
La Lumaca come modello per artisti che scelgono la lentezza in risposta a un sistema che impone la velocità
Fermiamoci e pensiamo, per pochi istanti, se arrivasse il tempo della Lumaca per trasformare il sistema dell’arte contemporanea. Cosa accadrebbe in un mondo che corre? Una improvvisa metamorfosi kafkiana che ribalterebbe i codici del tempo con un mollusco di piccolissime dimensioni in grado di far rallentare gli artisti, accartocciati alla velocità del mercato dell’arte. Ma è urgente la necessità di avere tempi di riflessione senza la corsa di una fretta che altera tutto e tutti. E gli artisti vengono frullati da un sistema che ignora il senso della lentezza e dell’avere consapevolezza per essere nel “qui e ora” e capire dove si sta andando.
Allora, arriviamo al primo “artista – Lumaca” che con il suo operato sta lasciando il segno come la bava di questo bizzarro mollusco con sezione aurea. Un dialogo con l’artista Davide Dormino (classe 1973), avvenuto lo scorso 21 maggio, nel suo studio al Pigneto di Roma in piena Luna Crescente. Dormino è uno scultore e artista visivo italiano e Docente di Disegno e Scultura alla R.U.F.A. – Rome University of Fine Arts. Nel corso della sua carriera ha realizzato opere e installazioni in ambito pubblico e istituzionale, in Italia e all’estero.
Nel 2011 realizza Breath, opera commissionata dalle Nazioni Unite e installata permanentemente presso il quartier generale dell’ONU a New York. Anything to Say?, (2015) una scultura itinerante dedicata alla libertà di espressione, presentata per la prima volta a Berlino e successivamente in 26 capitali europee e in Australia. Per questo progetto riceve nel 2016 il Prix Éthique, conferito dall’organizzazione francese AntiCor. Nei suoi lavori di arte pubblica troviamo una ricerca di monumentalità (Poltergeist, 2019) e di presa di possesso dello spazio (Naviganti_Monumento all’immaginazione, 2017); in ogni suo lavoro, inoltre, compare una ricerca di senso attraverso il riferimento a tematiche imprescindibili per l’Uomo (Atlante, 2019).
Attualmente sta ultimando una scultura monumentale per Fiumara d’Arte.
Così dalle opere macroscopiche di arte pubblica di Dormino, arriviamo al micro con l’idea del Tempo della Lumaca: questo ritmo lento per riflettere sull’arte e per spostare l’attenzione su processi insiti nell’asse cartesiano dell’arte contemporanea attraverso un ritorno alla lentezza e a opere capaci di lasciare un segno – bava. A proposito di segni, durante questa intervista Davide Dormino ci ha regalato, su esplicita richiesta, la sua “Luna – maca”, ideata e disegnata col suo tratto vigoroso e vibrante. E chi è capace di muovere il pulviscolo delle cose del mondo e interrogare il presente, come lui, può essere autore di grandi cambiamenti che lasciano una vera impronta con sezione aurea.

Nilla Zaira D’Urso: Hai mai incontrato una lumaca?
Davide Dormino: Certo, tutti i giorni. Sono circondato da lumache. Io ho acquisito sin da piccolo una disciplina militaresca: marcio dalla mattina alla sera, eseguo i compiti prefissati senza procrastinare e mi muovo ad una velocità esasperante, intorno a me sono tutti lumache. Come essere un treno che taglia un paesaggio. Se vuoi sapere qualcosa in più su questo animale, ti dico che hanno colonizzato il giardino del mio studio, strisciano tra le piante o le pareti. Spuntano dopo il tramonto e la mattina sono sparite!
Cosa sai di questo mollusco che si chiama “chiocciola”, se ha con sé la sezione aurea?
So che la loro bava ha un potere antirughe! E so che non sono così lente. Mi capita di trovarle nel lavabo, cercare qualcosa tra gli scaffali e poi non vederle più. Come fanno? Me lo sono sempre chiesto. La sezione aurea su cui si è permeato il loro guscio è il segreto dell’armonia, del bello in senso classico. Una scoperta matematica che ha tentato di scrivere la ricetta della bellezza con cui non sono d’accordo. Io ho per certi versi uno stile che rimanda a canoni estetici antichi, ma cerco sempre la svirgolata!Ho bisogno di uscire dai binari e rompere le linee. Sono assolutamente all’opposto di una sezione aurea.
Allora, Davide Dormino, se tu fossi una chiocciola avresti un guscio. Per tanto, ti chiedo, cosa porteresti sempre con te?
Più che chiocciole, ho visto lumache senza gusci, libere e anche fragili da far paura alla sola idea. Ho sempre pensato che fossero claustrofobiche, proprio come me! Ecco io sarei una di quelle: non potrei mai portare appresso un guscio, ci tornerei di tanto in tanto per ritrovarci dentro la macchinetta del caffè e tutti gli strumenti di lavoro. In un luogo così circoscritto, dovendo scegliere, metterei le matite e la saldatrice. Tutto il resto lo troverei nella natura circostante: in fondo per un artista non c’è confine tra immaginazione e vita reale.
Ma se il sistema dell’arte contemporanea avesse un guscio e fosse una grande chiocciola: cosa non dovrebbe mai dimenticare?
Di secernere bava in ogni luogo. Lasciando traccia anche nei posti dimenticati o dimenticabili. L’arte è per tutti e questo è solo un motto sentito e risentito che non corrisponde al vero, a parere mio. Io noto una costante ricerca del sorprendente, una voglia incessante di effetti speciali, una ricerca di contenuti di nicchia. Ma l’arte deve lasciare la scia ed essere il modo in cui il popolo possa farsi domande, mettere in discussione il proprio punto di vista. Altrimenti è solo un’attività che alimenta ego e crea posti di lavoro.
Invece, qual è il tuo rapporto con la lentezza?
Per certi versi è pessimo. Come sai la mia inquietudine mi costringe ad essere veloce e risolutivo, se mi fermo dormo. Ma sto lavorando su questo aspetto. Negli ultimi anni sto cercando di rallentare, forzatamente. Mi prendo un tempo per pensare e ripensare, tornare indietro su un’idea già compiuta. Ma è un grande sforzo, forse è tutta questione di anni, prima o poi il corpo cede fisiologicamente alla gravità e mi verrà naturale diventare una lumaca, sempre senza guscio, su questo non ho dubbi.
Con la metafora della bava della lumaca che lascia una scia, passando, cosa pensi del fatto che non tutte le opere di questo secolo stiano lasciando un segno?
Ogni artista lascia un segno con la sua arte. Anche gli artisti che non trovano spazio nelle gallerie, i più sconosciuti. Il segno ha nel suo significato un valore di tempo. È così che ci hanno insegnato. L’arte supera la morte. È questa fame di eternità che mi ha spinto a seguire questa strada, un desiderio che non fa parte solo di un bisogno egoico, quanto della paura di morire, di non esserci. Oggi a 53 anni mi rendo conto quanto sia utopistico, siamo meteore, le opere lo sono, anche se in alcuni casi ci superano di qualche generazione. Ripenso al concetto di segno in un modo differente: è uno spargere semi tra campi aridi o ben drenati. Qualcuno germoglierà, qualcuno non vedrà la luce, qualcuno sarà cibo per passeri. C’è un movimento. E questo succede in ogni sede, in ogni ambito. Ovunque una persona che sia artista, riconosciuto o meno, sappia rendere l’ordinario straordinario.
A questo punto, elencami quali opere hanno lasciano, negli ultimi trent’anni un loro segno e quale opera/e hai visto recentemente.
Preciso che per me le opere che lasciano un segno hanno a che fare con l’arte pubblica, con la Land Art. Sicuramente Richard Serra nel deserto del Qatar con le gigantesche lastre di acciaio (2011). “La Crepa” di Doris Alcedo, fatta alla Tate Modern (2007). Mi piace il “Descension” (2015) di Anish Kapoor e adoro l’opera dei ghiacci di Olafur Eliasson (2014) e il monumento contemporaneo di Banksy nella sua ultima opera apparsa a Londra: ogni ideologia acceca e fa cadere nel baratro. Infine, per rispondere all’altra domanda, ieri ho visto i lavori dei miei studenti in Accademia. Sicuramente alcuni di questi lavori hanno a che fare con la vulnerabilità, la fragilità, incarnati in qualche modo dalla lumaca. Quindi, confermo che alcuni progetti dei miei allievi possono lasciare il segno – bava..
In conclusione, cosa vorresti dire alla tua “lumaca”?
A quelle del giardino di non toccarmi le peonie! Alle altre, tutte le altre di avere pazienza con me. Certe volte sono spietato con la lentezza, a volte a ragione spingo gli altri i miei figli, mia moglie, gli amici e i miei studenti verso la meta, perché è facile perdere l’obiettivo quando si rallenta troppo. Io sono un allenatore per gli altri: aiuto a focalizzarsi e a concludere i progetti. Ma la verità è che sono anche invidioso di chi non freme come me, di chi sa godersi una vacanza senza sentire l’urgenza di dover sempre fare qualcosa. Chissà se prima o poi ne sarò capace.




