25 Settembre 2026 20:25

Elliott Erwitt. Lo sguardo che trovava l’eccezionale nell’ordinario al JMuseo di Jesolo

Elliott Erwitt, FRANCE, Paris, 1989; 50x60cm © Elliott Erwitt
Elliott Erwitt, FRANCE, Paris, 1989; 50x60cm © Elliott Erwitt
Dal 13 giugno il JMuseo di Jesolo dedica una grande esposizione a Elliott Erwitt, figura centrale della fotografia internazionale

Ci sono immagini che raccontano ciò che è accaduto. Le fotografie di Elliott Erwitt raccontano anche ciò che stava per accadere e, talvolta, perfino ciò che ciascuno di noi vi ritrova di sé. È probabilmente in questa sottile differenza che risiede il segreto di uno degli sguardi più amati e riconoscibili della fotografia internazionale. Un talento capace di trasformare una scena ordinaria in un racconto universale, un gesto qualunque in una riflessione sul vivere, una coincidenza visiva in una storia destinata a rimanere nella memoria.

Dal 13 giugno al 18 ottobre il JMuseo di Jesolo dedica una grande esposizione a Elliott Erwitt (1928-2023), figura centrale della fotografia internazionale e autore di uno dei linguaggi visivi più riconoscibili del Novecento. Il termine Icons non allude soltanto alla fama di queste immagini. Racconta la loro capacità di attraversare il tempo, continuando a parlare a generazioni diverse senza perdere forza, ironia o umanità. Le ottanta immagini esposte compongono così una sorta di album di famiglia dell’umanità contemporanea, dove la grande Storia e i piccoli gesti quotidiani finiscono per occupare la stessa pagina.

Ospitata negli spazi del JMuseo, il moderno polo culturale che negli ultimi anni ha progressivamente consolidato il proprio ruolo nel panorama espositivo italiano, la rassegna è prodotta e promossa dal Comune di Jesolo e dal museo stesso, in collaborazione con Orion57 e Bridgeconsultingpro. La curatela è affidata a Biba Giacchetti, tra le più autorevoli conoscitrici dell’opera di Erwitt, affiancata dal project management e dall’assistenza tecnica di Gabriele Accornero e Valentina Bruno.

 

Elliott Erwitt, U.S.A., Santa Monica, California, 1956 50x60cm © Elliott Erwitt
Elliott Erwitt, U.S.A., Santa Monica, California, 1956 50x60cm © Elliott Erwitt
L’arte di osservare

Definire Elliott Erwitt semplicemente un fotografo sarebbe riduttivo. Le sue immagini raccontano infatti molto più di ciò che mostrano. Dentro ogni inquadratura convivono umorismo, tenerezza, disincanto e una profonda comprensione della natura umana. Erwitt possedeva una qualità rara: la capacità di cogliere il dettaglio apparentemente insignificante che, all’improvviso, rivela qualcosa di universale. Un gesto, uno sguardo, una coincidenza visiva diventano nelle sue mani materia narrativa.

Non è un caso che lui stesso definisse il proprio approccio come The Art of Observation. Non la ricerca dello straordinario, ma la capacità di riconoscere quanto di straordinario sia nascosto nell’ordinario. Visitando la mostra emerge con chiarezza come il suo sguardo non giudicasse mai. Osservava. Sorrideva. E invitava chi guardava a fare altrettanto. In un’epoca in cui siamo diventati tutti velocissimi nel giudicare e sempre meno capaci di osservare, le fotografie di Erwitt finiscono quasi per assumere il valore di un piccolo esercizio civile.

Un secolo davanti all’obiettivo

Il percorso espositivo attraversa alcuni dei momenti più significativi del Novecento, alternando cronaca, costume, politica e vita quotidiana. Si incontrano figure entrate nella storia come Ernesto Che Guevara, Fidel Castro, Jack Kerouac, Marlene Dietrich, Sophia Loren e Arnold Schwarzenegger. Eppure, davanti all’obiettivo di Erwitt, celebrità e persone comuni sembrano appartenere alla stessa umanità, osservata con identica curiosità e identico rispetto.

Accanto a loro compaiono immagini che documentano eventi destinati a diventare simbolici, dal funerale di John Fitzgerald Kennedy al celebre confronto tra Richard Nixon e Nikita Krusciov, immortalato in uno degli scatti più noti della Guerra Fredda. Eppure, paradossalmente, molte delle fotografie più memorabili di Erwitt non hanno per protagonisti uomini di Stato o celebrità. Sono immagini costruite attorno a persone comuni, situazioni ordinarie e frammenti di quotidianità che il fotografo riesce a trasformare in piccoli racconti visivi.

 

Elliott Erwitt, U.S.A., New York, 1956; 40x50cm © Elliott Erwitt
Elliott Erwitt, U.S.A., New York, 1956; 40x50cm © Elliott Erwitt

Perché nella sua fotografia la Storia con la maiuscola convive sempre con le storie minuscole di tutti i giorni.

I cani, gli esseri umani e la libertà

Tra i soggetti più amati da Erwitt compaiono senza dubbio i cani. Non si tratta di un semplice interesse zoologico. Nei suoi celebri scatti dedicati agli animali emerge una vera e propria riflessione sull’uomo. Fotografati spesso dal loro punto di vista, con i proprietari ridotti a gambe, scarpe o frammenti di presenza, i cani diventano osservatori privilegiati delle nostre abitudini e delle nostre contraddizioni. Erwitt ne amava la spontaneità, l’indifferenza alle convenzioni sociali, quella libertà istintiva che spesso agli esseri umani sfugge.

Nei cani Erwitt trovava quella sincerità che gli uomini spesso nascondono dietro ruoli, convenzioni e maschere sociali. Il risultato sono immagini irresistibili, capaci di suscitare sorrisi immediati senza mai scivolare nella banalità.

Il romanticismo secondo Erwitt

Accanto all’ironia trova spazio una dimensione sorprendentemente poetica. Tra le opere esposte compaiono alcuni degli scatti più celebri della sua produzione, come il celebre California Kiss, il bacio catturato attraverso il riflesso di uno specchietto retrovisore che è diventato una delle immagini romantiche più iconiche della fotografia contemporanea.

Parigi occupa un ruolo speciale in questo immaginario. La città che vide nascere Erwitt ritorna frequentemente nel suo lavoro e diventa scenario di immagini entrate nell’immaginario collettivo, come Umbrella Jump, dove la silhouette di un uomo che salta sopra una pozzanghera dialoga con una coppia abbracciata e con la Tour Eiffel sullo sfondo.

Sono fotografie che sembrano leggere, quasi casuali. In realtà racchiudono una straordinaria precisione compositiva e una profonda capacità di evocare emozioni.

 

Elliott Erwitt, FRANCE, Provence, 1955; 50x60cm © Elliott Erwitt
Elliott Erwitt, FRANCE, Provence, 1955; 50x60cm © Elliott Erwitt
Duecento anni dopo la prima fotografia

La mostra assume un significato ulteriore perché si inserisce nelle celebrazioni del bicentenario della prima fotografia della storia. Quando Joseph Nicéphore Niépce riuscì a fissare su una superficie la celebre Vista dalla finestra a Le Gras, difficilmente avrebbe potuto immaginare che, due secoli più tardi, la fotografia sarebbe diventata uno dei linguaggi universali dell’umanità, capace di raccontare guerre e amori, rivoluzioni e quotidianità, leader politici e persone comuni.

Duecento anni dopo, il percorso dedicato a Erwitt diventa anche un’occasione per riflettere sull’evoluzione di questo straordinario strumento espressivo e sul ruolo che continua ad avere nella costruzione del nostro sguardo sul mondo. Perché se Niépce ci ha insegnato a trattenere il tempo, Erwitt ci ha insegnato qualcosa di altrettanto prezioso: a osservarlo.

Più che una mostra fotografica, Elliott Erwitt. Icons è un invito a rallentare lo sguardo. In un tempo dominato da milioni di immagini consumate con rapidità e dimenticate altrettanto velocemente, le fotografie di Erwitt ricordano che osservare davvero è ancora un atto rivoluzionario. Forse il vero talento di Elliott Erwitt non era fotografare il mondo. Era ricordarci che vale ancora la pena guardarlo.

Elliott Erwitt. Icons
Dal 13 giugno al 18 ottobre 2026
JMuseo, Jesolo (Venezia)