
Eterni monoliti sospesi e ultraterreni, e scorci di paesaggi metafisici e inattesi sono al centro del dialogo tra Mauro Rombi e Nabil Boutros su fotografia, poesia e riflessione critica nella mostra “CAPOVERSO”, visibile a Cagliari al Temporary Storing in via XXIX Novembre fino al 15 maggio. Lo spazio della Fondazione per l’Arte Bartoli-Felter si apre a immagini che mostrano un mondo in bilico tra quotidiano e iconico, un cosmo fotografico che riflette su ambiente umano e dimensione perpetua nel grande spazio che si chiama Mediterraneo, mare tra tre continenti e immenso incrocio di centinaia di culture.
Di un mondo tra nord Africa ed Europa meridionale parla Mauro Rombi con Guardia dei Mori, una esplorazione visiva di modi di vivere ed architetture. Sotto la forte luce del Tropico del Cancro si stagliano case basse con le murature in terra e tra esse vicoli rossi, protetti dal sole ardente, dove l’ombra fresca diventa angolo di calma e d’ozio. Sui muri di mattoni arancio cadmio si vedono gli archi e le pietre da costruzione e gli incastri dell’opus, e lì compare in qualche buco il nido di uccelli peregrini, che trasvolano il mare. Dove invece compare l’intonaco d’argilla, spuntano impronte umane – segni neri come firme dei passanti sulle abitazioni – e, tra le linee di confine di assenti affissioni elettorali, la sagoma nera di un cavallo. E in questi spazi sembra quasi di sentire i sussurri di basse voci per le stradine. Tra le ombre e le case compaiono silenziosamente infiniti particolari protagonisti dello spazio urbano, un intrico di dettagli architettonici arabo-andalusi come mosaici colorati, elementi decorativi, intagli su legno, stucchi lavorati. Icona e gioiello di questo linguaggio è la Madrasa di Ben Youssef, la scuola coranica di Marrakech. Intorno ad essa palazzi chiusi verso l’esterno respirano attraverso piccole bifore e s’aprono al cielo nelle splendide terrazze, sorta di città sopra la città. È un luogo che sembra sospeso di fronte a un incombente deserto rosso di ruggine, onnipresente, che dona a tutto un aspetto quasi familiare e metafisico. E al limite di questo deserto mura e case che sembrano sfaldarsi arse dal sole e ancora più in là bastioni di pietra trachitica, falesie, gabbiani e mare. Così Guardia dei Mori riflette una realtà intricata e Rombi «rinunciando a qualsiasi pretesa di oggettività o di esotismo, cerca nella semplicità delle cose quotidiane […] uno strumento di dialogo interiore capace di attraversare la superficie delle apparenze e mettere in crisi i luoghi comuni della rappresentazione».

Di lontanissima e immortale memoria parla Nabil Boutros con Delle pietre, ricerca visiva, poetica e politica su passato, presente e futuro, sardo e universale. Da monoliti ancestrali parte il lavoro dell’artista, che nei suoi soggiorni nell’isola ha cercato e trovato le vestigia della storia d’età megalitica, distante migliaia di anni. Con questi segni semieterni egli traccia un confronto con la società contemporanea. I grandi massi sono affiancati da piccole figure: soldati terribilmente armati e schierati in assetto da guerra; uomini d’affari in giacca e cravatta che incedono senza freno; statue, simulacri di inganno, sopruso, promesse mai mantenute; oscuri e dorati dittatori, megalomani brutali, marionette del potere; vigliacchi bracconieri, assassini d’animali, distruttori di ecosistemi; spregevoli viscidi magnaccia, sfruttatori violenti senza dignità; eroi effimeri di culture fiacche, dell’apparire, figure da nulla. Questi simboli di un mondo decadente che l’autore pone di fianco ai megaliti appaiono piccoli di fronte alle pietre, presenze più grandi del tempo, superiori alla realtà fisica: «Boutros utilizza la pietra come metafora ancestrale di potere, spiritualità e limite […] i monoliti […] dialogano con il celebre paradosso dell’onnipotenza, rivelando la fragilità dell’ambizione umana e la distanza incolmabile tra finito e infinito. Le sue immagini, caratterizzate da un forte chiaroscuro, non si offrono come consumo visivo immediato, ma come spazio di sospensione e silenzio, in cui lo sguardo è invitato a rallentare e a interrogarsi».
CAPOVERSO porta al Temporary Storing della Fondazione per l’Arte Bartoli-Felter il dialogo, l’incrocio di sguardi e il rovesciamento dei punti di vista di Nabil Boutros e Mauro Rombi e rende il Museo della Fotografia MUFO crocevia di riflessione poetica su identità, alterità e memoria tra le rive del Mediterraneo.




