
Lyles & King, la galleria newyorchese nota per la sua capacità di individuare nuovi talenti, chiude i battenti dopo undici anni di attività e 118 mostre
La galleria, fondata da Isaac Lyles nel maggio 2015, ha abbassato la serranda al termine delle sue ultime esposizioni: una personale di Jessie Makinson e una collettiva a tre con Cato Ouyang, Fernanda Galvão e Ren Light Pan.
In una email inviata alla sua mailing list, Lyles ha scritto: “È con profonda gratitudine e un pizzico di tristezza che annuncio la chiusura di Lyles & King dopo undici anni e 118 mostre. Ho fondato Lyles & King nel maggio 2015 con la convinzione dell’importanza di vivere le mostre in un mondo sempre più mediato. Credevo allora, come credo oggi, nella capacità dell’arte di interrogarci sulla nostra umanità: sui nostri corpi, sulle nostre relazioni, sulle soggettività diverse dalla nostra. Credo che oggi più che mai abbiamo bisogno di questa connessione.”
Il roster della galleria includeva artisti come Grzeszykowska, Schor, Jo-ey Tang & Thomas Fougeirol, Kathy Ruttenberg e Lily Wong. Diversi artisti avevano esposto da Lyles & King prima di essere selezionati per manifestazioni internazionali di rilievo: Grzeszykowska alla Biennale di Venezia del 2022, Shala Miller alla Carnegie International del 2026 e Kiyan Williams alla Whitney Biennale del 2024. Aaron Gilbert, che aveva esposto per la prima volta in galleria nel 2019, è oggi rappresentato da Gladstone Gallery.
Negli ultimi anni la galleria ha ospitato mostre personali di Natalie Frank, Julia Thompson, Kiyan Williams, Lily Wong, Ren Light Pan, Daniela Paz Gomez, Shala Miller e Ophelia Arc. Ha inoltre organizzato diverse mostre collettive, tra cui “In Praise of Shadows”, a cura di Ebony L. Haynes, e “The Skin I Live In”, a cura di Geena Brown.
Lo scorso ottobre la galleria aveva presentato una “10th Anniversary Exhibition” con artisti che avevano esposto negli anni. In quell’occasione Lyles aveva dichiarato all’Observer: “C’è una nuova energia e vitalità difficile da descrivere, che credo derivi da un periodo di profonda riflessione, soprattutto attraverso questa mostra.” Per, ora, però, la mail conclusiva parla di “Prossime condivisioni”, forse per ritrovare quel modo di “mediare” dell’arte.





