
Una lettera aperta sui restauri di Villa Lante a Bagnaia, nel viterbese, riaccende il dibattito sugli interventi in uno dei più celebri giardini manieristi italiani
Una lettera aperta sui recenti restauri di Villa Lante a Bagnaia, nel comune di Viterbo, riaccende il dibattito sugli interventi in corso in uno dei più celebri giardini manieristi italiani. L’iniziativa porta la firma di Salvatore Enrico Anselmi, studioso e storico dell’arte specializzato nella conservazione dei beni culturali. Che ha reso pubbliche una serie di osservazioni e interrogativi rivolti agli enti che sovrintendono il progetto di restauro e ai soggetti incaricati dell’esecuzione dei lavori.
Villa Lante è interessata da un importante intervento di recupero avviato ufficialmente il 15 gennaio 2026. Il progetto, finanziato con circa 7 milioni di euro attraverso fondi del PNRR, comprende il restauro delle fontane, la riqualificazione delle aree verdi e la riattivazione dei giochi d’acqua. I lavori sono gestiti dalla Direzione regionale Musei Nazionali Lazio e sono stati affidati allo studio Feiffer & Raimondi.
Nella sua lettera aperta, Anselmi sostiene che alcuni aspetti dell’intervento meritino chiarimenti pubblici. Tra i passaggi più significativi del documento si legge: “Per quale ragione è stata praticata sulle superfici lapidee delle fontane e dei gruppi scultorei una pulitura talmente radicale da rimuovere la patina storica?”. E ancora: “Si è consapevoli che la rimozione della patina storica sarà causa di un’accelerazione del degrado?”.
Le osservazioni contenute nel testo rappresentano esclusivamente le valutazioni dell’autore della lettera e, al momento, non risultano risposte ufficiali da parte degli enti coinvolti sui punti specificamente sollevati.
Le dieci questioni sollevate
Nel documento, Anselmi sintetizza le proprie perplessità in dieci domande rivolte ai responsabili del progetto:
Le motivazioni che avrebbero portato a una pulitura ritenuta troppo invasiva delle superfici lapidee delle fontane e delle sculture.
I criteri metodologici adottati nella rimozione di muschi, licheni e altri agenti biologici, che secondo l’autore avrebbero comportato anche l’eliminazione della patina storica.
Le conseguenze estetiche e percettive degli interventi sulle sculture e sugli elementi architettonici del complesso.
I tempi necessari affinché il peperino restaurato recuperi un aspetto cromatico più vicino a quello storicamente consolidato.
Le modalità con cui verranno spiegate a studiosi e visitatori le scelte effettuate durante il restauro.
Le ragioni del mancato utilizzo di tecnologie considerate meno invasive, come alcuni sistemi di pulitura laser.
I possibili effetti della rimozione della patina sulla conservazione futura delle superfici lapidee.
Lo stato di alcune aree di servizio e di deposito presenti lungo il muraglione verso il barco, nonché la presenza di materiali e frammenti lapidei segnalati come abbandonati.
Le condizioni di alcuni infissi in prossimità della Fontana del Diluvio e le eventuali implicazioni per la sicurezza del sito.
Le finalità del nuovo impianto di illuminazione e l’eventuale estensione dell’orario di apertura della Villa nelle ore serali.
Un dibattito aperto
La lettera si inserisce nel più ampio confronto che spesso accompagna gli interventi di restauro su complessi monumentali di particolare valore storico e artistico. Le domande formulate da Anselmi puntano ad aprire un confronto pubblico sulle scelte tecniche adottate nel cantiere di Villa Lante.
Al momento, il documento assume la forma di una richiesta di chiarimenti rivolta alle istituzioni competenti e ai professionisti coinvolti nel progetto. Eventuali repliche o precisazioni da parte degli enti interessati potranno contribuire ad approfondire il dibattito sulle modalità di intervento adottate nel celebre complesso monumentale di Bagnaia.




