03 Ottobre 2026 02:06

Da Art Basel: Manina, l’affascinante “scoperta” della Richard Saltoun Gallery

Manina, Richard Saltoun Gallery, Art Basel 2026
Manina, Richard Saltoun Gallery, Art Basel 2026
Londinese, ma da tempo con dinamica sede anche a Roma, Saltoun Gallery sceglie di valorizzare l’artista dedicandole uno stand monografico

“Manina speaks only of the true nature of things; she is pure poetry, a born Surrealist”. Con queste parole André Breton riconosceva l’originalità e la forza visionaria di Marianne Tischler, nota come Manina. Una delle figure più affascinanti e ancora poco conosciute del Surrealismo del secondo dopoguerra. Che la Richard Saltoun Gallery – londinese, ma da tempo con dinamica sede anche a Roma – sceglie di valorizzare dedicandole uno stand monografico nella fiera d’arte più importante al mondo.

 

Manina, Richard Saltoun Gallery, Art Basel 2026
Manina, Richard Saltoun Gallery, Art Basel 2026

A quindici anni dalla sua scomparsa a Venezia, la sua opera continua a rivelare una straordinaria attualità. Nata a Vienna nel 1911, Manina attraversò alcuni dei momenti più significativi della storia artistica europea del Novecento, intrecciando relazioni con protagonisti del movimento surrealista come André Breton, Victor Brauner, Max Ernst e Leonora Carrington. La sua ricerca si sviluppò in un dialogo costante con il Surrealismo internazionale, pur mantenendo una voce autonoma e profondamente personale.

 

 

L’Italia occupa un posto centrale nella sua biografia e nella sua produzione. Venezia, città nella quale visse a lungo e dove si spense nel 2010, rappresentò per l’artista un luogo di elezione. Capace di alimentare quell’universo immaginifico popolato da simboli ricorrenti: alberi della vita, conchiglie, uova, occhi, pesci e soli radiosi. Nei suoi dipinti e disegni, figure femminili dai volti specchianti e dai corpi in continua metamorfosi emergono da campi cromatici luminosi, sospese tra sogno, memoria e visione.

 

Manina, Richard Saltoun Gallery, Art Basel 2026
Manina, Richard Saltoun Gallery, Art Basel 2026

Dopo la tragica morte violenta della figlia nel 1960, la sua opera assunse una dimensione ancora più introspettiva e spirituale, attingendo all’alchimia, al pensiero junghiano e alle tradizioni mistiche come strumenti di trasformazione e rinascita. Oggi, la riscoperta della sua opera – in un palcoscenico tanto prestigioso – contribuisce a restituire visibilità a una protagonista a lungo trascurata, riaffermandone il ruolo nella storia del Surrealismo e dell’arte del Novecento. Complimenti alla galleria.