24 Settembre 2026 23:48

Il caos come forma dell’abitare. A Venezia, dentro una casa privata di Cannaregio

In 2.73 giorni. Abitare il caos. Helga Franza, Progressione e sviluppo di un eco – Quadrato nello spazio (2021–2023), dettaglio, giugno 2026, Venezia.
In 2.73 giorni. Abitare il caos. Helga Franza, Progressione e sviluppo di un eco – Quadrato nello spazio (2021–2023), dettaglio, giugno 2026, Venezia
Helga Franza, Stefano Graziani e Oscar Formacio Mendoza protagonisti a Venezia del secondo appuntamento del ciclo espositivo In 2.73 giorni

Si è appena concluso il secondo appuntamento di In 2.73 giorni, il ciclo espositivo veneziano ospitato in Casa 2.73 – appartamento privato nel sestiere di Cannaregio concepito dallo studio Bellinato Giacomazzi Architetti come prototipo di abitazione per il «residente resiliente». Dopo Abitare il desiderio, inaugurato nel mese di maggio in concomitanza con l’apertura della Biennale di Venezia, il progetto è proseguito con Abitare il caos (26-28 giugno 2026), mostra a cura di Susanna Ravelli e Francesco Perozzi che ha riunito le ricerche di Helga Franza, Stefano Graziani e Oscar Formacio Mendoza.

Il caos è assunto come condizione originaria dell’abitare: non già un’anomalia da ricondurre all’ordine, ma il campo di possibilità da cui ogni forma prende avvio. Prima di ogni progetto esiste infatti una molteplicità irriducibile di gesti, relazioni, usi e temporalità che rende lo spazio continuamente negoziabile. Abitare, nel suo significato più profondo, implica durata, trasformazione e reciproca modificazione tra corpi e luoghi; è un processo che si costituisce sempre a partire da ciò che sfugge alla pianificazione. In questo senso la dimensione domestica di Casa 2.73, con le sue proporzioni e i suoi ritmi quotidiani, intensifica la riflessione degli artisti, sottraendola alla neutralità del white cube e restituendola alla complessità dell’esperienza vissuta.

 

In 2.73 gIn 2.73 giorni. Abitare il caos. Helga Franza, Progressione e sviluppo di un eco – Triangolo nello spazio. Installation view, giugno 2026, Veneziaiorni. Abitare il caos. Helga Franza, Progressione e sviluppo di un eco – Triangolo nello spazio. Installation view, giugno 2026, Venezia
In 2.73 gIn 2.73 giorni. Abitare il caos. Helga Franza, Progressione e sviluppo di un eco – Triangolo nello spazio. Installation view, giugno 2026, Veneziaiorni. Abitare il caos. Helga Franza, Progressione e sviluppo di un eco – Triangolo nello spazio. Installation view, giugno 2026, Venezia

Le strutture filiformi di Helga Franza – Progressione e sviluppo di un eco – Triangolo nello spazio e Quadrato nello spazio (2021–2023) – affrontano il tema attraverso una grammatica essenziale fatta di tensioni, equilibri e sospensioni. Queste geometrie intuitive sembrano collocarsi in uno stato intermedio tra costruzione e dissoluzione: tracciano traiettorie senza edificare, rendendo visibili i campi di forza sottesi alla materia. Innestate nel cuore operativo della casa, queste opere trasformano le tensioni geometriche in metafora delle relazioni invisibili che sostengono ogni spazio abitato. L’immaginario offerto dalla matematica e dalla fisica teorica, caro all’artista, diviene una sorgente di intuizioni sensibili in cui il caos coincide con il principio stesso della generazione della forma.

 

In 2.73 giorni. Abitare il caos. Stefano Graziani, Appartamento di Yona Friedman (2004–2007), dettaglio dell'installazione, giugno 2026, Venezia
In 2.73 giorni. Abitare il caos. Stefano Graziani, Appartamento di Yona Friedman (2004–2007), dettaglio dell’installazione, giugno 2026, Venezia

Con la serie fotografica dedicata all’appartamento parigino dell’architetto e urbanista Yona Friedman, Stefano Graziani mette in dialogo Casa 2.73 con uno degli interni più emblematici del pensiero sull’abitare contemporaneo. La sua pratica tassonomica, costruita all’incrocio tra immagine e architettura e orientata agli archivi e agli spazi del pensiero più che all’evento, trova in questo lavoro una delle sue espressioni più compiute. I seimila libri, i plastici architettonici, gli oggetti raccolti nel corso di decenni, i disegni e i manufatti che popolavano l’abitazione di Boulevard Garibaldi compongono un ecosistema in cui archivio, memoria e progetto coincidono. Più volte accostato dalla critica al Merzbau di Kurt Schwitters e successivamente acquisito dal Centre national des arts plastiques francese, questo interno rappresenta il punto estremo di una pratica di conoscenza costruita attraverso l’accumulo. Presentate sul tavolo di una casa anziché sulla parete di una galleria, le fotografie instaurano un dialogo diretto tra due spazi domestici: due modi di abitare si osservano e si riconoscono reciprocamente.

 

In 2.73 giorni. Abitare il caos. Oscar Formacio Mendoza con Nina Fiocco (ERROR), Archipielago (2021), dettaglio dell'installazione, giugno 2026
In 2.73 giorni. Abitare il caos. Oscar Formacio Mendoza con Nina Fiocco (ERROR), Archipielago (2021), dettaglio dell’installazione, giugno 2026, Venezia

Con Oscar Formacio Mendoza il caos assume una dimensione storica e politica. Villa Colonial (2023) e Archipielago (2021, realizzato con Nina Fiocco come ERROR) prendono avvio dalla storia di San Andrés Cholula, città di fondazione indigena in cui si sono stratificati nel tempo differenti dispositivi di occupazione e cancellazione, dalla colonizzazione spagnola alla contemporanea urbanizzazione residenziale. Attraverso il concetto di historia circular, Formacio Mendoza legge il tempo come una successione di strati destinati a riattivarsi costantemente: il titolo Villa Colonial esplicita la continuità tra la traza coloniale e la suburbanizzazione contemporanea, riconoscendo nella medesima logica estrattiva ed espropriativa un processo lungo cinque secoli. Archipielago propone invece un modello alternativo fondato sulla piazza come spazio di ascolto e sulla comunità come arcipelago di soggettività autonome, capaci di relazionarsi senza dissolvere le proprie differenze. All’interno di una casa questi lavori producono una particolare intensità: la distruzione di uno spazio abitato viene osservata da un altro luogo dell’abitare, rendendo la dimensione politica immediatamente esperibile.

 

In 2.73 giorni. Abitare il caos. Yona Friedman, Points d'ironie n. 24 (2001). Courtesy Viaindustriæ. Installation view, giugno 2026
In 2.73 giorni. Abitare il caos. Yona Friedman, Points d’ironie n. 24 (2001). Courtesy Viaindustriæ. Installation view, giugno 2026, Venezia

A fianco di questi interventi, come in ciascun appuntamento della rassegna, è stata svelata un’opera segreta, offerta all’ospite-visitatore come dono. In questa occasione, due Punti d’ironia di Yona Friedman: fogli del suo giornale d’artista in cui l’architetto ha condensato, con la chiarezza pedagogica del fumetto, alcune controproposte urbanistiche coerenti con i principi dell’Architettura Mobile, teoria che ha trovato nel dispositivo della Ville Spatiale la sua espressione più compiuta. Una struttura urbana aperta, fondata sulla flessibilità e sull’autodeterminazione degli abitanti, liberi di riconfigurare il proprio spazio di vita all’interno della città. La loro presenza ha riportato al centro della casa l’intuizione che Friedman ha consegnato all’architettura del Novecento: ogni spazio autentico è l’istantanea di un processo in continua evoluzione. È quella stessa relazione tra forme dell’abitare e abitante – geometricamente sospesa, materialmente sedimentata, storicamente espropriata – che le tre ricerche in mostra hanno chiamato in causa, ciascuna secondo il proprio linguaggio.

Il progetto In 2.73 giorni – il cui titolo richiama il tempo di permanenza media dei visitatori nella città storica di Venezia – accompagna i mesi della Biennale senza sovrapporsi alle sue logiche espositive. Quattro aperture della durata di sessantacinque ore, ciascuna dedicata a un tema specifico, trasformano l’abitazione in un dispositivo di riflessione sull’esperienza dell’abitare contemporaneo. Il prossimo appuntamento è previsto per settembre, in concomitanza con la Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica.