
Di fronte al continuo espandersi dell’incontenibile e incontrollabile disordine, cos’altro può fare? È quanto sembrano volerci dire le recenti opere realizzate da Adrian Tranquilli per gli ambienti degli spazi espositivi del piano terra di Palazzo Braschi.
Il caos. E lui, Batman (Excelsior 6), dall’alto, non può far altro che prenderne atto. Perché “It’s happening again”! In fondo, sì, lui è un eroe, ma, alla fin fine, di fronte al continuo espandersi dell’incontenibile e incontrollabile disordine, cos’altro può fare? È quanto sembrano volerci dire le recenti opere realizzate da Adrian Tranquilli per gli ambienti degli spazi espositivi del piano terra di Palazzo Braschi.
Curata dallo Studio Stefania Miscetti, la personale It’s happening again pone, nuovamente, di fronte due dei personaggi più iconici dei fumetti dei supereroi DC Comics, nonché quelli più cari allo stesso artista: Batman e Joker. Nemici, ma allo stesso tempo, le due facce della stessa medaglia: l’ordine e la giustizia, il primo; caos e anarchia il secondo, ma, anche, imprevedibilità e rottura delle regole, fino a diventare, nella più recente rappresentazione cinematografica di Todd Phillips, addirittura allegoria della ribellione sociale, indicando che il male si nasconde sempre anche nel bene.
Avvalendosi sempre di quei temi largamente pop, Adrian Tranquilli, con il suo sguardo fortemente antropologico, seziona gli scenari sociali dei nostri tempi, non nascondendo, anche, una certa critica di quelli che sono considerati i cardini della cultura occidentale, tra cui la religione, la politica, il potere, mostrandone limiti e fallimenti. Sottolineando, attraverso il titolo, una circolarità di fatti, in quell’infinito flusso di corsi e ricorsi, ciò che si credeva concluso, che non potesse accadere mai più e, invece, sta accadendo ancora, di nuovo. Ciò che si credeva definitivamente chiuso e ingabbiato, invece, prende nuovamente corporeità, consistenza, seppur ingabbiato in una rigida griglia.

Perché il Joker, il Jolly, il folle delle carte da gioco, è sì rinchiuso in un grande libro (My Little White Book), ma, se aperto, come per il classico vaso di Pandora, si espande nello spazio. Le pagine di questo libro, sostituite da centinaia di carte raffiguranti, appunto, il Joker, con la costruzione del pop up, abbandonano la loro bidimensionalità e passano a uno stato di tridimensionalità, occupando letteralmente lo spazio circostante. E lo stesso titolo racchiude diverse contraddizioni e studiati cortocircuiti: perché My Little White Book è tutt’altro che piccolo – non a caso misura 160x160x13 – e il white book, il rapporto, il documento ufficiale, che dovrebbe proporre soluzioni a uno specifico problema, come risoluzione al problema del dilagare della follia, presenta la follia. Anziché Sapienza, quei libri racchiudono, ormai, squilibrio e irragionevolezza. Quella follia che in qualche modo sta attraversando la cronaca dei nostri giorni, quotidianamente occupata dalle notizie di guerra, soprusi, torture, morti. La stessa irragionevolezza che si rintraccia nell’esile equilibrio di Endsong: un ordinato “castello di carte” che potrebbe crollare da un momento all’altro.
Uno sguardo, quello di Adrian Tranquilli, fortemente legato a una cultura che, sicuramente, riesce a parlare a chi ha amato e parlato quel linguaggio e che, forse, manifesta dei segnali di stanchezza.





