28 Settembre 2026 05:03

Bertozzi & Casoni a Genova è la cosa più incredibile che leggerete oggi

Bertozzi & Casoni – What’s the incredible thing you’ve done – installation view – cortesy ABC-ARTE e l’artista

Tutto ciò che conosciamo bene, ma fatto di ceramica. Bertozzi & Casoni e quell’incredibile modo di pensare la scultura.

“What’s the most incredible thing you’ve done?” si (ci, vi) chiedono da ABC-ARTE Bertozzi & Casoni, due eroi nel riprodurre con dovizia da manuale pezzi di realtà, peraltro utilizzando la ceramica, non proprio il più fresco dei medium su piazza. Piante, rifiuti misti, stracci, tutto cento per cento in ceramica. Ceramica ovunque e dove meno te l’aspetti. Tutto most incredible.

Scultura e oggettualità

In Bertozzi & Casoni c’è la tecnica. Tanta tecnica, legata alla capacità di riprodurre ogni oggetto con un’azione mimetica precisa: potrei raccogliere le barrette dimagranti buttate a terra nell’iconica Chicco house per addentarne una, tanto sono realisticamente riprodotte. Nell’ordine farei felice il mio dentista, mi terrei la fame e sarei confinato in un’improbabile Sant’Elena degli addetti di settore. Drammi minori a parte, l’errore vero sarebbe l’aver trattato con semplicistica oggettualità un elemento dalla funzione più complessa: tra scimmie ridanciane e consumismo alla portata di tutti, in Chicco house l’isteria cronica dell’essere umano moderno è servita su un tappeto, sintetico, di quelli per far giocare i bambini. Most incredible thing n.1: per Bertozzi & Casoni la scultura è un prodotto meno oggettuale – e più contemplativo – di quanto la sua perfezione mimetica lasci intendere.

Bertozzi & Casoni – What’s the incredible thing you’ve done – installation view – cortesy ABC-ARTE e l’artista

La certezza dell’incerto

«L’incredibile non è ciò che non conosciamo, ma ciò che improvvisamente smette di essere certo». Quotiamo le parole del curatore Alberto Mattia Martini per dire che di certo qui c’è solo il nostro sguardo, su pezzi di una realtà decontestualizzata e ricontestualizzata alla Bertozzi & Casoni. Facciamo l’esempio di Terra!: torri di batterie per auto (finte) lattine di metallo (non è metallo), bicchieri in plastica (non è plastica) e cassette della frutta anch’esse in plastica (che non è plastica), il tutto composto come un ammasso totemico. Come Colombo (siamo pure a Genova, vedi un po’) Bertozzi & Casoni hanno finalmente trovato il loro approdo; diversamente da Colombo, loro sanno già cosa li aspetta in loco, e quanto la loro Terra! il sistema identitario per una civiltà occidentale specchio di ciò che produce e consuma. Terra! siamo noi, in ognuno dei suoi oggetti assolutamente veri. Ma anche assolutamente falsi, rappresentazione realistica degli oggetti stessi. Con noi Giampaolo Bertozzi è stato diretto nell’affrancarsi dall’iperrealismo portando l’esempio della pittura, dove una perfetta rispondenza al reale sarà sempre e solo una visione dell’artista che l’ha creata. Le nostre quattro chiacchiere ce le siamo scambiate proprio davanti a Me, simulazione ceramica di rottami pressati «Che non vogliono citare né Arman né César», parte di una serie datata al 2011 e nata «In un periodo complesso», che in quella compressione cercava di «Mettere da parte il passato per dare spazio a nuove cose».

Bertozzi & Casoni – What’s the incredible thing you’ve done – installation view – cortesy ABC-ARTE e l’artista

Citazioni e fregature in Bertozzi & Casoni

Per la cronaca, Bertozzi ha detto che Arman per il loro studio comunque c’è passato. Ma poco conta: in una personale in cui ogni cosa è reale senza esserlo realmente, pure la citazione è una fregatura percettiva, una pratica che ha solo lasciato il suo Eden (la scrittura critica, se non è Eden quella) per buttarsi nella fossa dei leoni della vita vera. Perché vada come vada, il “rimando a” merita in ogni caso attenzione se si ha il polso di renderlo funzionale alla propria narrativa, e perché c’è un po’ di Spoerri in quei piatti sporchi post cocomerata su secchi di vernice e di Schifano in quel marchio “Esso” tornato al suo posto: su un barile di petrolio. Most incredible thing n.2: la scultura è immagine di un processo comunicativo prima che la materia di cui è composta, e un’immagine vale più di mille parole, sempre. Most incredible thing n.3: di parole ne abbiamo usate già troppe.