25 Settembre 2026 21:00

Capitolium Art: capolavori di Elisabetta Sirani e Luca Giordano nell’asta di Old Masters

Era quindicenne Elisabetta Sirani (1638-1665) quando dipinse il Ritratto della Vergine che Capitolium Art proporrà all’incanto martedì 9 giugno nell’ambito della prima di due giornate dedicate dalla casa d’aste di Brescia alle vendite estive di Old Masters, Antiquariato e Arte dell’800. Stimato tra i 20.000 e i 30.000 euro, l’olio testimonia la precocità dell’enfant prodige del ‘600 bolognese, già padrona delle tecniche pittoriche in quella prima esercitazione attorno a un soggetto destinato a diventare ricorrente nella sua carriera, fulgida quanto fulminea per via della morte arrivata prima dei trent’anni. 

La vita riservò un destino decisamente diverso a un’altra stella della pittura del ‘600: Luca Giordano (1638-1705). Coetaneo di Elisabetta e come lei genio precoce, ebbe però una lunga carriera vissuta accostandosi originalmente ai principali filoni della pittura del secolo. Una delle sue opere in asta, uno splendido e imponente Alessandro Magno e Diogene, lo fotografa nel sesto-settimo decennio del ‘600, cioè nella nodale fase di trapasso dal caravaggismo riberesco degli esordi a uno scintillante neovenetismo ispirato dalla visione dal vivo dei capolavori di Veronese e Tiziano. L’opera è stimata 50.000/80.000 euro. 

Va segnalata anche la bella selezione di antiquariato. Notevole il lotto 112, una mappa in avorio del Regno di Napoli che porta lo stemma di Filippo II e la data del 1593. 

ELISABETTA SIRANI (1638 – 1665), Maria Vergine, olio su tela, 65 x 50 cm, lotto 50 – Stima: € 20.000 – 30.000
I primi passi di Elisabetta Sirani
il “Secondo Guido” alla ricerca del proprio stile  

L’attenzione verso le pittrici professioniste espressa già da diversi anni dal mercato internazionale degli Old Masters accende inevitabilmente i riflettori sul lotto 50, una raffigurazione di Maria Vergine riconosciuta come opera autografa di Elisabetta Sirani da Adelina Modesti, massima studiosa della pittrice bolognese.  

Secondo Modesti il delizioso “quadretto da letto” in asta sarebbe una prova da ascriversi all’adolescenza della figlia di Giovanni Andrea Sirani, primo assistente di Guido Reni e accorto mercante d’arte perfettamente consapevole delle straordinarie potenzialità di quella ragazza prodigio per cui costruirà una straordinaria carriera. 

All’età di quindici anni Elisabetta si esprime con sicurezza nel linguaggio della pittura, che parla ancora con diligente attenzione alla lezione di Reni, il suo maestro ideale. Di lì a un paio d’anni sarà pronta ad affrontare un percorso professionale di straordinaria intensità: solo undici frenetici anni, dal 1655 al 1665, in cui riuscirà a conquistare più di un primato e il favore incondizionato di critica e pubblico, disposti a celebrarla con l’onorifico nomignolo di secondo Guido ma anche ad appassionarsi alla sua pervicace volontà  di andare oltre quell’ingombrante magistero per “ fare maniera da sé, dipingere con il proprio stile, senza apparire seconda a qualcun altro”.

 A fronte di una granitica volontà di fare dell’arte la sua professione, diventa un’opportunità persino la malattia del padre, che, costretto a lasciare l’esercizio della pittura, sceglie di mettere a capo della sua affermata bottega la figlia femmina poco più che ventenne che accetta e rilancia fondando all’interno dello studio paterno la prima scuola europea di pittura femminile. 

La “Pittrice Eroina” si distingue in tutto: è uno dei pochi artisti bolognesi a firmare i propri lavori e, sulla scia di Artemisia, non solo infrange la convenzione che vieterebbe alle donne di fare pittura di storia, ma quel genere così maschile lo mette al centro della sua produzione declinandolo al femminile. I suoi originali racconti, mutuati da colte letture, sono storie di donne che le somigliano: eroine a volte bibliche, altre mitologiche, classiche o letterarie, ma sempre autonome, determinate, coraggiose, donne insomma portatrici di valori percepiti dalla società del tempo come nobilmente virili. E il bello è che nessuno si scandalizza per quelle novità e i primi a sostenere Elisabetta sono gli intellettuali e gli artisti maschi, che lodano il modo di dipingere “più che da uomo” della pittrice che “aveva del virile e del grande”. E quando la morte prematura – sopraggiunta a soli 27 anni – la strapperà al suo lavoro, sarà chiaro a tutti che quella gloria del sesso Donnesco non era da considerarsi tale in quanto migliore pittrice di Bologna, ma in quanto artista nodale della pittura bolognese del suo tempo. 

LUCA GIORDANO (1634 – 1705), Alessandro Magno e Diogene, olio su tela, 152 x 207 cm, (particolare) lotto 57 – Stima: € 50.000 – 80.000
Il grande camaleonte dell’arte del ‘600
scopre la maniera di Veronese e Tiziano

 La vendita di Old Masters di Capitolium Art affianca alla commovente opera del periodo di formazione di Elisabetta Sirani, un capolavoro di Luca Giordano. 

L’incontro in un catalogo d’asta tra le opere di Sirani e Giordano stimola riflessioni sul singolare gioco delle analogie e dei contrasti esistente tra due autori apparentemente distanti ma sotto alcuni aspetti curiosamente connessi. Praticamente coetanei, furono entrambi talenti precocissimi forgiati da un ambiente familiare dedito all’arte. Un elemento essenziale della loro leggenda fu quello della torrentizia creatività e della velocità di esecuzione. Che lui fosse talmente rapido nello svolgimento del lavoro da meritarsi il soprannome di Luca Fa Presto è a tutti noto, ma lei non fu da meno, visto che, nel breve tratto della sua decennale carriera, dipinse la bellezza di 200 tele, 15 stampe, nonché disegni e schizzi acquerellati a profusione. Se la morte non ne avesse interrotto la corsa, Elisabetta avrebbe probabilmente eguagliato i numeri dello sterminato catalogo giordanesco.  

Non si dimostrò invece mai interessata a praticare quel nomadismo stilistico che portò Giordano a praticare maniere diverse anche in contemporanea. Al pirotecnico trasformismo di lui, oppose la solidità di una ricerca volta a trovare, dopo essersi arrampicata sulle spalle del suo modello Guido Reni, una cifra stilistica inconfondibile e solo sua. Della sua identità così chiaramente disegnata era parte integrante anche l’indissolubile legame con la sua Bologna, la città dotta e moderna che nutriva la sua ispirazione. 

     

La cinquantennale carriera di Luca Giordano fu invece vissuta all’insegna dell’esplorazione: un lungo viaggio tra Napoli, Madrid, Firenze, Venezia e Roma che lo condusse a scavallare nel nuovo secolo, dopo aver guardato, rubato, metabolizzato e originalmente rivisitato ciò che in pittura facevano gli altri, fossero suoi contemporanei o maestri arrivati prima di lui. 

La maestosa tela posta all’incanto da Capitolium con il numero di lotto 57 rende ad esempio conto della sua scoperta della pittura veneta del ‘500. Prodotta secondo Nicola Spinosa negli anni Sessanta/Settanta del ‘600, gli stessi in cui Elisabetta Sirani esce di scena, la composizione mostra un episodio legato alla vita di Diogene, un soggetto su cui Giordano si era probabilmente già esercitato e che doveva essere apprezzato dal pubblico. La materia pittorica e la luce sono diverse da quelle dei lavori d’esordio, legati a un naturalismo caravaggesco mediato da Ribera. 

Il grande camaleonte dell’arte del ‘600 ha iniziato le sue metamorfosi…

LUCA GIORDANO, (1634 – 1705), Alessandro Magno e Diogene, olio su tela, 152 x 207 cm (particolare), lotto 57 – Stima: € 50.000 – 80.000

LE GIORNATE DELL’ANTICO
DI CAPITOLIUM ART:
ARTE E ANTIQUARIATO IN ASTA

DIPINTI ANTICHI E ANTIQUARIATO
9 giugno 2026

DIPINTI E SCULTURE DEL XIX SECOLO
10 giugno 2026

Esposizione
Dal 5 all’8 giugno ore 10,00-13,00 / 15,30-18,30
Palazzo Cigola Fenaroli Valotti
Via C. Cattaneo 55 – Brescia

Il catalogo dell’asta è online su
www.capitoliumart.com