
Mancavano molti collezionisti e tanti americani, mi son sentito dire e mi è parso di vedere, che in genere in fiera sono la mela da mangiare. Non credo del resto che la moltiplicazione di Art Basel abbia portato prestigio e l’esclusiva che l’evento merita. A conti fatti, poi, Miami, Hong Kong, Parigi, Doha sono mete più interessanti dell’ormai nota Basilea e, forse, sono pure troppe per il modello fieristico che oggi si richiede e che attualmente sembra poco reggere.
Ovviamente chi gestisce la società farà fortuna con tutti quegli stand venduti cari da un angolo all’altro del pianeta, ma i collezionisti non si sono moltiplicati quanto le sedi, almeno non ancora. Ed ecco ciò che ne deriva: musi lunghi negli stand e capolavori che rimangono appesi. Ma se al piano di sopra si percepiscono confusione e poca identità nei programmi delle gallerie che ormai tentano varie strade per incontrare il gusto dei compratori e non hanno più linee proprie, e se Unlimited stupisce poco se non per Bianca Censori e Kanye West che visitano il video di Vanessa Beecroft e guardano distratti i dipinti ABC di Ed Ruscha, che in effetti non sono tra i suoi lavori più riusciti, il ground floor della Messe ha dei capolavori incredibili e non ricordo di aver mai visto un’edizione della fiera con così tante opere imperdibili. Che sia giunto il momento per le gallerie di aprire le casse che sarebbero da tener chiuse? O che sia un periodo nel quale anche i milionari preferiscono monetizzare? Rimarrò nel dubbio ma tolgo la foglia di fico e vi racconto cosa hanno visto le mie pupille quando mi si sono spalancate le grandi cataratte del mondo delle meraviglie.

Lucien Freud, de Kooning, Matisse, per iniziare. Del primo un olio su tela minuscolo, 16 per 22 cm, una Natura morta d’autunno, del 1951, viene letteralmente offerto dalla galleria Offer Waterman di Londra per una cifra a me ignota ma che sicuramente vale la poesia di quello che a me pare un crisantemo giallo sfogliato. E prendete pure con diffidenza la mia conoscenza botanica e fitologica ma fidatevi, se potete, della suggestiva lirica malinconica che quei petali mi hanno trasmesso e che, se solo potessi, avrei comprato. Di Willem de Kooning viene proposto un Untitled del 1958, un 78,1 per 63,2 cm incorniciato, con rapide spatolate blu, marroni, bianche e gialle, semplici e veloci ma che, chissà come, funzionano da matti. Di Matisse mi sono segnato almeno due opere: una Femme -per me fatale – à l’Ombrele Verte, del 1919, con scarpe nere, calze viola, su un terrazzo vista mare che è qualcosa di sensazionale, e una natura morta con vaso e limoni su sfondo scuro e tovaglia bianca con ricamo che io mi chiedo: come può qualcuno decidere di venderlo?


Continuo: Landau Fine Art propone tra un bel rosso e due azzuri L’homme et la femme creato tra gli anni venti e i trenta da Max Ernst, che ci porta in una dimensione giocosa e surrealista, mentre di Lucio Fontana, nello stand di Kamel Mennour, c’è un Concetto Spaziale del 1964 dorato e perforato, che sembra quasi magico. E poi ancora, qua e là, vedo una testa d’uomo di Jean-Michel Basquiat su sfondo bianco con angolo nero che credo sia il suo dipinto più elegante ma non per questo meno forte, e due figure incappucciate e grottesche di Philip Guston ferme sotto un tetto verde. Ma persino dei miei soliti artisti amati ci sono tre capolavori: una Composizione con biscotti e mostrine di Giorgio de Chirico, addirittura del ’16, che son quasi certo di aver visto quindici anni fa nel mercato secondario e che oggi costa il quadruplo, L’ombra che cambia nello studio di Jan Dibbets il 27 luglio del 1969 dalle 8.40 alle 14.10 pazientemente fotografata ogni 10 minuti e La Bottiglia di Marcel Broodthaers da Konrad Fisher, che costa 120 mila euro e riprende il suo mitico Voyage nel Mare del Nord, degli anni settanta, e così composta: un foglio di carta con il veliero stampato appeso alla parete e, a fianco, la bottiglia che dovrebbe contenerlo per poi essere abbandonata nel mare indicato. Sull’etichetta sono scritte a penna le condizioni immaginate per il viaggio: bel tempo, sole, calma, il cielo che cambia, oscurità, pioggia, tempesta. Ma la tempesta a Broodthaers sembrò un po’ troppo pericolosa, dunque, sempre a penna, decise poi di cancellarla. Ed ecco il mio “warning” per i collezionisti dai portafogli chiusi: tenete almeno gli occhi ben aperti.





