25 Settembre 2026 05:26

Nel 1906 due partenze e due destini. Modigliani e de Chirico

Paolo Levi immagina che Giorgio de Chirico e Amedeo Modigliani si siano incontrati al Café Flore
Paolo Levi immagina che Giorgio de Chirico e Amedeo Modigliani si siano incontrati al Café Flore
Il 1906 come data chiave per la storia dell’arte italiana. Modigliani lascia Livorno e raggiunge Parigi. De Chirico lascia la Grecia per Monaco di Baviera

Il 1906 rappresenta una data importante della storia dell’arte italiana. Nello stesso anno due giovani artisti destinati alla fama internazionale abbandonano il mondo della loro formazione giovanile. Amedeo Modigliani lascia Livorno e raggiunge Parigi. Giorgio de Chirico lascia invece la Grecia famigliare, passa dall’Italia e si dirige verso Monaco di Baviera. Entrambi hanno alle spalle una cultura mediterranea. Cercano una dimensione europea dell’arte.
Entrambi sentono insufficiente l’ambiente di origine. Le loro strade però divergono immediatamente.

Amedeo Modigliani sceglie Parigi, capitale delle avanguardie. Lì incontra la bohème, i caffè, Picasso, i poeti, gli scultori africani e il nuovo linguaggio moderno. Giorgio de Chirico sceglie Monaco, città severa e filosofica, dove scopre Böcklin, Klinger, Nietzsche e Schopenhauer; nasce così il nucleo ideologico della futura Pittura Metafisica. Parigi insegna ad Amedeo la libertà della forma. Monaco insegna a Giorgio il mistero dell’enigma. Uno cerca il volto umano. L’altro cerca il volto invisibile delle cose. Modigliani guarda gli uomini. De Chirico guarda le ombre. Modigliani costruisce una pittura della presenza. De Chirico costruisce una pittura dell’assenza.

 

Amedeo Modigliani così come lo avrebbe ritratto Giorgio de Chirico
Amedeo Modigliani così come lo avrebbe ritratto Giorgio de Chirico

Negli stessi anni si ritrovano nella stessa Parigi, ma le loro opere, anche se spazialmente parallele, si ignorano reciprocamente, stazionando le une e le altre agli antipodi della cultura pittorica. Frequentano ambienti talvolta vicini. Condividono alcuni mercanti e conoscenze, ma non risulta che fra di loro ci sia mai stato un rapporto personale. La differenza di età è modesta: Modigliani nasce nel 1884; de Chirico nel 1888. Le differenze psicologiche sono invece enormi: Modigliani è impulsivo e passionale, ama le notti in bianco, le discussioni accese e le bevande alcoliche, vivendo al limite delle proprie energie. De Chirico è riflessivo e teorico, predilige il ragionamento filosofico, osserva il mondo con superbo distacco, come se non ne facesse parte.

Partenze, approdi, destini paralleli

Parigi accoglie entrambi, ma in modo differente, dove Modigliani sarà l’innovatore del ritratto, e de Chirico il fondatore della Metafisica; le loro esistenze si manifestano e agiscono lungo percorsi ugualmente ardui, ma diretti verso approdi lontanissimi: nei dipinti del primo troviamo carne e sentimento; nei dipinti del secondo troviamo silenzio e attesa. Eppure, fra loro esiste un punto in comune: entrambi cercano ciò che si nasconde dietro le apparenze. Modigliani indaga nello sguardo dei suoi modelli; de Chirico percorre piazze deserte. Da una parte carne, pelle e sangue, dall’altra legno, pietra e stoffa.

Modigliani ignora persino l’esistenza di de Chirico, mentre il giudizio di de Chirico su Modigliani sarà, molti anni dopo, assai severo. Lo considererà sopravvalutato, ritenendo che sia stato il mercato francese a inventarne il mito – Modì e dunque Maudit, e dunque Maledetto; cosicché non vorrà o potrà riconoscerne il ruolo centrale nella rivoluzione artistica del Novecento.

 

Giorgio de Chirico così come lo avrebbe ritratto Amedeo Modigliani
Giorgio de Chirico così come lo avrebbe ritratto Amedeo Modigliani

Oggi gli storici vedono i due artisti come protagonisti complementari, poiché Modigliani racconta la poesia dell’uomo, mentre de Chirico comunica il mistero del mondo.

E infine, tutto ha avuto inizio in quel lontano 1906, anno di partenze, di approdi, di destini paralleli. Un anno che ha visto due giovani italiani mettersi in cammino verso la storia dell’arte internazionale, quella narrata dalle cronache pettegole sui record d’asta, sulle autentiche, sulle falsificazioni, e sulle conseguenti, inevitabili e grottesche vicende giudiziarie.