25 Settembre 2026 21:00

Olivetti. L’azienda che trasformò l’arte di comunicare

Olivetti. L’arte di comunicare a Palazzo Sturm
Olivetti. L’arte di comunicare a Palazzo Sturm
La mostra Olivetti. L’arte di comunicare in corso a Palazzo Sturm di Bassano del Grappa racconta come la storica azienda italiana abbia trasformato ogni oggetto visivo in un progetto culturale

A Palazzo Sturm di Bassano del Grappa (VI) è aperta fino al 27 settembre Olivetti. L’arte di comunicare. Al pianterreno, il Museo della Stampa Remondini custodisce torchi, matrici e inchiostri di una dinastia di stampatori che nel Settecento dominava la distribuzione di immagini in tutta Europa. Al secondo piano, oltre 130 artefatti grafici raccontano come un’azienda italiana del Novecento, la Olivetti, abbia costruito un sistema visivo riconoscibile in tutto il mondo. Due storie, due secoli di distanza, nello stesso edificio.

Olivetti. L’arte di comunicare, curata da Fiorella Bulegato e Giorgio Cedolin, restituisce la coerenza di un sistema visivo costruito in oltre quarant’anni: dalla prima pubblicazione aziendale degli anni Trenta fino alle grafiche degli anni Settanta. Un percorso che mostra come ogni elemento fosse parte di un unico disegno. Non uno stile, ma un metodo.

Olivetti. L’arte di comunicare a Palazzo Sturm
Olivetti. L’arte di comunicare a Palazzo Sturm
Palazzo Sturm di Bassano del Grappa. La sua memoria

Palazzo Sturm è un edificio settecentesco che si affaccia sul fiume Brenta con vista diretta sul Ponte degli Alpini, capolavoro palladiano. Commissionato da una famiglia di mercanti di seta, oggi ospita i Musei Civici di Bassano del Grappa, e il pianterreno è occupato in modo permanente dal Museo della Stampa Remondini.

I Remondini furono, tra Seicento e Ottocento, una delle più grandi imprese editoriali del XVIII secolo. Partiti da un torchio a Bassano, costruirono un sistema che controllava ogni fase: la produzione di carta, la stampa, la distribuzione capillare attraverso una rete di venditori ambulanti che raggiungeva mercati lontanissimi. Stampe devozionali, carte geografiche, fogli illustrati, libri, tutto pensato per arrivare a pubblici diversi con un’immagine riconoscibile. Ferro, legno, inchiostro nero: i materiali di un mestiere che aveva capito, secoli prima che esistesse il concetto, cosa significasse comunicare su scala.

Olivetti. L’arte di comunicare a Palazzo Sturm
Olivetti. L’arte di comunicare a Palazzo Sturm
La mostra Olivetti. L’arte di comunicare. Quando il colore prende la parola

Salire al secondo piano significa cambiare epoca e cambiare registro visivo. La mostra Olivetti. L’arte di comunicare inizia in realtà già al pianterreno, in una sala di raccordo dove sono esposte alcune macchine da scrivere: le prime sono nere, compatte, quasi austere. Poi, gradualmente, il colore entra. La Valentine di Ettore Sottsass, 1969, è rossa: un rosso che non ha nulla di funzionale, tutto di dichiarativo. Non è una macchina che diventa oggetto di design: è un manifesto che si fa macchina.

Al secondo piano la stessa traiettoria si ripete nella grafica. Gli anni Trenta e Quaranta sono ancora in bianco e nero fotografico, pubblicazioni sobrie, influenzate dalla nuova tipografia europea. Poi arriva il rosso: i celebri Libri rossi, manuali di identità aziendale degli anni Settanta, raccoglitori in tela con la X goffrata e il logotipo declinato in sei colori all’interno. E poi l’esplosione: le grafiche degli anni Sessanta e Settanta portano gialli accesi, arancioni, blu cobalto. Il colore non è decorazione ma il segnale che qualcosa nel modo di pensare la comunicazione è cambiato in modo irreversibile.

Olivetti. L’arte di comunicare a Palazzo Sturm
Olivetti. L’arte di comunicare a Palazzo Sturm
Olivetti. Un sistema, non uno stile

Quello che distingue Olivetti da una semplice azienda attenta all’estetica è la coerenza. Fin dal 1931, quando Adriano Olivetti fondò l’Ufficio Sviluppo e Pubblicità, la comunicazione visiva non fu mai lasciata al caso o delegata a fornitori esterni: divenne una funzione interna, affidata a designer, architetti, artisti e scrittori che lavoravano insieme con un obiettivo preciso. Il risultato è visibile in mostra in tutta la sua ampiezza: non solo i manifesti e le campagne pubblicitarie, ma i libretti di istruzioni, i pieghevoli, gli imballaggi, la carta da lettere. Ogni punto di contatto con il pubblico era pensato con la stessa cura.

È una visione che oggi si chiamerebbe brand identity, ma ridurla a questo sarebbe sbagliato. Per Olivetti non si trattava di costruire un’immagine coerente per vendere di più: si trattava di dimostrare che un’impresa poteva avere una responsabilità culturale oltre che economica. Che la qualità visiva non fosse un privilegio riservato all’arte, ma qualcosa che apparteneva anche agli oggetti ordinari.

Olivetti. L’arte di comunicare a Palazzo Sturm
Olivetti. L’arte di comunicare a Palazzo Sturm
Olivetti. Il tempo ha un’immagine

La quarta sezione della mostra è dedicata ai calendari e alle agende Olivetti: quarantaquattro edizioni consecutive, ciascuna dedicata a un maestro della pittura, tra gli altri Rousseau, Cézanne, Carpaccio, van Gogh, Modigliani, progettate da grafici come Giovanni Pintori, Walter Ballmer e Roberto Pieraccini. L’idea è semplice e radicale insieme: le pagine dove si segnano appuntamenti e scadenze possono portare un’immagine, trasformare un gesto quotidiano in un’esperienza.

È una filosofia che dice molto su come Olivetti concepisse il rapporto con chi usava i suoi prodotti: non come consumatore da raggiungere, ma come persona a cui offrire qualcosa in più del necessario.

Olivetti. Costruire la comunità

La quinta sala chiude il percorso con il lato più ampio del progetto Olivetti: l’idea di un’impresa che si pensava anche come soggetto sociale, capace di investire in welfare, cultura e urbanistica. Le grafiche esposte come manifesti, pubblicazioni, materiali legati a mostre e iniziative civili, mostrano come la comunicazione visiva si estendesse ben oltre il prodotto. Nel soffitto affrescato della sala, volute rosse, blu e oro settecenteschi convivono con i colori delle grafiche nelle teche sottostanti. Due epoche che comunicano con gli stessi colori.