25 Settembre 2026 21:50

Nuda Veritas. A Villa Manin, Klimt è un’opera sola

Gustav Klimt, Nuda Veritas, c. 1899, 252 x 56,2 cm, Olio su tela, © KHM-Museumsverband, Theatermuseum
Gustav Klimt, Nuda Veritas, c. 1899, 252 x 56,2 cm, Olio su tela, © KHM-Museumsverband, Theatermuseum
Fino al 6 settembre a Passariano Villa Manin accoglie l’opera raramente concessa in prestito, e le domande che non smette di fare

A Passariano di Codroipo (UD), sulla direttrice che unisce Vienna a Venezia, Villa Manin si annuncia con la stessa sicurezza con cui i Manin, famiglia che ha dato alla Repubblica di Venezia il suo ultimo doge, hanno scritto la loro storia del Seicento: barchesse lunghe, una piazza d’onore che non lascia dubbi, un asse prospettico che punta dritto al potere. Si entra, e la prima sala che si incontra è quella di Flora. Il soffitto è affrescato da Louis Dorigny con una densità che non lascia scampo, figure che emergono dalle nuvole, corpi in torsione, un lampadario di Murano sospeso nel mezzo.

È una sala abituata a impressionare. E lo fa ancora. È qui che comincia Un capolavoro a Villa Manin. Nuda Veritas. Klimt, mostra organizzata da ERPAC FVG e MondoMostre, curata da Cäcilia Bischoff, con la collaborazione del Kunsthistorisches Museum e del Theatermuseum di Vienna, istituzione che custodisce il dipinto e che ha concesso un prestito eccezionale.

 

Gustav Klimt, Nuda Veritas, c. 1899, 252 x 56,2 cm, Olio su tela, © KHM-Museumsverband, Theatermuseum
Gustav Klimt, Nuda Veritas, c. 1899, 252 x 56,2 cm, Olio su tela, © KHM-Museumsverband, Theatermuseum
Una donna che non smette di apparire

Gustav Klimt è uno dei protagonisti della Vienna di fine Ottocento: pittore, fondatore e presidente della Secessione viennese, il movimento che nel 1897 rompe con l’accademismo della Künstlerhaus per mettere la libertà espressiva al centro di tutto. La mostra lo racconta con precisione prima di condurre all’opera: la biografia, i viaggi in Italia: Venezia, Ravenna, il lago di Garda, gli scambi con il mondo mediterraneo che alimentano la sua ossessione per l’oro e per la decorazione.

E poi le opere. Nelle riproduzioni che accompagnano il percorso, una figura torna sempre: capelli rossi, sguardo diretto, una presenza che non chiede il permesso di essere guardata. La si incontra più volte, in forme diverse. Prima di capire dove la mostra sta conducendo.

 

Un capolavoro a Villa Manin. Nuda Veritas. Klimt
Un capolavoro a Villa Manin. Nuda Veritas. Klimt
Una soglia rossa

Nella sala degli stucchi di Villa Manin il primo elemento che si incontra è un portale rosso acceso su rosa antico. Il rosa non è casuale, richiama il tono degli stucchi settecenteschi che lo circondano, come se l’allestimento volesse cucirsi addosso alla villa invece di sovrapporsi. Bisogna attraversare quel portale per arrivare al dipinto. E già prima di farlo, dall’altro capo della sala, si intravede lei: stretta, altissima, ferma nell’ombra. La Nuda Veritas è un olio su tela di 252 centimetri per 56: il formato di una colonna, o di una figura umana che non ha intenzione di spostarsi.

Accanto al dipinto, il verde richiama i giardini esterni, un equilibrio pensato tra opera e ambiente, tra dentro e fuori. Da vicino, il corpo bianco emerge da uno sfondo blu, i capelli ramati si aprono intorno al viso, lo specchio nella mano destra non è rivolto a lei ma a chi guarda. Il serpente risale dal basso con una calma che non rassicura. In alto, scritte a caratteri grandi come un manifesto, le parole di Schiller: «Se non puoi piacere a tutti con la tua opera e il tuo lavoro artistico, accontenta pochi. Piacere a molti è male».

 

Villa Manin
Villa Manin
Quante verità reggono uno specchio

La mostra non finisce davanti al dipinto. In una sala adiacente, raggiungibile dalla sala degli stucchi, quattro installazioni riprendono il tema centrale dell’opera e lo moltiplicano. Ciascuna riproduce la figura della Nuda Veritas con uno specchio reale al posto di quello dipinto e una citazione diversa che ne cambia il significato.

L’Analista, La Chiave, Verità, La Comunicazione: quattro prospettive, quattro domande. Il serpente, la nudità, lo specchio assumono ogni volta un peso diverso a seconda delle parole che li accompagnano. È la scelta espositiva che replica esattamente il problema filosofico del dipinto: la verità non è nell’opera, è in chi la guarda.

La Nuda Veritas lascia Vienna raramente. Questa è l’ultima volta: una volta conclusi i lavori di ristrutturazione del Theatermuseum, l’opera rientrerà nella sua sede in modo permanente. Villa Manin è la tappa finale. Un’opera che non ha mai cercato di compiacere nessuno, né nel 1899 né oggi. Ma fino al 6 settembre è qui, in Friuli, in una villa che di svolte storiche ne ha già viste. Vale il viaggio.