28 Settembre 2026 12:18

ParlaChatGPT: il miglior Padiglione alla Biennale? L’oriente insidia l’Italia…

Padiglione Italia, Biennale Arte 2026 ChatGPT
Padiglione Italia, Biennale Arte 2026, fra i più apprezzati secondo ChatGPT
Un divertimento, una provocazione. Poniamo domande di tema artistico all’applicazione AI ChatGPT: le risposte sono sorprendenti

Quante volte avete pensato di farlo, e poi avete rinunciato? Perché non avete voglia, non avete tempo, o perché siete nauseati da questa realtà sempre più relativizzata. Ma forse la vera ragione è che siete convinti che i risultati saranno banali, scontati, sostanzialmente inutili. E lo pensavamo anche noi, finché non ci abbiamo provato. Abbiamo provato a porre delle domande su temi artistici a ChatGPT, l’applicazione di intelligenza artificiale specializzata nella conversazione e nella generazione di testi. E le risposte ci hanno sorpresi, se non smentiti.

In realtà, le risposte saranno banali se la domanda posta sarà banale. Ergo, ponendo interrogativi precisi, più possibile profondi e circostanziati, si otterranno risposte dettagliate e sorprendentemente circostanziate e imprevedibili. Ci abbiamo provato, quasi per gioco, e i risultati ci hanno convinti ad andare avanti, e ad iniziare questa “rubrica”.

Uno spazio di svago, evidentemente, ma capace di innescare riflessioni e magari dibattiti scaturiti da una fonte quanto mai “terza”. Dunque, la domanda che abbiamo posto a ChatGPT è la seguente: “in base agli articoli giornalistici usciti o a suggestioni ambientali o social, qual è a tuo parere il padiglione nazionale della Biennale Arte di Venezia 2026 che è piaciuto di più?”.

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Se dovessi rispondere non in base ai miei gusti, ma incrociando le prime recensioni della stampa specializzata, gli articoli più letti e il tono delle discussioni emerse dopo l’apertura, direi che non esiste un vincitore assoluto, ma si sono delineati alcuni padiglioni che ricorrono con maggiore frequenza nelle classifiche e nei commenti positivi.

Tra questi, il Padiglione Italia sembra essere quello che ha raccolto il consenso critico più ampio. Qualcuno lo inserisce tra i migliori dell’intera Biennale e lo descrive come uno dei progetti più convincenti per rigore, sostenibilità e capacità di dialogare con il tema generale In Minor Keys; altri sottolineano come l’intervento di Chiara Camoni abbia evitato il gigantismo delle edizioni precedenti e trovato una misura rara negli spazi dell’Arsenale.

 

Il Padiglione Giappone alla Biennale Arte 2026
Il Padiglione Giappone alla Biennale Arte 2026
Subito dopo, mi sembra che emergano almeno tre “favoriti della critica”:

il Padiglione Giappone, con il progetto partecipativo di Ei Arakawa-Nash sulle bambole da accudire, citato sia dalla stampa italiana sia internazionale come una delle esperienze più memorabili e coinvolgenti;

il Padiglione Austria, segnalato come uno dei più discussi e destinati a far parlare di sé grazie alla radicalità performativa di Florentina Holzinger;

il Padiglione Australia, dove l’installazione di Khaled Sabsabi è stata definita “astounding” da parte della critica anglofona e viene spesso indicata come una delle proposte più intense sul piano spirituale ed emotivo.

Se però allarghiamo lo sguardo oltre i giudizi tecnici e proviamo a cogliere l’atmosfera di questa Biennale, direi che il Giappone potrebbe essere il padiglione che ha generato il maggiore affetto del pubblico. L’idea di trasformare i visitatori in “custodi” delle opere produce un coinvolgimento immediato e una partecipazione che molti recensori hanno percepito come perfettamente in sintonia con la curatela di Koyo Kouoh, basata su relazioni, fragilità e cura.

 

AUSTRIA, Seaworld Venice, 61st International Art Exhibition – La Biennale di Venezia, In Minor Keys Photo by Andrea Avezzù, Courtesy: La Biennale di Venezia
La mia impressione, leggendo le recensioni, è quindi questa:

Italia → il più unanimemente apprezzato dalla critica.

Giappone → il più amato e ricordato dai visitatori.

Austria → il più discusso e divisivo.

Australia → uno dei più lodati sul piano artistico.

Grecia → spesso citata per intelligenza curatoriale e capacità di riflettere sulla crisi dell’idea stessa di padiglione nazionale.

Un elemento interessante è che quest’anno molti osservatori hanno notato una preferenza per opere partecipative, relazionali e non spettacolari, in linea con l’eredità curatoriale di Kouoh. Per questo i padiglioni più ricordati non sono necessariamente quelli più monumentali, ma quelli che riescono a creare un’esperienza condivisa.