Ottobre 2026 01:41

Il sottobosco. Alla Biennale Arte debutta il Padiglione della Guinea Equatoriale

Ingrid Seall al Padiglione della Repubblica della Guinea Equatoriale
Ingrid Seall al Padiglione della Repubblica della Guinea Equatoriale
A Palazzo Donà dalle Rose la Guinea Equatoriale chiama un gruppo di artisti a leggere il progetto The Forest: The Undergrowth

Alla Biennale Arte di Venezia, il Padiglione della Repubblica della Guinea Equatoriale debutta ufficialmente con The Forest: The Undergrowth, un progetto espositivo che trasforma il sottobosco in metafora dell’inconscio e dello spazio di relazione tra uomo e natura. Tra gli artisti protagonisti spicca la paraguayana Ingrid Seall, che presenta Manar, un’installazione verticale realizzata con cellulosa, carta, ferro, manioca, argilla, cera d’api e residui organici.

Allestita a Palazzo Donà dalle Rose dal 9 maggio al 22 novembre 2026, l’opera nasce come riflessione sul concetto di trasformazione: ciò che viene scartato o dimenticato si rigenera in nuova materia viva. Il titolo Manar richiama infatti l’idea di abbondanza e flusso continuo, evocando un movimento che non si espande orizzontalmente ma verso l’alto, in una tensione spirituale che riconnette l’essere umano alle proprie radici ancestrali.

 

Alfred Mirashi Milot, No more keys
Alfred Mirashi Milot, No more keys

Nel percorso curatoriale ideato da Joan Abelló, coadiuvato da un prestigioso comitato di cui fa parte anche Massimo Scaringella, il sottobosco diventa un ecosistema simbolico popolato da opere che dialogano tra memoria, spiritualità e paesaggio. In questo contesto, il lavoro di Seall si intreccia fra l’altro con le installazioni di Alfred Mirashi Milot, autore delle enigmatiche “chiavi” disseminate nello spazio espositivo, elementi che suggeriscono accessi immaginari e nuove possibilità di interpretazione della foresta contemporanea.

Figura e materia

Intensa anche la presenza del fotografo Michele Stanzione, che presenta una serie di maschere animate in bianco e nero: immagini sospese tra rito e visione, capaci di amplificare l’atmosfera misteriosa del padiglione e di dialogare con la dimensione organica e trasformativa evocata da Manar.

 

Michele Stanzione, Bosco sacro
Michele Stanzione, Bosco sacro

Con la sua ricerca scultorea, Ingrid Seall conferma un percorso artistico centrato sulla mutazione della figura e della materia. Nata ad Asunción nel 1975 e formatasi presso l’Università Nazionale del Paraguay, l’artista utilizza materiali come bronzo, ceramica, ferro e cartapesta per dare forma a opere che intrecciano gesto, corpo e memoria collettiva, in una continua ricerca di equilibrio tra natura e trasformazione.