25 Settembre 2026 21:01

Di che vivono gli uomini? Il Teatro Oscar trasforma una domanda in una stagione

© Teatro Oscar | Teatro degli Angeli

In un tempo dominato dalla velocità, dalla tecnologia e da un flusso continuo di informazioni che rischia di appiattire il pensiero, il teatro torna a rivendicare il proprio ruolo di luogo privilegiato dell’ascolto e della riflessione.

È questa la sfida della stagione 2026/2027 del Teatro Oscar e del Teatro degli Angeli, presentata a Milano dalla direzione artistica composta da Gabriele Allevi, Luca Doninelli e Giacomo Poretti. Un cartellone che prende il titolo da una celebre domanda di Lev Tolstoj – Di che vivono gli uomini? – e che trasforma quell’interrogativo in un percorso artistico capace di attraversare i grandi temi dell’esistenza contemporanea.

La nuova stagione, l’ottava del Teatro Oscar e la terza del Teatro degli Angeli, arriva dopo un anno di risultati particolarmente significativi. Oltre 28 mila spettatori, più di 160 appuntamenti e una crescita consistente sia negli abbonamenti sia nella vendita dei biglietti testimoniano il consolidamento di un progetto culturale che negli ultimi anni ha saputo ritagliarsi un posto sempre più riconoscibile nel panorama teatrale milanese. Numeri che non vengono letti come un punto di arrivo, ma come la conferma che esiste un pubblico desideroso di ritrovare nel teatro uno spazio di confronto autentico.

Il programma 2026/2027 comprende 58 spettacoli, otto nuove produzioni e numerosi progetti speciali, distribuiti tra due sale che continuano a mantenere una propria identità precisa e complementare. Da una parte il Teatro Oscar, da anni punto di riferimento per la grande drammaturgia, i classici e gli interpreti più autorevoli della scena italiana; dall’altra il Teatro degli Angeli, nato nel 2024 come spazio dedicato alla sperimentazione, ai giovani artisti, all’inclusione e alla ricerca sui nuovi linguaggi teatrali.

L’idea che attraversa l’intera stagione è quella di un teatro inteso come esercizio di libertà. Nelle parole della direzione artistica, il pubblico è invitato a “uscire di casa, spegnere il telefono e dedicare alcune ore al silenzio e al pensiero”. Una dichiarazione d’intenti che assume un significato particolare in un momento storico attraversato da guerre, tensioni sociali e trasformazioni profonde del vivere collettivo.

© Teatro Oscar | Teatro degli Angeli

Ad aprire simbolicamente questo percorso sarà una delle principali novità della stagione: FOOLS – Il Festival del Giullare, in programma dal 5 all’11 ottobre. Evoluzione naturale del fortunato “Triduo del Giullare”, il festival amplia la riflessione sul linguaggio della comicità, proponendo una settimana di spettacoli, incontri e approfondimenti. L’idea è semplice quanto ambiziosa: la risata non come evasione, ma come strumento privilegiato per raccontare il presente e affrontarne le contraddizioni.

Il festival porterà sul palco alcuni dei protagonisti più popolari della comicità italiana, da Max Angioni a Katia Follesa, passando per Luca Ravenna, Mattia Stanga, Federico Basso, Carlo Amleto e i PanPers, senza dimenticare il nuovo Premio Garpez dedicato ai giovani comici under 35 e una serie di incontri dedicati alle radici culturali dell’umorismo, da Aristofane a Giovannino Guareschi.

Tra le novità più attese spicca anche il debutto alla regia teatrale di Giacomo Poretti con Bobby, spettacolo interpretato da Ippolita Baldini e Francesco Brandi. Attraverso il dialogo tra un uomo e il proprio alter ego rappresentato da un pupazzo, la pièce affronta con ironia il rapporto tra identità, verità e apparenza, muovendosi sul sottile confine tra comicità e malinconia.

La stagione del Teatro Oscar si distingue ancora una volta per la presenza di alcuni dei nomi più autorevoli del teatro italiano. Arianna Scommegna, Mario Perrotta, Tindaro Granata, Francesco Brandi, Oscar De Summa, Andrea Chiodi e la compagnia Le belle bandiere saranno protagonisti di una programmazione che alterna nuove produzioni, grandi testi della drammaturgia e riletture dei classici.

Tra gli spettacoli più significativi figura La morte e la fanciulla di Ariel Dorfman, affidata alla compagnia Le belle bandiere, mentre Mario Perrotta rende omaggio a Italo Calvino con Come una specie di vertigine. Arianna Scommegna porta invece in scena Resto qui, tratto dal romanzo di Marco Balzano, racconto intenso di una comunità costretta a confrontarsi con il tema della memoria e della perdita.

© Teatro Oscar | Teatro degli Angeli

Non manca un’importante riflessione sulla storia e sull’attualità. In occasione della Giornata della Memoria, Pino Petruzzelli propone Rom e sinti. L’olocausto dimenticato, spettacolo dedicato a una delle pagine meno conosciute dello sterminio nazista. A chiudere simbolicamente il cartellone sarà invece Santi Innocenti, tratto dall’opera di Charles Péguy e diretto da Andrea Chiodi, una meditazione sul dolore degli innocenti che dialoga inevitabilmente con le tragedie del presente.

Grande attenzione viene riservata anche ai progetti culturali che negli ultimi anni hanno contribuito a caratterizzare l’identità del Teatro Oscar. Torna Il Teatro della Mente, dedicato al rapporto tra teatro e psicologia; ritornano gli incontri de La Bibbia che non ti aspetti, curati da Luca Doninelli, e il percorso Che mito sei? ideato da Cristina Dell’Acqua. Debutta invece Il Romanzo di Milano, nuova rassegna costruita attorno all’opera di Alessandro Manzoni, che vedrà alternarsi interpreti del calibro di Sonia Bergamasco, Lino Guanciale, Franco Branciaroli e Massimo Popolizio.

Parallelamente, il Teatro degli Angeli conferma la propria vocazione di laboratorio dedicato ai linguaggi contemporanei. La stagione si apre con Faccia da cucchiaio di Lee Hall, affrontando il tema della disabilità attraverso una scrittura capace di unire ironia e commozione. Seguono produzioni che esplorano la memoria, la fragilità, il disagio e le trasformazioni sociali, dando spazio sia a giovani autori sia a compagnie già riconosciute per la loro ricerca artistica.

Tra gli appuntamenti più attesi figurano Shakespearology della compagnia Sotterraneo, Fare un fuoco con Luigi D’Elia, L’ostaggio della compagnia Fort Apache Cinema Teatro e il ritorno di Mai più Majorana, spettacolo dedicato alla misteriosa scomparsa del fisico Ettore Majorana.

Una delle caratteristiche distintive del Teatro degli Angeli continua a essere il progetto “Oltre le barriere”, realizzato insieme a Casa Teatro UMANA MENTE. La programmazione comprende infatti spettacoli che vedono protagonisti attori con fragilità e produzioni capaci di mettere al centro il tema dell’accessibilità, contribuendo a costruire un’idea di teatro realmente aperta e inclusiva.

© Teatro Oscar | Teatro degli Angeli

Proprio sul fronte delle nuove generazioni arriva un’altra importante novità: la nomina di Gianmarco Bizzarri come direttore artistico junior. Una figura ispirata a quella recentemente introdotta dal Ministero della Cultura per i Teatri Nazionali, che avrà il compito di affiancare la direzione artistica nello sviluppo di nuovi linguaggi e nella valorizzazione degli artisti emergenti. Nello stesso spirito nasce anche “Bottega Bonacina”, laboratorio permanente di scrittura teatrale destinato a giovani autori e autrici.

L’impressione complessiva è quella di una stagione che non cerca semplicemente di proporre spettacoli, ma di costruire un percorso culturale coerente. La domanda scelta come titolo – “Di che vivono gli uomini?” – diventa il filo rosso che attraversa comicità, classici, nuove drammaturgie, riflessioni bibliche, psicologia, memoria storica e teatro civile.

In un panorama culturale spesso orientato alla ricerca dell’evento o del nome di richiamo, il progetto del Teatro Oscar e del Teatro degli Angeli sembra invece puntare sulla costruzione di un’identità riconoscibile, nella quale il teatro continua a essere pensato come luogo di comunità, formazione e partecipazione.

La stagione 2026/2027 conferma così la volontà di mettere al centro non soltanto gli spettacoli, ma il pubblico stesso, chiamato a partecipare a un’esperienza condivisa che restituisce valore al tempo dell’ascolto e della riflessione. Perché, come suggerisce Tolstoj e come il cartellone milanese prova a raccontare, la risposta alla domanda su ciò che fa vivere gli uomini passa forse proprio dalla capacità di ritrovarsi insieme, davanti a un palcoscenico, per interrogare il presente attraverso le storie.

© Teatro Oscar | Teatro degli Angeli