
Poste San Marino si è fatta promotrice, attraverso un’apposita emissione, di ricordare quello che sul Titano è considerato l’ultimo grande scalpellino: Aldo Volpini
A San Marino la professione (o l’arte?) dello scalpellino costituisce un richiamo forte e diretto alla figura del suo fondatore, Marino, appunto, che fuggito da Arbe riparò sulle vette del Titano. Ancora adesso questo richiamo forte e diretto alla figura del Santo Fondatore viene tradotto in attività professionale garantita dall’Azienda autonoma di Stato per i lavori pubblici attraverso periodici corsi di formazione per scalpellini e restauratori della pietra.
Non stupisce, quindi, se Poste San Marino si è fatta promotrice, attraverso un’apposita emissione, di ricordare quello che sul Titano, e non solo, è considerato l’ultimo grande scalpellino: Aldo Volpini. E lo ha fatto attraverso un francobollo da 2,55 euro, corrispondete al costo di una lettera per le Americhe ed alcuni paesi dell’Africa e dell’Asia. Riunito in piccoli fogli, ognuno dei quali contiene quattro esemplari, il dentello è parzialmente stampato con la tecnica dell’embossing, che consente di realizzare in rilievo alcuni dettagli dell’opera raffigurata, in particolare la figura del Santo e dell’orso, conferendo in tal modo alla carta valore postale una forte dimensione materica ed emozionale.
L’insieme è completato, sulla sinistra, da una stringata biografia del commemorato, una sua fotografia al lavoro nonché un Qr code con un video che ripercorre la vita e l’opera del talentuoso scalpellino. Che il nipote, lo storico sammarinese Walter Casali, così ricorda. “Uomo alto e corpulento, non a caso chiamato affettuosamente Ciccio dagli amici, viveva in una casa in Contrada delle Mura che, quando ero giovane, rievoco immensa e tetra, piena delle opere da lui realizzate, più simile a un museo che a un’abitazione; le chiacchiere sulla fotografia, di cui mi sapeva appassionato, e su San Marino, altra passione comune; l’ammirazione per un uomo dalla cui maestria uscivano miracolosamente manufatti che anche io avrei voluto saper creare, se ne avessi avuto le competenze, me lo rendono ancora molto presente”.

Nei miseri anni ‘50 aveva dovuto adattarsi a svolgere tale attività perché il lavoro per gli scalpellini, categoria di cui era valente rappresentante, era divenuto molto scarso rispetto all’epoca fascista, quando le tante infrastrutture edificate nel paese, con lo scopo di renderlo turisticamente più allettante, l’avevano invece reso abbondante. “Gli scalpellini erano stati così posti di fronte a due possibilità: emigrare, come ha scelto di fare mio padre, scalpellino pure lui, amicissimo di Aldo fin da bambino, o intraprendere altre occupazioni in loco, opzione preferita da mio zio”.
Gli anni ’40 e ’50, periodo di guerra fredda nel mondo, sono stati per San Marino particolarmente disagiati a causa della situazione politica in cui permaneva. Era l’unico Stato occidentale, infatti, ad essere retto da un governo social-comunista, amministrazione assai sgradita all’Italia e agli Stati che, dopo la fine della guerra, la tenevano sotto controllo. La crisi economica di quel momento storico, da cui i Sammarinesi non riuscivano ad uscire, ne fu una diretta conseguenza, e la generazione di Volpini ha dovuto purtroppo assaggiare tutta la sua durezza nonché la precarietà esistenziale a cui dava origine. In una cava di pietra bisognava maturare in fretta, insomma, e sapersi guadagnare il rispetto dei veterani con abnegazione e tangibile perizia.
“Aldo voleva però fare proprio quella professione, vi era portato, gli piaceva. Non era solo un lavoro tra i tanti che avrebbe potuto imparare a svolgere, perché la sua naturale creatività trovava il giusto sfogo nella cava di pietra, la sua realizzazione più appropriata. La creatività non sempre però viene considerata una dote, in particolare nei giovani: spesso origina invidia, anche se poi nel tempo è quasi sempre destinata a suscitare ammirazione. Non a caso il secondo maestro di Volpini, colui che ne fu il vero mentore, Romeo Balsimelli, gli rimproverava di essere troppo estroso, addirittura ‘presuntuoso’, mentre avrebbe dovuto limitarsi a eseguire i progetti affidatigli senza rimaneggiarli con interpretazioni personali”.
Ad un certo punto si mise ad inseguire anche un grande sogno: scolpire una storia di San Marino di dimensioni gigantesche sull’enorme parete liscia presente in fondo alla Cava degli Umbri, l’attuale parcheggio 7. L’idea prevedeva che sulla superficie di centinaia di metri quadrati della parete in questione dovesse essere scolpita una grandiosa immagine di San Marino, contornata da ulteriori sei quadri, che dovevano illustrare le fasi più salienti della vita del santo, ricavate sempre dalla leggenda medievale. Sarebbe stata alla fine un’opera monumentale, visibile da grande distanza.
Non se ne fece nulla. Amareggiato e sconfortato nel 1976, all’interno della sua casa-museo, ai piedi del quadro in cui aveva ritratto la madre, si tolse la vita. Ora il ricordo della sua opera con questo francobollo proposto in formato minifoglio che Gian Luigi Amici, direttore generale delle Poste azzurre, ha presentato ai Capitani Reggenti, di fatto i Capi di Stato della Repubblica più antica del mondo, Alice Mina e Vladimiro Sella, sottolineando nel contempo come Aldo Volpini con “il suo talento e la sua sensibilità, ha saputo esprimere l’anima più autentica della Repubblica di San Marino, trasmettendo attraverso le sue opere il profondo amore per la propria terra”.

Progettato nel 1961, e realizzata nell’anno seguente per conto della Cassa di Risparmio della Repubblica e ora trasformato in carta valore postale il bassorilievo intitolato “La costruzione del Tempio”, o “San Marino intento alla costruzione del Tempio”, è collocata nella sede della Cassa di Risparmio all’ingresso della contrada Omerelli, sotto l’arco che collega Piazzetta del Titano con medesima Contrada.





