23 Settembre 2026 03:35

Bertolami Fine Art Numismatica: gli altri Cellini in asta

Quando si parla di oreficeria e medaglistica rinascimentali il pensiero va subito a Cellini.

Ma Cellini non fu l’unica stella di quell’arte straordinaria. Scorrendo il catalogo della vendita di monete e medaglie che Bertolami Fine Art casa d’aste batterà venerdì 29 maggio emergono i nomi di una serie di maestri celebri presso gli appassionati di numismatica ma che meriterebbero di essere conosciuti anche al di fuori di quella nicchia di specialisti. Gli incisori straordinari di cui si parla sono Leone Leoni, Martino Hamerani e Gasparo Mola.

MILANO Carlo V (1535-1556) Testone Ag (11,85 g; 30,8 mm) Incisore Leone Leoni Conosciuto come Testone della Pietà per la citazione sul retro di una Pietas tratta da un sesterzio di Caligola Esemplare eccezionale di grande rarità (Lotto 79)

Leone Leoni, l’avvelenatore di Cellini

Porta la firma del leggendario Leone Leoni (1509 ca – 1590) il lotto 79, un testone in argento coniato dal ducato di Milano nel periodo dell’annessione ai domini imperiali. La moneta mostra sul fronte un eccelso ritratto dell’imperatore Carlo V e sul retro la raffigurazione di una pietas che è una chiara citazione di un famoso sesterzio di Caligola.    

Di Cellini Leone fu l’antagonista più diretto. Pare che i due si odiassero e che Leone si fosse spinto al punto di tentare di avvelenare il rivale con la polvere di diamante. Ma basta osservare questo suo straordinario e raro “Testone della pietà” per comprendere con chi Leone si sentisse davvero in competizione: la sfida che animava la sua ricerca l’aveva in realtà lanciata ai grandi incisori delle monete imperiali romane. 

GAIO DETTO CALIGOLA (37-41) Sesterzio, Roma 37-38 d.C. alla Pietas velata seduta verso sinistra raffigurata sul retro di questo sesterzio si ispira il famoso “Testone della Pietà” di Leone Leoni

Gasparo Mola “Il Cellini Lombardo”

Era un uomo tranquillo Gasparo Mola (1571 – 1640), niente a che vedere, dal punto di vista del temperamento e della vicenda esistenziale, con quella testa calda di Benvenuto Cellini.  Tuttavia quel comasco probo e religioso l’impegnativo epiteto di Cellini lombardo se lo era meritato producendo opere di una straordinaria finezza richieste dai maggiori tra i signori italiani e anche da papa Urbano VIII che, nel 1625, lo aveva chiamato a dirigere la sua zecca.  

“Nella cesellatura il più famoso che oggi sia è Gasparo Moli, il quale ha fatto opere di gran meraviglia” scrivevano di lui i contemporanei e la qualità del ritratto di Urbano VIII effigiato sul fronte della piastra in argento che nel catalogo di Bertolami è contraddistinta dal numero di lotto 256 rende piena testimonianza a quel celebrato talento.     

STATO PONTIFICIO – ROMA Urbano VIII (1623-1644) Piastra Anno XV Ag (31,45 g; 41,5 mm) Incisore Gasparo Mola,”Il Cellini lombardo” (Lotto 256)

Un omaggio di Martino Hamerani a Guido Reni

Il gioco della citazione percorre la storia delle arti creando stimolanti rimandi ed è frequente il caso che un artista ne citi un altro non per copiarlo ma come segno di rispetto verso il suo magistero. Una citazione di grande fascino è quella a cui ricorre, nel 1693, il celebre incisore pontificio Giovanni Martino Hamerani (1646 – 1705) per realizzare il conio del retro di una piastra in argento emessa per l’anno II di pontificato di papa Innocenzo XII Pignatelli.

STATO PONTIFICIO – ROMA InnocenzoXII (1691-1700) Piastra 1693 Anno II Ag (32,04 g; 44,5 mm) Incisore Martino Hamerani L’arcangelo Michele raffigurato sul retro è una libera citazione del “San Michele Arcangelo che schiaccia il diavolo” dipinto da Guido Reni nel 1635 Conservazione eccezionale (Lotto 267)

In anni segnati da guerre incessanti tra i monarchi cristiani Papa Pignatelli chiede al suo sommo medaglista di attingere all’iconografia di San Michele Arcangelo per tradurre in immagini un appello alla pace “Deus pacis conteret Satanam” (il Dio della pace calpesterà Satana). E l’artista capace di dare alla luce “quelle medaglie, che secondo l’universale opinione toccano i termini della somma perfezzione” assolve l’incarico scegliendo di confrontarsi con un grande maestro della pittura, Guido Reni, di cui cita il bellissimo “San Michele Arcangelo che schiaccia il diavolo” oggi visibile nella chiesa di Santa Maria della Concezione in Via Veneto.

 Naturalmente Hamerani non copia pedissequamente l’opera del sommo maestro ma si concede delle digressioni dall’originale. Quali? La più vistosa riguarda le fattezze di Lucifero, che nella moneta torna a mostrare l’apparato iconografico del mostro demoniaco mentre nel quadro aveva un volto perfettamente umano, un volto che pare fosse quello del cardinal Giovan Battista Pamphilj, destinato a diventare papa col nome di Innocenzo X e acerrimo nemico della famiglia Barberini, committente del dipinto. Ligio all’iconografia classica nella rappresentazione di Satana, Hamerani sceglie invece la strada dell’innovazione armando il suo Arcangelo Michele di tre saette in luogo della spada o lancia che convenzionalmente quell’angelo guerriero brandisce. Quelle tre saette poste nelle mani di un santo protettore della Francia potrebbero voler rappresentare la Santa Trinità che incenerisce i nemici della nazione francese nei conflitti in corso e confermerebbero una lettura politica della raffigurazione scelta da papa Pignatelli per il retro della sua moneta. Il Papa, per niente sopra le parti, era infatti palesemente orientato a sostenere Luigi XIV.     

GUIDO RENI San Michele Arcangelo che schiaccia il diavolo, 1635 Commissionato da Antonio Barberini, fatello di papa Urbano VIII, il dipinto liberamente citato da Hamerani nella sua piastra papale è conservato a Roma, nella Chiesa di Santa Maria della Concezione

BERTOLAMI FINE ART
Asta 384
NUMISMATICA MODERNA
MONETE E MEDAGLIE ITALIANE ED ESTERE

29 maggio 2026 alle 15,00 CEST

Palazzo Caetani Lovatelli
Piazza Lovatelli,1
Roma

Il catalogo dell’asta è pubblicato su
www.bertolamifineart.com

Ufficio stampa:
Scarlett Matassi +39 345 0825223
[email protected]