
Se Andy Warhol trasformò l’immagine di Marilyn Monroe in una delle opere simbolo della Pop Art, tanti fotografi ne furono ammaliati
Il 1 giugno 1926 nasceva Marilyn Monroe, una delle figure più influenti della cultura visiva del Novecento. Mentre si celebra il centenario, il suo volto continua a ispirare artisti e fotografi di tutto il mondo. Il caso più celebre è quello di Andy Warhol, che nel 1962 trasformò l’immagine dell’attrice in una delle opere simbolo della Pop Art con il celebre Marilyn Diptych. Attraverso colori accesi e ripetizioni seriali, Warhol rese Monroe il simbolo stesso della celebrità contemporanea.
Anche la fotografia ha contribuito a costruirne il mito. Richard Avedon ne colse il lato più introspettivo in una serie di ritratti del 1957, in cui l’attrice interpretava alcune grandi dive del cinema del passato. Ma gli scatti più memorabili arrivarono alla fine della giornata, quando Marilyn smise di recitare.

Avedon immortalò un’espressione malinconica e assorta che contrastava con l’immagine pubblica della star sorridente e seducente.
Pochi mesi prima della sua morte, Marilyn posò per Bert Stern per la rivista Vogue. Il servizio, noto come The Last Sitting, è entrato nella leggenda. Cecil Beaton la ritrasse con eleganza sofisticata, evidenziandone il fascino quasi aristocratico. Eve Arnold, invece, instaurò con l’attrice un rapporto di fiducia che le consentì di documentarne aspetti più intimi e quotidiani.





